Editoriale: Come agnelli in mezzo ai lupi

Nessuno deve farsi illusioni: la via della missione non è una comoda autostrada; è un sentiero irto di difficoltà.
Gesù, d’altronde, aveva avvisato i suoi discepoli: “Io vi mando come agnelli in mezzo a lupi” (Lc 10,3). La debolezza è quindi una componente essenziale della missione: “Finché si è agnelli, si vince; se si diventa lupi, si è vinti, perché manca l’aiuto del Pastore, il quale pasce agnelli, non lupi” (S. Giovanni Crisostomo).
Missionario del Padre, Gesù stesso, quando è venuto nel mondo, in casa propria, non s’è presentato nell’atteggiamento del padrone, ma del mendicante che bussa e aspetta.
Di conseguenza, più che guardare a sé e al proprio equipaggiamento, gli inviati in missione devono tenere lo sguardo rivolto verso il Cristo che li invia e li precede, e verso le genti alle quali sono mandati. Messaggeri che confidano più sui mezzi appariscenti che sul Vangelo perdono credibilità e la fanno perdere al messaggio loro affidato.
La missione, inoltre, non è opera di navigatori solitari. Gesù "li inviò a due a due" (Lc 10,1) anche per far capire che la missione si fa insieme, attraverso la testimonianza comunitaria che è autentica se la comunità non cerca tanto l'ingrandimento istituzionale (strutture e mezzi) quanto la solidarietà con i poveri, vicini e lontani.
In tal senso la Quaresima, itinerario spirituale di preparazione alla Pasqua, e la stessa crisi economica (e non solo economica) del nostro tempo stimolano a vivere più sobriamente, più fraternamente, e a ricercare nella vita l'essenziale, ciò che conta davvero e che può esigere persino il sacrificio supremo.
A questo proposito i missionari martiri, la cui memoria si celebra il 24 marzo, non hanno esitato a dare la vita per la difesa dei poveri, la promozione di una fraternità nuova, la fedeltà al Vangelo. Essi erano ben consapevoli che era stato loro assegnato un compito, non garantito il trionfo: "Quando entrerete in una città e non vi accoglieranno... " (Lc 10,10). Ma l'amore di Cristo li sospingeva e la potenza di Dio si manifestava nella loro debolezza. Attraverso la risurrezione di Gesù, infatti, Dio Padre faceva sapere che egli era presente nel silenzio della morte in croce del suo Figlio. E anche oggi continua ad essere presente presso coloro ai quali affida la sua missione.
Uomini e donne di buona volontà, non piangete, dunque, sulla tristezza dei tempi, ma reagite con la passione missionaria che abita in voi! Con umiltà e coraggio andate, donando gioia a chi è senza speranza, portando pace e liberazione a chi è schiavo dell'odio e della violenza!
Partendo, cercate anche voi, assetati fra gli assetati, l'acqua della verità, perché la missione non è solo dare, ma anche ricevere. Il Dio dell'amore e della vita sarà la vostra forza e non permetterà che l'indifferenza e la morte abbiano l'ultima parola.

P. Giovanni Benetti

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova