“Con il corpo in Italia, e con il cuore ancora in Ecuador” (6)

Dopo un anno vissuto con la comunità di Portoviejo ero sicura che il buon Capo Lassù non mi stava chiamando alla vita religiosa, ma mi apriva la strada verso Alberto... ormai dopo così tanti mesi di lontananza, in cui la comunione dei cuori era il nostro asso nella manica, era giunto il momento di rivedersi.

All’epoca vi faccio memoria che non si usava internet come ora, e che non esistevano molte tessere internazionali, quindi mi sentivo con i miei genitori ed Alberto una volta al mese, solitamente la domenica mattina.

A settembre Alberto, insieme alla nostra carissima amica Cia, è venuto a conoscere il mondo che mi ha incantata per un anno.

È stato fondamentale questo passaggio di Alberto in Ecuador, perchè lui ha fatto da ponte tra il mondo a cui ero sempre appartenuta, l’Italia, e la nuova Marta che si era plasmata con un anno in missione. Le due persone non erano più le stesse e me ne sono resa conto al rientro: il 14 ottobre 1997.

Ricordo ancora la nebbia lungo il tragitto per tornare a casa, a Chiesanuova, i colori della città erano spenti, il sole era debole, le gente correva, ed erano tutti vestiti di color grigio. Mamma mia che tristezza invadeva il mio cuore. La gioia di riabbracciare i miei genitori non era compensata da ciò che mi circondava.

Giorno dopo giorno la tristezza mi era sempre più intima compagna, non uscivo di casa, il senso di solitudine mi devastava. Certo avevo provato ad uscire: ricordo che ero andata all’Intespar a comprare del tonno.

Sono entrata nel supermercato e sono stata invasa da una miriadi di scaffali colmi di cibo. Sono scappa di corsa a casa piangendo.

Nel frattempo comunque mi ero travata un lavoro, a dir il vero molti. Praticamente ne cambiavo uno ogni tre mesi da quando ero rientrata, per farmi il maggior numero di esperienze, allo scopo di capire qual’era la mia strada, se lavorare con i malati di aids, con gli anziani, i bambini disabili, i tossicodipendenti, mah....

Ad agosto dell’anno successivo ero a Caorle con i bambini del villaggio Sant’Antonio, era sera, ero seduta sola su una roccia, contemplavo il mare amico mio, e pensavo al mio oceano a Portoviejo e piangevo e piangevo e piangevo, e mi chiedevo: “Dio, fammi capire dove devo vivere, se in Italia o in Ecuador. Io non ne posso più!!! Non ne posso più di vivere con il cuore in Ecuador e il corpo in Italia. O qui o lì, per sempre.”

Da quella chiacchierata con il paziente Capo è nato dentro al mio cuore il desiderio di andare a Taizé. Non so perchè mi fosse venuto in mente, ma sentivo che se Qualcuno mi aveva ispirato tale idea, un motivo doveva esserci: dovevo partire con quella destinazione.

Detto fatto. Finita la stagione al mare con i bambini ho preparato il mio amico zaino, sacco a pelo e ho preso il treno per Taizé in Francia. Cosa o chi mi aspettasse lì non ne avevo la più pallida idea.

A Taizé si respira aria di mondo. Cosa vuol dire... i confini della terra non esistono, è un luogo neutro dove tutti parlano con tutti, dove tutti si possono conoscere, dove Dio ti cerca e ti trova.

Ero in chiesa verso le 11 di sera, con me centinaia di giovani.
Ero seduta per terra, scalza, luci soffuse, canti a canone e pezzi del vangelo letti qua e là in tutte le lingue, e di nuovo canti, letture... silenzio... ero immersa nel mio vuoto in cui mi chiedevo sempre la stessa cosa: “ dove dovevo andare e cosa dovevo fare della mia vita”.

In quel momento, lo ricordo come fosse accaduto ieri, il lettore legge in italiano: “NON TI PREOCCUPARE, SEI SULLA STRADA GIUSTA” o cielo... lo sta dicendo a me, mi stai confermando che sono in Italia con Alberto, con la mia famiglia, nella mia parrocchia??

La risposta era SI.... e poi iniziò il canto nada te turbe nada te espante solo Dios basta.

Dio non mi ha detto: rimani in Italia chiaro e tondo... ma la pace del cuore che ho sentito quando ho messo insieme i pezzi della mia vita e mi sono detta SI PER L’ITALIA, sono stata sicura che il Capo mi aveva portato a quella risposta.

Sono rientrata a casa dai miei felice, serena e finalmente con CORPO e MENTE insieme. La mia strada, la mia comunità non era più a Portoviejo ma era quella ce Chiesanuova, e c’era bisogno di me anche qui!!

Alla prossima puntata...

Marta

6a puntata - continua...

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