Pasqua alla Maison d’arrêt di Kollo

carceratiViene da Monrovia, dal quartiere Sinkor, dove anch’io ho vissuto un paio d’anni. La sua guerra adesso si combatte in carcere, nella “Maison d’arrêt” di Kollo. Fanno circa 30 kilometri da Niamey e oggi è Pasqua anche in Niger.

Tra la foschia che la sabbia si diverte a dipingere tra le case e gli alberi sparsi e increduli della savana che accerchia la capitale e gli animali in ricerca permanente di cibo. Abbiamo conversato di Liberia nel cortile del carcere come ci fossimo lasciati l’altro giorno senza mai essersi incontrati prima.

La prigione di Kollo è per crimini più consistenti. Tra detenuti in attesa di giudizio e quelli giudicati fanno circa 400 persone. James da Monrovia cercava di raggiungere la Libia e si è fermato molto prima. Uscirà ad agosto e pensa di tornare in Liberia dalla figlia che ha ormai 10 anni. Non c’è abbastanza cibo e manca spesso l’acqua. Si è separato dalla moglie, diceva con una voce complice.

Dal carcere di Marassi a Kollo ci sono una trentina di kilometri se non contiamo il Mediterraneo, l’Africa del Nord e il deserto. Un gruppo di detenuti che le magliette più svariate rendeva ancora più simile ad una compagnia dell’arte messa insieme per casualità.

Hanno regalato al vescovo andato per la Pasqua un’Africa intagliata e attraversata da una croce verde. E insieme un cesto intrecciato con corde solo apparentemente vuoto. Era invece in attesa di farsi riempire di dignità.

Abbiamo parlato di Monrovia e delle strade che la attraversano e della guerra che la pace ha cercato di imbrogliare. Ci saranno le elezioni presidenziali in Liberia.

Le stesse che il deposto presidente del Niger ha fatto imbrogliare cambiando la Costituzione per farsi rieleggere per la terza volta. La società civile è insorta. Il colpo di stato militare che lo ha destituito ha portato ad un’altra Costituzione e condotto a nuove elezioni presidenziali.

Il Presidente deposto, invece, è in carcere a Kollo. In una cella diversa e climatizzata. In attesa di essere anche lui processato per l’accusa di corruzione e arricchimento indebito. Mamadou Kandja può ricevere visite e medita sul tempo passato che si attorciglia alla polvere del presente.

Una “Maison d’arrêt”, casa di arresto, in mezzo alla savana con un presidente deposto e l’amico liberiano che arriva da Monrovia e avrebbe voluto andare il Libia e poi raggiungere l’Europa come hanno fatto tanti prima di lui.

Gli ho detto che a Marassi c’è un carcere con la stessa identica polvere di sabbia alla finestre e tra le sbarre. Che gli converrebbe ora tornare al Paese per vedere come si è vestita la pace che avevo lasciata qualche hanno fa partendo da Monrovia, di nascosto, per non destare sospetto.

Pasqua tra polvere di stelle e di sabbia. Il sole si è rintanato dietro la bandiera del Niger e per pudore ha scelto di aspettare domani per passeggiare lungo le strade. Anche qui è un giorno di festa. Il lunedì di Pasqua in Niger non si lavora e si è pagati lo stesso.

Allora tanto vale profittare della circostanza per chiedersi dove stanno le altre prigioni e i detenuti per buona parte stranieri. La morte, diceva uno dei canti pensando di fare bella figura, è stata messa in prigione. Non è vero, dicevo. In carcere si trovano solamente gli amanti della libertà.

P. Mauro Armanino

Niamey, Niger
29 aprile 2011

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