Il Niger un Paese da scoprire

In questa seconda parte del suo studio, Padre Mauro Armanino ci fa ripercorrere a grandi linee le tappe della vita del Niger dall’indipendenza dalla Francia ai nostri giorni. Un percorso a volte tortuoso, violento; un percorso fatto di sfruttamento di risorse e di persone; un percorso che si può aprire alla speranza, a certe condizioni.

Dall’indipendenza ai nostri giorni


Cantieri di demolizione

La prima Repubblica sarà brutalmente interrotta con un colpo di stato nel 1974 ad opera del generale Seyni Kountché, lui stesso ucciso da un altro colpo di stato nel 1987. La costituzione della seconda Repubblica fu adottata e questo permise la transizione alla terza Repubblica con una nuova costituzione nel 1992. Il 27 gennaio del 1996, le Forze Armate Nigeriane (FAN) mettono fine alla terza Repubblica. Il colonnello Mainassara si proclama vincitore delle elezioni e diventa il presidente della quarta Repubblica.
Il colonnello è ucciso all’aeroporto nel colpo di stato del 1999, e si costituisce una giunta militare di transizione della durata di nove mesi, che porta il paese alla costituzione della quinta Repubblica nello stesso anno. Il presidente Tandja governerà per due mandati e tenterà di prolungare il mandato di altri tre anni con la modifica della costituzione. La modifica costituzionale fu approvata con un referendum nel 2009: è la nascita della sesta Repubblica. Alcuni partiti politici, parte della società civile e i sindacati raggruppati in seno al Coordinamento delle Forze Democratiche per la Repubblica (CFDR), hanno reagito vivamente al progetto del presidente Tandja. Finché il Consiglio Supremo per la Riconciliazione Nazionale (CSRD), diretto dall’autore del colpo di stato del 2010, ha preso l’impegno di restaurare la democrazia e di organizzare un referendum per la nuova costituzione.
Questo ne ha permesso l’adozione e la settima Repubblica ha visto il giorno. L’elezione presidenziale al secondo turno ha visto Mahamadou Issoufou vincitore e, dunque, primo presidente della settima Repubblica nel 2011.

Geopolitiche della povertà

Il Niger è classificato penultimo della lista dei paese del PNUD – Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo –per quanto riguarda gli indicatori dello sviluppo umano. Circa la metà della popolazione non gode di accesso all’acqua potabile, la maggior parte della gente vive con meno di un dollaro al giorno. Inoltre:
- La speranza di vita non va oltre i 54.7 anni
- Il 42% della popolazione soffre di malnutrizione
- L’89% della popolazione è analfabeta
- L’alternanza tra regimi democratici e militari dall’indipendenza ad oggi non ha favorito lo sviluppo armonico del paese;
- si riscontra poca trasparenza delle istituzioni governative, particolarmente in ambito finanziario;
- è notevole tasso di corruzione a livello istituzionale-strutturale;
- ci sono reiterati attacchi alla libertà di espressione.

Il Niger, povero tra i poveri, è ricco di uranio: ne produce il 7,7% a livello mondiale. Da tempo si classifica tra i primi cinque esportatori di questa materia prima, con il Canada, l’Australia, il Kazakhistan e la Russia. Questo minerale genera l’80% dell’elettricità della Francia. Inizialmente scoperto nel 1957, è stato messo sotto controllo dalla Francia tramite accordi segreti con gli antichi paesi colonizzati, tra cui il Niger. Presente in 43 paesi, implicata nelle filiere delle materie prime, la Società Areva, emanazione del governo francese, fa la parte del leone nell’incetta di questo minerale strategico. Le miniere del Niger, sotterranee e a cielo aperto, sono sfruttate da ditte sussidiarie di Areva: la Cominak e la Somair che producono annualmente circa 5.000 tonnellate di materiale.
Dal 2007 il governo ha iniziato un processo di diversificazione di attori del settore. Circa 122 licenze estrattive sono state concesse a ditte cinesi, americane, sudafricane, canadesi e australiane.
L’estrazione dell’uranio genera tra il 2,4 e il 4% del prodotto interno lordo del Niger.
Il governo ha anche diversificato il tipo di materie prime sfruttate, infatti, oltre l’uranio si inizia lo sfruttamento del petrolio, con l’accordo sottoscritto con la compagnia cinese NPC, e dell’oro, già il terzo minerale più importante per l’esportazione con un 13% del totale.
Da notare, infine, che Areva resta il principale datore di lavoro nel paese, seguito dal governo. Parte della società civile è insorta soprattutto in seguito alle denuncie di alcune associazioni riguardanti l’inquinamento delle falde acquifere nella regione di estrazione.
Naturalmente il Niger non ha accesso all’uranio prodotto all’interno delle sue frontiere. La totalità dell’elettricità proviene da fonti fossili, largamente importate dalla Nigeria.

Lo stesso scenario nelle crisi alimentari


Dopo le carestie mediatizzate del 2005 e del 2010, il Niger si avvicina lentamente e sicuramente ad un’altra carestia. Le stesse cifre, gli stessi media e le stesse agenzie umanitarie per uno scenario paurosamente previsto. Olivier de Sardan – direttore di ricerca al Centro Nazionale della Ricerca Scientifica francese; direttore degli studi alla Scuola di studi superiori in scienze sociali di Marsiglia e cofondatore del LASDEL, Laboratorio di Studi e di Ricerca sulle Dinamiche Sociali e lo Sviluppo Locale, con sede a Niamey – rileva a questo proposito tre aspetti principali:
- Una crisi strutturale nella produzione agricola: il paese non è più autosufficiente dal punto di vista alimentare.
- Una crisi strutturale nella Sanità, a partire dalla malnutrizione infantile per toccare altri ambiti.
- Una crisi strutturale negli aiuti allo sviluppo, che hanno creato una situazione di rendita e di dipendenza che è ‘parte del problema’ piuttosto che della soluzione del problema.

L’altra carestia annunciata


Il sistema agro-pastorale attuale è incapace di nutrire il paese. La produzione alimentare è largamente fondata sulla coltivazione del miglio fluviale, a tutt’oggi cibo base della popolazione. Il sistema di coltura estensivo tradizionale adatto alla società e alle dinamiche ecologiche del tempo, oggi non è più possibile. Le terre disponibili sono diventate rare sotto la pressione demografica nel paese, che ha un tasso di crescita demografica tra i più alti del mondo, assieme alla Liberia. Il Niger non è più autosufficiente dal punto di vista alimentare e probabilmente non lo sarà mai più. Anche la speculazione fondiaria contribuisce ad aggravare il fenomeno: i contadini più poveri sono spinti a vendere le terre a grandi commercianti o a funzionari facoltosi. Ogni crisi ha i suoi perdenti e i suoi vincitori.

Si bombarda la Libia e si uccide il Niger

E allora non resta che l’emigrazione verso altri paesi africani, il Burkina Faso, la Guinea, la Nigeria, la Costa d’Avorio, il Ghana e la Libia.
Sono i migranti che fanno vivere le campagne del Niger. Sono oltre 200.000, su un totale che sfiora il mezzo milione, i migranti nigerini tornati al paese in seguito alle crisi della Costa d’Avorio e della Libia.
La maggior parte dei migranti sono originari del sud del paese e lavorava in ambito agricolo, guadagnando circa 100.000 FCFA (circa € 152,50) al mese. La maggior parte di coloro che sono tornati sono senza lavoro. Il ritorno dei migranti rischia di fragilizzare ulteriormente il tessuto sociale ed economico delle campagne e in città si assisterà ad un ulteriore incremento di popolazione vulnerabile.... ‘È la Libia che si bombarda ma è il Niger che si uccide...’, dicevano alcuni migranti tornando al loro paese.
D’altra parte, in un paese come il Niger, la migrazione è strutturale. Sono migliaia i migranti che attraversano il paese per raggiungere il Nord Africa e i paesi Occidentali. Altre migliaia sono gli immigrati ‘irregolari’ all’interno delle frontiere nigerine.
Il prolungamento della crisi economica, la povertà endemica che interessa 6 Nigerini su 10, le avversità geo-climatiche, le crisi alimentari ricorrenti e la forte pressione demografica, sono altrettanti fattori che potrebbero rafforzare la pressione migratoria dei Nigerini.

Gli aiuti che non aiutano

Il Niger è profondamente dipendente del sistema internazionale di aiuti. Il dibattito governativo sullo sfruttamento dell’uranio, del petrolio e dell’oro potrebbe spingere a credere che il paese potrebbe reggersi sulle proprie gambe. Ma in realtà è la rendita dovuta agli aiuti allo sviluppo a costituire la principale risorsa del paese.
Esperienze di paesi con analoghe ricchezze estrattive ha mostrato che i redditi ricavati da queste risorse non hanno fatto diminuire il tasso di aiuti umanitari.
Gli aiuti allo sviluppo sono, secondo varie stime, eguali al 50% del bilancio dello Stato, senza contare l’occupazione indotta e i flussi di aiuto privato e di enti religiosi. Ma anche questi redditi rischiano di creare lo stesso meccanismo perverso dei redditi minerari: corruzione, nepotismo e uso politico dei fondi.
L’aiuto allo sviluppo fa parte del paesaggio economico e sociale nigerino, parte della vita quotidiana in città e nei villaggi. Le strategie assistenzialiste irrigano tutti gli aspetti della società e dei progetti di intervento. Il Niger è gradualmente diventato dipendente dall’aiuto e questa dipendenza si intensifica nel caso di carestie, ma continua e si fortifica anche senza di esse.

Anatomia delle sfide nel Sahel


I problemi di sicurezza sono collegati a quelli legati agli aspetti strategici ed economici della regione. Il Sahel, zona di frontiera tra spazi di coesistenza, l’Africa del Nord e l’Africa Nera, è sempre stato un luogo di incontro-scontro tra spazi sedentari e mobili. Da un paio di decenni in questa zona i flussi di criminalità organizzata e non hanno trovato l’ambiente ideale.
Questo spazio è interpretato come propizio per il commercio di armi, sigarette, droga e esseri umani. La proliferazione delle armi, la crescita di un Islam radicale e risentimenti tra nomadi e sedentari hanno costituito i detonatori di un processo di rivendicazione e conflitto. Le ribellioni armate Tuareg, il reclutamento e l’addestramento di combattenti radicali islamici e le riserve minerarie fanno dello spazio saheliano un luogo strategico di controllo e paradigmatico di futuri scenari globali. Uno spazio attraversato da oleodotti e gasdotti, protetto e allo stesso tempo conteso.
La sola interpretazione di ‘lotta al terrorismo’ mancherebbe di prospettiva e coglierebbe solo l’aspetto utilitaristico della gestione dello spazio saheliano. I grandi assenti del dibattito continuano ad essere le popolazioni interessate. Secondo i risultati di un’inchiesta del 2005, la regione rurale di Agadez – situata nella zona delle miniere dell’uranio – è la più sprovvista del paese in termini di servizi sociali di base: educazione, strade, acqua potabile, apparato giudiziario.
La precarietà di vita delle popolazioni può favorire sentimenti di frustrazione e dare adito a percorsi destabilizzanti e ‘giustificativi’ della militarizzazione dell’area saheliana. Gli attori hanno tutti una loro strategia e interessi specifici. Gli Stati Uniti, la Francia e l’Algeria, che pretendono di voler combattere il terrorismo. Il comune obiettivo maschera in realtà dissensi e interessi diversi.

Dell’Islam nello spazio nigerino


Ricordiamo che l’Islam è contemporaneamente:
- una religione, una credenza, un culto, una fede religiosa e un insieme di pratiche, una sorta di ‘debito’ (‘din’) con Dio.
- l’appartenenza ad una comunità (Umma), con la moschea come centro, con le sue leggi, le sue opere (scuole coraniche, opere caritative...), la sua storia e la sua cultura.
- uno stile di vita, di vestirsi, di salutarsi, di festeggiare in occasione di nascite, matrimoni, decessi...
- un sistema giuridico-politico (‘dawla’), specie dove esiste la shari-a o dove l’Islam è religione di Stato.
La religione musulmana è stata introdotta molto presto nello spazio nigeriano, verso il 666-667, e sembra costituire oggi un importante fattore di unità nazionale. A causa della posizione geografica di ‘cerniera’, ha raccolto le tradizioni religiose ancestrali e poi quelle islamiche dai mercanti lungo le vie carovaniere.
I Musulmani nigerini costituiscono il 95% della popolazione totale ma per certe associazioni islamiche rappresenterebbe il 99% della popolazione del Niger. I più radicali escluderebbero coloro che continuano a portare ‘amuleti’ e dunque a seguire la religione tradizionale pre-islamica, e allora la percentuale dei musulmani arriverebbe al 90%. I bambini e le bambine sono iscritti alle scuole coraniche a partire dall’età di 4 anni per offrire loro un’educazione religiosa e umana, anche se poi frequentano altre scuole.
Esistono scuole coraniche serali per adulti e giovani, con relativo scarso seguito. Dopo il “battesimo”, infatti, è l’educazione coranica a costituire il primo dovere dei genitori musulmani (assieme al rito della circoncisione per i ragazzi).
L’argomento religioso veicolato dalle credenze popolari per spiegare una situazione di indigenza è quello del ‘destino’ accordato da Dio per provare il fedele. In questo modo vengono anche spiegate sciagure e insuccessi: la punizione per atti non consoni alla volontà di Dio.
L’Islam praticato in Niger, in maggioranza, è il rito Malikita, dal nome del fondatore. Due grandi confraternite si suddividono i fedeli.Una di carattere più mistico e l’altra, maggioritaria, di carattere più intraprendente. Tra le due nel passato ci sono state incomprensioni. In questi ultimi anni, in particolare con l’avvento della democrazia, sono cresciute le associazioni islamiche anche dissidenti.
L’Islam si diffonde ed è presente capillarmente tramite le molte associazioni islamiche e le scuole coraniche. La moltiplicazione delle radio private e delle televisioni offre maggiori possibilità ai leader religiosi, anche per fustigare costumi sociali in dissonanza con le pratiche correnti (la moda femminile, i concorsi di bellezza, e in genere i rapporti tra sessi).
La preghiera e il digiuno sono le pratiche più diffuse in ambito musulmano nigerino. Si assiste ad un numero crescente di moschee, in città come nelle zone rurali. Le associazioni islamiche lavorano attivamente per la prevenzione e gestione dei conflitti interreligiosi, con l’amministrazione, a livello sindacale, politico e familiare. Le associazioni sono anche coinvolte in azioni di solidarietà e di sviluppo e nel dialogo interreligioso, in particolare col Cristianesimo.

Alla presenza della Chiesa Cattolica


Ancora nel 1926 il colonnello francese Abadie scriveva che in tutto il territorio della colonia nigerina non si trovava nessun cristiano indigeno e neppure un missionario. Iniziarono le prime visite di missionari della SMA provenienti dalle Chiese della Costa, già toccate dall’evangelizzazione.
Nel 1928 si registra la prima visita a Niamey con una celebrazione alla quale partecipano gli Europei e qualche abitante locale. I primi cristiani sono i funzionari coloniali del Dahomey e sono loro che insistono perché si fondi una missione a Niamey. Nel 1934 la chiesa di Niamey è inaugurata.
Antoine Douramane, militare nell’esercito francese, e battezzato in Algeria, arriva a Niamey dopo aver percorso circa 300 Km a piedi. Chiede di essere assistito con un missionario nel suo villaggio. Nel 1942 Niamey diventa un’entità ecclesiale autonoma (Prefettura apostolica).
Può essere significativo osservare come la Chiesa cattolica, esigua minoranza di circa 25 mila fedeli
in un paese che conta circa 15 milioni di abitanti, ha saputo usare una ‘strategia’ che le ha permesso di farsi accettare e riconoscere come autorità morale dalla popolazione e dalle autorità.
Una percentuale tra le più basse nei paesi sub-sahariani e con la particolarità che la grande maggioranza dei Cristiani sono stranieri residenti originari del Benin, Togo, Burkina Faso e in misura minore dalla Costa d’Avorio e altri paesi occidentali. I primi sono i discendenti di coloro che l’amministrazione coloniale fece giungere, oppure immigrati per motivi di lavoro. Gli altri sono volontari, cooperanti o funzionari delle rappresentanze diplomatiche o organizzazioni umanitarie internazionali.
I cattolici autoctoni sono poche migliaia e prevalentemente concentrati in tre aree geografiche e culturali distinte. Dolbel, in area Songhay, Dogondouchi, in area Mauri e Makalondi, area di confine col Burkina Faso, col popolo Gourmanché. Dopo l’epoca dei costruttori descritta, si può parlare di epoca dei ‘seminatori’ (1948-61) e infine l’epoca attuale, epoca della ‘fioritura’ con la creazione di due diocesi, Niamey e Maradi.
Dopo l’indipendenza del paese la Chiesa prende parte attiva al processo di sviluppo specie in ambito caritativo e educativo. In alcune fasi recenti della storia del paese la Chiesa ha avuto un ruolo riconosciuto di mediazione politica, di partecipazione nel processo di stesura della costituzione e nella prevenzione dei conflitti.
Nel 2004 è stato istituito un ‘Consiglio Nazionale di Dialogo Politico’, con la presenza dei ‘Grandi Testimoni’, cioè i principali leader religiosi del paese, con il vescovo di Niamey come portavoce. Si fa una maggiore attenzione all’inculturazione del vangelo e alla progressiva ‘nigerizzazione’ dei dirigenti della Chiesa cattolica.
Non sono mancati neppure i tentativi di un impegno pastorale presso i nomadi, inteso come presenza attenta e rispettosa presso i Tuareg e i Peul, sparsi nel paese. Potrebbe essere il riassunto della testimonianza della Chiesa in questo paese quanto dice il primo vescovo del Niger, Mgr. Berlier rivolgendosi ai Musulmani: La nostra intenzione non è di fargli cambiare religione, bensì di convertirci insieme ad una maggiore fedeltà a Dio e a più amore per tutti i nostri fratelli.
Tuttavia questa piccola minoranza cattolica, sebbene riconosciuta e accettata positivamente, deve ugualmente affrontare alcune difficoltà in diversi campi della vita quotidiana che riguardano maggiormente i cattolici nigerini:
• l’assenza di un assessore cristiano a livello di giurisdizione per le questioni relative a matrimoni, divorzi ed eredità;
• la diffidenza di alcuni funzionari dei servizi amministrativi verso i nomi cristiani. Viene sistematicamente richiesto un certificato di nazionalità.
• L’assenza di regolari emissioni cattoliche alla Televisione nazionale;
• discriminazione nell’accesso al mercato del lavoro e talvolta soprusi e vessazioni da parte dei datori di lavoro;
• in caso di matrimoni misti, difficoltà nel mantenere la propria identità cristiana e nella convivenza all’interno dell’ambito familiare;
• in generale, una forte pressione esercitata dall’ambiente sociale sia tramite incentivi di natura economica a favore di una conversione all’Islam, sia attraverso forme più o meno violente di persecuzione o di emarginazione.

Prospettive e sfide

‘La peggiore delle conseguenze della colonizzazione non risiede tanto nel saccheggio delle risorse minerarie o agricole, quanto nell’addomesticamento dello spirito, soprattutto tramite l’educazione scolastica e le strutture simboliche del potere’ (André Salifou).
È un particolare privilegio poter guardare il mondo dal Niger. Terra di passaggio, porta e cerniera, confini sbiaditi e frontiere che si tingono dei colori migranti della storia. Per concludere questa carrellata sul Niger è bene tornare all’inizio, e cioè ai volti da cui questo spazio nigerino è costituito.
Vorrei provare a sfiorare, con leggera incoscienza, alcuni dei nodi, domande e possibilità che in questi pochi mesi di presenza in Niger mi sono corsi incontro, a volte dolorosamente e a volte serenamente, come accade nella vita. Proverò a farlo lasciandomi attraversare e abitare da alcune domande:
- Come rendere l’appartenenza religiosa un elemento di trasformazione e non invece una garanzia di disordine costituito?
- Come uscire dalla logica dell’assistenza perpetua che continua a creare frustrazioni e inibisce lo spirito di creatività e di misura?
- Come decolonizzare l’immaginario che si infiltra tra le maglie di un Islam addomesticato al potere e un Cristianesimo fin troppo istituzionalizzato?
- Come ridare consistenza alla dignità umana in un contesto nel quale la miseria è stata monetizzata e resa elemento di ricchezza per una minoranza oppressiva?
- Come favorire il protagonismo e la genialità femminile nel quadro sostanzialmente mercificato e mercificante delle donne, emarginate e cosificate per il piacere e l’apparenza?
- Come ribaltare la storia e ricreare le condizioni perché le antiche e nuove schiavitù siano non solo liberate, ma diventino fermento di trasformazione per la società?
- Come fermare lo scempio e la seminagione di morte che lo sfruttamento dell’uranio e dell’acqua stanno perpetrando in vaste zone del territorio sovrano del Niger?
- Come rendere un sistema educativo coerente e serio con le promesse dei politici e un’economia ricentrata sui bisogni reali dei poveri?
- Come valorizzare il passaggio e il ritorno dei tanti migranti per imparare ad usare di nuovo il lessico dell’ospitalità come valore da cui ripartire?
- Come costruire ambiti e realtà nelle quali ciò che conta non sono né le appartenenze religiose né i segni del potere ma piuttosto il potere dei segni, per esempio quello della solidarietà e dell’ascolto?
- Come aiutarsi a scrivere una storia nella quale i nomi dei poveri siano custoditi con la stessa tenerezza di una madre che nel deserto da alla luce una bimba e la chiama Ruth?

Mauro Armanino,

Niamey, Settembre 2011

Bibliografia essenziale utilizzata


ANDDH-AEC, Insécurité et enjeux de retour à la paix au Niger, Niamey, 2010

AA.VV., Etude sur les pratiques de l’Islam au Niger, Niamey, 2006

AA.VV., Le Niger au coeur de terribles enjeux, http://www.letemps.ch

AA.VV., Libye-Niger, ‘c’est la Libye qu’on bombarde, mais c’est le Niger qu’on tue’, www.alternative international journal.com

Babinet, G., François Faroud, un pionnier au Sahel, Lyon, SMA, 2010.

Banque Mondiale, Enjeux démographiques du XXIe siècle, Document de travail, 2007.

Cartatéguy, M., Les origines de l’Eglise Catholique au Niger, Niamey, 2003.

Croce, A., La Chiesa cattolica in Niger:una minoranza in dialogo con l’Islam, Università degli studi di Pavia, Tesi di laurea specialistica, anno accademico 2009-2010.

Olivier de Sardan, J.P., Le cycle des crises alimentaires, Le Monde Diplomatique, Gennaio, 2011
Salifou, A., Le Niger, Paris, L’Harmattan, 2002
- Histoire du Niger, Paris, Nathan, 2010

Sharife, K., Les enjeux de l’uranium, www.cetri.be/alternative sud/l

Tiado Mahamadou I., Le Niger, une société en démolition, Paris, L’Harmattan, 2010


SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova