Dona e non ti preoccupare di nulla (5)

Di avventure ne ho vissute molte... ricordo con molta simpatia la settimana trascorsa con Suor Silvia nella foresta. Eravamo partite per vivere un’esperienza di evangelizzazione nella comunità di Possa Onda.

Una famiglia ci aveva prestato la sua casa di canne di bambù, una palafitta che per salire usavi una scala che aveva i pioli lontanissimi... mamma mia all’inizio ho rischiato più volte di fare un volo.

L’acqua la prendevamo dal pozzo nel giardino e la candela era la nostra compagna quando calava il sole e nulla si vedeva intorno a noi. C’era anche il bagno... ovviamente tipo quello dei nostri nonni di campagna senza acqua... ma la fortuna per me era già di non dover uscire di notte se mi scappava la pipì, non sapendo nel buio chi e cosa avrei potuto incontrare.

La camera da letto era grandissima, io e suor Silvia abbiamo dormito nella stessa stanza in due grandissimi letti di ferro. Non c’erano le zanzariere… sigh… ed io avendo un po’ paura degli scarafaggi e dei topi, e così di notte anche se faceva molto caldo, mi chiudevo sotto il lenzuolo in modo quasi ermetico così non davo possibilità alle “belve” di attaccarmi.

A dir il vero ho passato così solo le prime due notti, non ho mai dormito per la paura e il caldo. Poi mi sono detta... va bene lo stesso... amiamo anche le belve, fa troppo caldo, si dorme libereeeee!!

Al mattino aprivo la finestra e vedevo solo palme, palme e palme ancora. Un verde pieno di vita, un sole caldo che fin dall’alba ti dimostrava la sua bellezza e potenza.

Anche in questa comunità ho toccato con mano il dono gratuito delle persone che non ci conoscevano. Uomini e donne che hanno aperto la loro casa, il loro cuore e che hanno condiviso con noi il loro cibo ogni giorno. Noi non avevamo portato nulla. I vestiti e niente più.

Sentivo il cuore pieno di gratitudine per quello che mi stavano insegnando: DONA E NON TI PREOCCUPARE DI NULLA, DIO TI SARA’ VICINO.

Un pomeriggio dopo una lunghissima camminata siamo arrivate in una famiglia che ci ha offerto un bicchiere di latte. Buonissimo!! Peccato che metà bicchiere era di latte e l’altra metà era di panna.

Vi dico solo che io in Italia passavo il latte con il colino perchè il velo di panna che si formava nella tazza mi faceva venire i conati di vomito. Lì cosa feci? Chiusi i denti e cercai di filtrare un po’ la parte solida da quella liquida e poi alla fine chiusi gl’occhi e bevvi tutto. Quante “fisime” mi sono passate dopo quest’avventura, credetemi!!

Vi racconto l’ultima e poi cambio argomento altrimenti vi annoio: un’altra famiglia ci offrì un bicchiere di jugo de naranja, succo d’arancia fatto da loro. Buonissimo, anzi buonissime anche la cinquantina di formiche che mi sono pappata. All’inizio facevo ruotare il bicchere per far attaccare le formiche alla parete del contenitore di vetro e così berne il meno possibile e poi... bando alle ciance e mi sono fatta una bella bevuta.

Dopo alcuni giorni, le famiglie venendo a conoscenza che ero infermiera, iniziarono a chiedermi se potevo insegnare loro delle basi di pronto soccorso. Così preparandomi un po’ con teoria e materiali ho tenuto delle lezioni su temi che loro stessi mi avevano richiesto: cosa fare in caso di morso di serpente, amputazione di un arto, fratture, rimedi casalinghi per disidratazione, febbre e diarrea, e poi spazio alle domande ed esigenze che sorgevano spontanee.

L’ultimo giorno che trascorrevo nella foresta una famiglia di catechisti mi fece una sorpresa: mi portarono a cavalcare nella foresta, volevano farmi conoscere la bellezza della loro terra, che io comunque già amavo moltissimo. Mamma mia ricordo con un po’ di brividi il galoppo che ho fatto per una strada nei campi, mi dissi solo “speriamo di non farmi troppo male se cado!”.

Rientrati dalla cavalcata mi offrirono di fare la doccia. “Si, grazie”, dissi io. Poi riflettei: doccia? Vestiti puliti? Ops....bhè… ho fatto la mia prima doccia a cielo aperto, 4 pali, una tenda, un tubo dell’acqua dall’alto, e il cuore pieno di meraviglia per capire quanto poco basta nella vita, e di quante cose invece mi riempivo la mente e il cuore.

Poi mi regalarono un paio di pantaloni e una maglietta. Ma vi rendete conto? Loro, i cosiddetti poveri, hanno regalato a me qualcosa, non ci potevo credere.

Grazie comunità di Possa Onda, sarete per sempre nel mio cuore.

Al prossimo racconto... ormai è ora di rientrare in Italia.

Marta

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