Dichiarazione d'amore in tempo di crisi

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Le giovani coppie di sposi, ma anche i coniugi che hanno venti, trenta, quarant’anni di matrimonio, si ricordano tutti di quel giorno in cui, per la prima volta, con emozione, si sono confidati il loro amore.
Ebbene: Natale è Dio che fa la sua dichiarazione d’amore all’umanità, con delicatezza e discrezione. A Betlemme, umile villaggio della Giudea, Dio prende il volto e la semplicità di un bambino.
Questo amore di Dio, questo dono che egli ci fa della sua vita, ci riguarda tutti, nessuno escluso.
Eppure mi domando se la gioia di questo dono emerge ancora dal profondo dei nostri cuori; mi domando se essa varca i limiti delle nostre case, delle nostre chiese, dei nostri luoghi di lavoro o di studio, per diffondersi nel mondo.
A Natale nessuno dovrebbe più riconoscerci, talmente le nostre vite sono rinnovate, trasfigurate...
“Belle parole - pensa qualcuno - ma che non hanno nulla a che vedere con la dura realtà del nostro vivere in questo tempo di crisi mondiale!”
“Io - dice un altro - ho perso il lavoro; come faccio a portare avanti la mia famiglia?”
“Io - dice un terzo - sono sfiduciato perché, pur avendo terminato gli studi, non ho prospettive di lavoro!”
Altri ancora potrebbero aggiungere: “Guarda alle migliaia di bambini, di giovani, di adulti che muoiono nel mondo a causa della fame, della guerra, dell’egoismo!”.
È vero: in certi momenti particolari della nostra storia personale, in certi periodi di prova nella nostra vita di famiglia, in certi tempi di incertezza per l’avvenire del nostro paese e del mondo intero, è difficile sentir parlare, senza reagire, della gioia di Natale. Ma è proprio nel cuore della notte, del buio, che nasce lentamente, senza tanto rumore, il mattino del Natale.
Natale è sempre all’uscita del tunnel. È la luce al termine di una lunga strada. È Dio che ancora oggi si avvicina a ciascuno di noi, discretamente. Lui solo, il Signore, potrebbe dirci tutti gli sforzi di uomini e donne che si impegnano per la costruzione di un mondo più giusto e fraterno. Anche fra tante delusioni, la presenza di queste persone basta per rianimare la nostra speranza e farci comprendere che, nonostante tutto, Gesù continua a nascere in ogni istante in mezzo a noi.
La nostra fede in lui è capace di avere la meglio sul male, la sofferenza, la morte e può trasformare la nostra vita, il nostro mondo. Ma bisogna, da parte nostra, rinascere con Gesù, liberarci dalle nostre meschinità, sollevarci dalla nostra mediocrità, reagire alla mentalità corrente e aprirci alle sorprese di Dio, alla novità che Dio vuole costruire nella nostra vita: “Ecco, io faccio una cosa nuova; proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43, 19).
In un mondo in cui la legge della giungla, la legge del più forte, sembra avere il sopravvento, non saremo degli ingenui, dei poveri illusi, ma persone che non cedono alla rassegnazione e non si danno per sconfitte.
E il Natale non finirà col calar della sera, non passerà come tante altre feste, trascorse le quali tutto torna come prima. Lascerà una traccia profonda in noi e intorno a noi. Sarà l’inizio di una vita nuova, una vita debordante di significato, una vita che ha sapore e che vale la pena di essere vissuta.
P. Giovanni Benetti

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