C’è molta gente che aspetta la buona novella

nello 500Eccomi arrivato in Costa d’Avorio

All’aeroporto di Abidjan, P. Giampiero Rulfi mi aspetta pazientemente; ci avviamo verso la casa regionale dove i padri Dario Dozio, Giampiero Conti e Renzo Rapetti ci attendono.
Limito il mio diario a qualche ricordo che porto nel cuore, dopo i vari incontri con tanta gente e, durante i tre giorni di assemblea SMA, con i padri di varie nazionalità che lavorano in Costa d’Avorio:

“Tutto è grazia”

Angelina è una bella ragazza adiukru; la incontro sotto la veranda della casa regionale. L’avevo conosciuta al mio arrivo qui nel 2001; mi aveva chiesto se potevo accompagnarla a trovare i malati terminali di AIDS del quartiere.
Qualche mese fa, come mi aveva raccontato sua madre, anche lei era stata sull’orlo della morte.Con la preghiera e con la fine delle ostilità, ha potuto muoversi in cerca delle medicine ed ora sta bene.
Ecco la conclusione del suo racconto fatto con serenità: “La malattia è stata una grazia del Signore; ha messo alla prova la mia fede e quella dei miei genitori”.

Ci sono decine di persone che vogliono vedermi, sempre per raccontarmi la loro triste esperienza di vita e... di guerra che le ha scosse.
Molti giovani sono stati trascinati via, molti sono morti trucidati, bruciati: un copertone infilato dal capo attorno alla vita fino a impedire alle braccia di muoversi, un po’ di benzina sul copertone... mezzi facili e sbrigativi per uccidere gli oppositori.
Ora la vita riprende faticosamente e le ferite nel cuore possono lentamente rimarginarsi con la preghiera, anche quella per la pace, attribuita a S. Francesco, che è proposta a tutti i cattolici della Costa d’Avorio: “O Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace; dove c’è l’odio che io porti l’amore; dove c’è l’offesa, che io porti il perdono... dove c’è la disperazione che io porti la speranza... Fa’ che io cerchi di consolare più che di essere consolato, di comprendere più che di essere compreso, di amare più che di essere amato”.

“La Costa d’Avorio sarà salvata dall’impegno cristiano dei laici”
Ne sono sempre più convinto: i laici cattolici, più ancora dei pastori, stanno trasformando la società e la Chiesa con la loro fede e il loro impegno.
Un esempio: Grégoire, il fondatore di undici centri per i malati di mente. Lo aiuta un medico psichiatra del Canada, padre di tre figli, che ha trovato con Grégoire e nel servizio a questi malati, sempre più numerosi, una vita felice.Grégoire è un infaticabile apostolo della carità, ma ci vogliono ancora molti “Grégoire” affinché la Chiesa sia sempre più al servizio del Regno: “Solo chi ama non morirà mai”.

I padri che incontro in Costa d’Avorio, coscienti dei loro limiti, continuano con coraggio e dedizione il lavoro nelle zone di prima evangelizzazione, spesso senza troppe gratificazioni umane, ma accontentandosi di essere “presenza di Cristo”. È il caso di P. Marco Prada e di P. Giampiero Conti che per ora hanno solo una decina di cristiani alla messa domenicale.
Ma c’è molta gente che aspetta la Buona Novella anche laddove già esistono grandi comunità cristiane, come nelle zone dove i cristiani di ogni etnia e provenienza, ivoriani o stranieri, cercano di vivere in sintonia con la fede che professano. È il caso di Doba dove si trovano, con un seminarista SMA del Ghana, P. Lorenzo Snider e per qualche settimana P. Stefano Sessarego.
P. Eugenio Basso, che ha preso il posto di P. Luigi Alberti al seminario maggiore SMA di Abidjan, è impegnato nella formazione dei nostri seminaristi e ha accettato con gioia questo servizio, insieme con un padre polacco e tre padri africani. Il suo primo lavoro è quello di rimettere in sesto i locali letteralmente svaligiati e distrutti da chi ha potuto approfittare di ciò che contenevano: materassi, lavandini, gabinetti, ecc.
P. Francesco Arnolfo continua la sua opera di cappellano del lebbrosario di Adzopé, a un centinaio di chilometri da Abidjan. Purtroppo ora è solo: le suore NSA sono partite in seguito alle varie aggressioni e all’insicurezza del luogo troppo isolato. Ad Abidjan, i padri Dario Dozio, superiore regionale, Giampiero Rulfi, incaricato dell’accoglienza, e Renzo Rapetti, contabile al consorzio di formazione missionaria dei teologi missionari, vivono in comunità con un confratello africano, Paulin Kouassi, nominato vice regionale. Ciò che essi manifestano è la gioia di essere ancora al servizio della missione pur non avendo incarichi pastorali precisi: il loro lavoro è umile e non sempre gratificante, è un servizio ai seminaristi o ai padri che sono impegnati in prima linea.

Eccomi in Togo

All’aeroporto di Lomé, P. Samuel, che ha studiato e lavorato a Padova con noi per 4 anni, mi aspetta insieme con P. Jean Baptiste Musa, superiore regionale, originario del Congo Democratico.
Il giorno successivo ho l’appuntamento con l’arcivescovo di Lomé. Egli ribadisce l’importanza della presenza dei missionari, anche se non sono più europei.
Il giorno dell’Immacolata, festa della SMA, Messa solenne nella parrocchia dove sta sorgendo il nuovo, imponente seminario per gli studenti francofoni dei corsi di filosofia.
L’avvenire della SMA risiede in queste nuove vocazioni che le Chiese dell’Africa fanno nascere e crescere per continuare la missione tra i non cristiani.
Ci sarà forse bisogno di lasciare in lista d’attesa molti giovani che chiedono di entrare in una casa SMA di formazione, perché ormai i nostri seminari sono al completo!
La Messa è celebrata insieme con gli amici e i volontari della SMA, un bel gruppo di una sessantina di persone che pregano e si auto-finanziano, nei limiti delle loro possibilità, perché i seminaristi e i giovani preti SMA africani possano prepararsi alla missione e vivere nelle zone di prima evangelizzazione.
Il venerdì 9 dicembre parto per Sokodé e Kolowaré. P. Jean Baptiste Musa mi accompagna. Arriviamo dopo un viaggio di 7 ore.
P. Silvano ci aspetta con il suo solito buon umore, come pure Sr. Etta e due altre suore.
P. Silvano è “in paradiso”: si vede che qui la vecchiaia, per lui, non arriva.
Il suo amore e la sua passione per la gente del villaggio di ex lebbrosi (più di 3000 abitanti) si manifestano nell’accoglienza della gente, dai più piccoli, spesso di famiglie musulmane, ai più anziani: una bella comunità dove non mancano vari movimenti ecclesiali, quali la Legione di Maria, due comunità di base, il gruppo di preghiera “Gesù Misericordioso”, ecc.
È una grande emozione celebrare la Messa alle 5,45 con un gruppo di lebbrosi; uno di loro arriva a trascinarsi con le sole ginocchia (mani e piedi sono stati consumati dalla lebbra).
Giacomo è completamente cieco e passa le sue giornate nella sua capanna intonando i canti religiosi che ha imparato. In tutti e tutte c’è grande serenità e sorrisi “celestiali”. Ripenso alla frase del Vangelo: “La Buona Novella è predicata ai poveri”. Sono loro, i poveri, che riescono a coglierne la potenza capace di trasformare il cuore.
Non bastano le opere sociali e l’aiuto finanziario: ci vuole il Vangelo per rinnovare i cuori, renderli liberi dall’egoismo e far prendere coscienza della vera guarigione, quella interiore, e della vera ricchezza, quella della fraternità.
Il villaggio di Kolowaré è nato grazie al centro ospedaliero per i lebbrosi che vivono nelle ottanta casette attigue, riconoscibili per il colore rosa.
L’ospedale si è arricchito di altre specializzazioni: una maternità, un reparto per curare i malnutriti, un ambulatorio di ricerca per i malati di AIDS, delle camere di accoglienza per le mamme malate di tale malattia che devono essere assistite con i loro bambini malati della stessa malattia.
Sr. Etta e P. Silvano, pur diversi di carattere, hanno qualcosa in comune: la passione e l’amore per la gente e una grande decisione nel programmare. Parlano con forza e chiarezza ai malati e ai cristiani, perché siano capaci di essere testimoni veri e gioiosi di Gesù Redentore!
L’indomani riprendo il cammino verso la capitale.
Come da ogni viaggio, io torno in Italia arricchito di umanità e di testimonianze di fede e di amore che Gesù mi ha fatto scoprire:
* ho scoperto un po’ di più il volto di Dio nella semplicità e nel sorriso dei bambini;
* ho scoperto il suo amore nel sacrificio delle giovani donne malate di AIDS che vegliano con grande sofferenza e sacrificio sui loro bimbi, anch’essi malati, senza poterli allattare;
* ho scoperto la pazienza di Dio nel cammino di Giacomo che viene alla Messa trascinandosi sui monconi delle gambe;
* ho scoperto la tenerezza di Dio nelle carezze di P. Silvano e di Sr. Etta ai bambini che piangono e ai malati per incoraggiarli;
* ho scoperto la perseveranza e la fedeltà dell’amore di Dio in tanti confratelli che in Costa d’Avorio sono rimasti sul posto durante la guerra civile, a scapito della loro vita;
* ho scoperto la forza con cui Dio sostiene i suoi missionari e missionarie che operano per la grande e difficile opera di riconciliazione, di perdono e di pace, affidandosi allo Spirito, perché ci sia accettazione e rispetto reciproco da parte di tutti gli abitanti della Costa d’Avorio;
* ho scoperto la gioia di Dio nella semplicità di tanti fratelli e sorelle; essi sono certi che il Regno di Dio sta costruendosi anche con la loro umile e paziente collaborazione.

P. Lionello Melchiori

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