Minestra riscaldata… o…giovinezza perenne !?!?

rapetti mod 500Da qualche tempo, nel mio Istituto, (ma ho notato che il fenomeno esiste anche fuori della SMA ed in ambienti non specificamente missionari) sono state richiamate in servizio attivo, in Italia come in Africa, alcuni confratelli più o meno settantenni, che sembravano orami definitivamente avviati al viale del tramonto e votati ad un meritato e sereno pensionamento…Così anche il sottoscritto (classe 1939) da tre anni ha avuto la gioia di ritrovare l’Africa come economo nel consorzio teologico “Centre de Fornation Missionnaire d’Abidjan” che prepara al baccellierato in teologia oltre un centinaio di religiosi, religiose e laici; recentemente altri due confratelli monregalesi sono ritornati qui, in Costa d’Avorio per un servizio tutt’altro che da pensionato: P Eugenio Basso Superiore del Convitto teologico della SMA ad Anyama–Ebimpé e P. Gianpiero Rulfi “hôtelier” (incaricato dell’accoglienza e manutenzione) della Casa Regionale ad Abidjan, punto di incrocio di tutte le attività SMA in Costa d’Avorio. In questi giorni di fervore legato alla Giornata Missionaria Mondiale, forzatamente tenuto in disparte (tempo per me di bilanci e di preventivi …) dalle festose celebrazioni missionarie delle parrocchie, cerco di riflettere sullo spirito e sull’impegno missionario e mi interrogo sulla validità e la durata del mio servizio alla Missione…Si tratta di “riciclaggio” di materiale ricuperabile (rottamazione eccellente… come ho detto in passato) oppure i missionari hanno scoperto l’elisir della giovinezza perenne ? Per semplificare: minestra riscaldata o giovinezza perenne nell’impegno missionario…???
Senza scomodare il facile riferimento al vino che “migliora invecchiando”, sono convinto che la minestra “fresca” appena preparata e servita fumante sulle tavole che se la possono permettere, ha un sapore unico e insostituibile (altro che fast-food!), ma so anche che alla sera, la minestra riscaldata ha un sapore particolare, tutt’altro che trascurabile e che il fatto di avere passato alcune ora in attesa di essere ancora servita e consumata, l’ha per così dire bonificata, caricandola di attesa e arricchendola di nuove sfumature e sapori inediti… Così il mondo del servizio alla missione, come molte altre realtà ecclesiali, non può più contare sull’apporto di forze vive di provenienza tradizionale e deve fare appello alle nuove leve provenienti da nuovi territori, magari frutto dell’impegno missionario del passato e dell’apertura che esso comporta, ma è anche vero che l’esperienza rimane indispensabile e si acquisisce solo con la pratica del servizio e viene solo con i passare degli anni…
Così se la SMA può oggi contare sulle nuove leve provenienti dai paesi africani evangelizzati da oltre 150 anni ( i confratelli africani sono ormai oltre duecento ) è un fatto che le nuove équipes piene di dinamismo e di slancio possono essere arricchite dalla presenza di qualche “senior” (qui si dice chiaramente ”vecchio” senza nessuna connotazione negativa) che porta il contributo della sua esperienza che deve assumere il volto della pazienza, dell’ascolto, dell’accettazione, dell’umiltà e della fedeltà. Insomma sulle nuove tavole imbandite della Missione del terzo millennio i piatti principali sono certo a base di manioca, di igname, di riso o futù di banana, ma anche la minestra riscaldata ci sta bene…soprattutto alla sera quando si sente maggiormente il “pondus diei et aestus.” Perché un veicolo sia efficiente ci vuole un buon apparato motore che trascini in avanti , ma anche il…freno è indispensabile per “moderare la velocità” e evitare pericoli…
Rimane poi vero che l’impegno missionario non è un accessorio della Chiesa, e che esso è una manifestazione della sua vitalità anche in tempi difficili; il suo essere Chiesa missionaria è sorgente di questa “giovinezza perenne” legata all’annuncio: è lo spirito missionario vissuto in vari modi, che garantisce la sopravvivenza e la vitalità della Chiesa. Credo insomma cha la risposta vera al dilemma del titolo debba fare appello ad entrambe le ipotesi…minestra riscaldata E giovinezza perenne…E questo vale non solo per l’impegno missionario, ma ogni tipo di servizio alla Missione ed anche alla Chiesa…a qualunque latitudine, per ogni battezzato là dove la Provvidenza lo chiama a servire…solo l’impossibilità di servire, legata alla salute od alla competenza può aprire le porte al “pensionamento”…E’ tutti insieme, nell’umiltà del nostro servizio quotidiano, che annunciamo il Vangelo al mondo d’oggi. Forse la parola giusta per la risposta va quindi cercata non nei libri di gastronomia o di bio-antropologia, ma piuttosto dalle parti dello spirito,( con o senza la S maiuscola) negli archivi della perseveranza, del servizio senza condizioni e senza scadenze, della fedeltà insomma…Si va avanti senza pretese, fin che si può, “senza porre limiti alla Provvidenza” come diceva il santo Papa Giovanni XXIII…
Ringraziamo il Signore che nella sua bontà “ha ancora bisogno di noi”…preparandoci alla risposta finale uguale per tutti: “Sono servo inutile, ho fatto solo ciò che dovevo fare”. Luca 17/10

BUON SERVIZIO MISSIONARIO A TUTTI… !! !

P. Lorenzo Rapetti sma


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