P. Dario Dozio:"Nel caos della Costa d'Avorio"

doz 1Carissimi,

è da un po’ che non vi scrivo. Anche la tradizionale letterina di Natale questa volta è saltata. Spero mi perdonerete: decisamente gli avvenimenti di questi ultimi mesi si sono susseguiti in maniera sempre più confusa e preoccupante! Ogni volta, ho sperato che la situazione del paese potesse migliorare e aspettavo l’occasione per mandarvi qualche buona notizia. Invece più il tempo passa e più la vita in Costa d’Avorio diventa caotica!

Mentre scrivo, si sente sparare. Le scuole, i negozi, le banche... tutto è chiuso. Alcuni quartieri della capitale si sono completamente svuotati. La gente è scappata per cercare rifugio, chi nelle parrocchie, chi da qualche parente o conoscente fuori città. Anche il seminario ha chiuso le porte e mandato a casa gli studenti.

I nostri seminaristi SMA si sono rifugiati nel vicino Ghana, dove abbiamo diverse case SMA. Il quartiere dove abito (Abobo-Doumé) per fortuna è un po’ fuori mano e ai bordi della laguna Ebrié, così da noi finora è abbastanza tranquillo; solo ogni tanto si sentono raffiche di mitraglia e, in lontananza, colpi di arma da fuoco pesante.

doz 2Le strade però sono controllate: ogni 500 metri c’è uno sbarramento di tronchi d’albero e gruppi di giovani con la faccia pitturata di carbone, foglie infilate nei capelli e in mano bastoni chiodati o machete. Sono i “giovani patrioti”, che bloccano le macchine e frugano i passanti, alla ricerca di armi o altro materiale sospetto.

In questi giorni è meglio starsene tranquilli, chiusi in casa. Con me c’è anche p. Lorenzo Rapetti e p. Kouassi Paulin. Ora abbiamo molto più tempo per parlare tra noi, leggere un po’ e anche pregare. Ma è impossibile seguire i programmi previsti e tutte le riunioni coi confratelli sono state annullate.

Se proprio devo recarmi da qualche parte (e ho dovuto uscire in città quasi ogni giorno) mi tocca armarmi di santa pazienza: a ogni posto di blocco scendere dalla macchina, aprire il cofano e lasciarmi frugare dappertutto. Naturalmente, quando vedono un bianco, corrono tutti e cominciano a gridare e insultare l’ONU e i francesi (...li accusano di fornire le armi alla ribellione!)

Allora è così bello poter dire che sono italiano al 100 %, e prete cattolico. I preti li rispettano ancora. Così quando devo andare da qualche parte, mi metto la veste bianca, una vistosa croce pettorale e sfodero il sorriso più papale che conosco. Fin ora ha sempre funzionato. Anzi, dopo la perquisizione, mi chiedono anche una benedizione e qualche preghiera.

doz 3Voilà le miserie in cui ci troviamo. Non so quale soluzione i nostri politici, che sono all’origine di questo caos, potranno trovare per uscirne al più presto. Da una settimana tutto il nord del paese è senza corrente e acqua potabile. Corre voce che tra poco comincerà a scarseggiare anche la benzina, il pane e le medicine.

Le radio e televisioni estere sono state oscurate. Soppressi i giornali dell’opposizione. Le uniche notizie trasmesse dalla televisione ivoriana sono quelle fedeli alla “Voce del Padrone”. Mi dicono che anche i telefoni e le mail sono sotto controllo...

Tutto è molto preoccupante e fa pensare a un inizio di guerra civile... il che sarebbe un disastro per la Costa d’Avorio e i paesi vicini!

Mi affido alle vostre preghiere.

P. Dario Dozio

Abidjan, 5-03-2011


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