L’IMPEGNO DELL’AFRICA PER IL SIGNORE GESÙ

lorenzo 500Questa è la frase con cui inizia l’esortazione apostolica post-sinodale che dalle prime due parole, secondo l’uso, è intitolata in latino : “Africae munus”.

Il documento è il risultato di un lungo lavoro ecclesiale


Dopo che il Papa Benedetto XVI aveva indetto un secondo sinodo dei vescovi per l’Africa, fu redatto un testo preparatorio, chiamato “Lineamenti”, inviato a tutti i vescovi, dove erano presentati elementi per una traccia di lavoro sul tema proposto: “Al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”. Il tema era considerato come conseguenza della Parola di Gesù rivolta ai discepoli: “Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14). Le risposte di tutte le conferenze episcopali africane a tale testo servirono a preparare lo “Strumento di lavoro”, il testo base su cui i membri del sinodo furono chiamati a pronunciarsi secondo le proprie conoscenze ed esperienze.
Il sinodo si svolse a Roma dal 4 al 25 ottobre 2009 con la partecipazione di vescovi delegati dalle singole conferenze episcopali africane, di superiori di ordini religiosi e missionari (tra cui il nostro superiore generale, padre Kieran O’ Reilly), di esperti in varie materie, d’invitati sia cattolici sia non cattolici e anche non cristiani. Vi furono alcune relazioni, tempi di dibattito in sessione plenaria e nei gruppi, tempi per interventi liberi e un lavoro di sintesi per giungere a un insieme di proposte da presentare al Papa.
Nella Chiesa cattolica, il Sinodo dei vescovi ha valore consultativo: alla conclusione di ognuno, il Papa riceve un testo del quale si serve per scrivere insieme ai suoi collaboratori l’esortazione apostolica. E’ quanto è avvenuto con il testo “Africae munus” consegnato dal Papa ai vescovi africani a Ouidah, in Benin, il 19 novembre del 2011.
Si tratta quindi di una parola della Chiesa per la Chiesa in Africa e altrove perché il tema riguarda anche le Chiese di altri continenti ed è ricco d’interesse per i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i missionari che agiscono in tutto il mondo.

Il testo di “Africae munus” è diviso in due parti


La prima ha come titolo: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”. E’ una citazione che viene dall’Apocalisse (21,5): si trova alla fine del libro quando l’autore annuncia la nuova Gerusalemme, il mondo nuovo, dove “non vi sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate” (21,4).
Con i numeri dal 14 al 96, il documento presenta come realizzare il servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Poi sono elencati i “cantieri” per quest’opera: l’attenzione alla persona umana, al come vivere insieme tra le varie categorie di persone (interessante il riferimento agli anziani che in Africa hanno una notevole importanza); la visione africana della vita; il dialogo e la comunione fra i credenti tramite il dialogo ecumenico e interreligioso.
La seconda parte porta come titolo: ”A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune” (1 Co 12, 7). Con i numeri dal 97 al 131, l’esortazione ricorda l’impegno di ogni categoria di persone, cristiani e non, affinché con buona volontà lavorino per realizzare sulla terra un mondo nuovo, giusto e riconciliato. Sono chiamati all’impegno i membri della Chiesa: vescovi, sacerdoti, missionari, diaconi permanenti, persone consacrate, seminaristi, catechisti e i laici. Tutti sono invitati ad agire nei vari campi dell’apostolato e in particolare nell’educazione, nel mondo della salute, dell’informazione e della comunicazione.
Gesù disse: “Senza di me voi non potete far nulla” (Gv 15, 5) e allora per svolgere con successo l’impegno per la riconciliazione, la giustizia e la pace è essenziale accogliere nella vita personale e di gruppo il dono della Parola di Dio, dei Sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Riconciliazione, con cui il Signore sostiene oggi i suoi discepoli.
Tra i molti temi meritevoli di attenzione, uno è particolarmente importante per tutti. Lo troviamo quando l’esortazione apostolica afferma: ”La costruzione di un ordine sociale giusto compete senza dubbio alla sfera politica. Tuttavia, uno dei compiti della Chiesa in Africa consiste nel formare coscienze rette e recettive delle esigenze della giustizia [...]. Il modello per eccellenza a partire dal quale la Chiesa pensa e ragiona e che essa propone a tutti, è Cristo” (N° 22).

“Coraggio, alzati, il Maestro ti chiama”


Queste parole che i discepoli dissero al cieco di Gerico (Mc 10, 49), il Papa le rivolge all’Africa affinché, con l’aiuto dei suoi figli, si alzi dalle sue difficoltà e veda la luce di un mondo nuovo.
L’esortazione è scritta in modo chiaro, familiare e semplice; il Papa parla in prima persona come un buon padre che ha cura di tutti i suoi figli, specie di quelli che hanno maggiore bisogno.
Il testo è accompagnato da 226 note: un buon numero sono autocitazioni papali; vorrebbero servire a mostrare l’orientamento coerente e costante tenuto dalla Chiesa nel tempo sui temi affrontati ora. Vi sono poi 80 riferimenti provenienti dai membri del sinodo tramite le loro proposte e il messaggio finale rivolto al popolo di Dio in Africa. E’ quindi una voce della Chiesa per la Chiesa; è il servizio di un’autorità che ha il diritto di parlare e di essere ascoltata da quanti parlano e agiscono in suo nome. Seguirla, oltre a considerazioni di tipo spirituale, è importante come metodo: procedere insieme, procedere con il contributo creativo, stimolante e condiviso di tutti è una garanzia nei confronti della volontà di Dio e, anche dal punto di vista umano, rende più efficaci.
“Africae munus” è un testo che va letto e meditato con attenzione, con sensibilità ecclesiale, compiendo i dovuti confronti e discernimenti. Ha bisogno di preghiera aperta a tutti gli spazi africani dove si svolge l’esistenza di milioni di fratelli e sorelle che hanno bisogno di testimoni di Gesù Cristo, di Colui, principio e fine di tutto, che è al cuore delle realtà africane, sorgente di riconciliazione, di giustizia e di pace.

P. Bruno Semplicio



“Cristo non propone una rivoluzione di tipo sociale o politico, ma quella dell’amore realizzata nel dono totale della sua persona con la sua morte in croce e la sua risurrezione. Su questa rivoluzione dell’amore si fondano le Beatitudini. Esse forniscono un nuovo orizzonte di giustizia inaugurato nel mistero pasquale grazie al quale possiamo diventare giusti e costruire un modo migliore. La giustizia di Dio, che le Beatitudini ci rivelano, innalza gli umili e abbassa coloro che si esaltano” (N° 26).




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