50 anni di missione: Innamorato di Gesù

ninoAlla festa SMA del 30 giugno abbiamo festeggiato i 50 anni di sacerdozio di padre Nino Aimetta. Anche se gli anni passano, quando lo si incontra per i corridoi spaziosi della casa di animazione di Feriole, il suo viso si illumina in un sorriso di bambino sotto gli occhialoni grandi che non riescono a dargli un’aria troppo severa.
Quando gli si chiede un bilancio dei sui 50 anni di sacerdote, lui non ci pensa molto su e risponde con candore: “Che dire? Ho passato 50 anni benissimo, ma anche adesso si continua a camminare... L’esistenza di un uomo è costituita da tre vite: la prima, che dura nove mesi, la si vive nella pancia della mamma; la seconda, che ha una durata variabile, si svolge su questa nostra terra, nel mondo, con gli altri; mentre l’ultima, che durerà per l’eternità, si vivrà nella pancia di Dio”.
Questo è padre Nino, un sacerdote che vive la sua esperienza umana affidandosi completamente alla parola di Dio, della quale continua a professarsi innamorato.
Gli chiediamo come sono stati questi suoi primi 50 anni vissuti nella e per la missione ad gentes e lui ci risponde così: “Al centro di tutto sta la Parola di Dio, senza la quale c’è il rischio di perdersi per strada. Se guardiamo alle nostre missioni in Africa, ma anche alle nostre parrocchie in Italia, vediamo come un ciclo che si ripete, dopo 20, 30 anni di attività, la gente si stufa... Prendiamo la lettera agli Ebrei... erano passati pochi anni dalla morte di Cristo in croce e già i fedeli si chiedevano se avevano fatto bene ad abbandonare la tradizione per Gesù e il suo Vangelo... e non erano più capaci di considerare la cosa rivoluzionaria del messaggio di Cristo; mentre la tradizione richiede sacrifici, il Cristo si è fatto sacrificio per noi, per amore nostro! E questa è una cosa bellissima, che quando la fai tua, non può che renderti innamorato per sempre!”.
La nostra chiacchierata procede su questo tema e gli chiediamo quali sono le cose che mancano ancora ai cristiani, qui in Italia, come in Africa. “In tanti manca una fede vera, alimentata dal vivere la preghiera nel senso più pieno del termine, svuotandosi di se stessi e lasciandosi impregnare dalla Parola e dall’amore di Dio, che sana e rinvigorisce. E non è questione di essere preti, religiosi, o laici. Anzi, oggi molto spesso i laici si organizzano e fanno cose grandiose. Ieri sera, per esempio, ero a celebrare una messa in una famiglia e radunate lì, nella stessa casa, c’erano circa 60 persone, riunite per una celebrazione di due ore, felici di essere lì a lodare il Signore. “Cercate prima il regno di Dio e tutto vi sarà dato in aggiunta” (Mt 6,33). La signora che aveva messo a disposizione la propria casa ieri sera, ha iniziato da qualche anno il percorso del rinnovamento dello spirito e oggi è felice di farsi dono e segue 5 gruppi da sola”. Padre Nino è molto vicino al movimento del rinnovamento dello spirito, gli chiediamo come si è avvicinato a quest’esperienza: “Quando ero in Costa d’Avorio, nella missione di San Pedro, il Vangelo era arrivato lì solo da 50 anni, ma era già stanco, come dire? Come se non ci fosse più niente di nuovo nel suo messaggio, come se ogni domenica fosse la stessa minestra riscaldata... poi lì è nato un gruppo di preghiera che ha riportato freschezza e vigore e che sta in piedi ancora adesso, grazie ad un grande impegno da parte dei laici. Io vedo un bel futuro per la Chiesa da questo punto di vista. I laici sono una grande risorsa e spesso hanno un’energia, una libertà e una capacità di organizzazione che noi preti non abbiamo. E’ così che io ho cominciato a seguire i gruppi di rinnovamento, perché vedevo che sono una cosa buona e perché vedevo che sono poveri di preti e che c’è bisogno anche di noi...”. Allora, gli chiediamo, in pratica non c’è differenza per un missionario, nel lavorare qui o in Africa, o altrove... “Esattamente. Per me missione è essere testimone lì dove il Signore mi vuole... andare io per primo verso Gesù e cercare poi di portarci anche gli altri... poi certo, in 50 anni di vita e di esperienze le cose cambiano, le energie cambiano. Ma il Signore è grande e, mentre un tempo mi chiedeva azioni per cui era necessaria una grande forza fisica, dopo che la malaria mi ha sfiancato, Lui ha cominciato a chiedermi di lasciare ad altri le costruzioni e di mettermi invece al sevizio esclusivamente delle persone nelle confessioni e nell’accompagnamento spirituale”. Facciamo una breve cronologia della sua vita di missione? “La mia vita di missione ha avuto 5 fasi. Prima sono stato a Divo, per 5 anni, da inizio ’64 a fine ’68, avevo 2000 studenti, 45 villaggi e 20 scuole da gestire... molto lavoro, poi sono entrato in crisi e non vedevo più tanto il senso di ciò che facevo. Sono stato nominato consigliere a Genova e lì, ricordo ancora, il secondo sabato di avvento del ’71, ho avuto la fortuna di incontrare Gesù per davvero nel silenzio della preghiera, e quando ti succede questo, tutto assume una nuova luce, ti innamori sul serio, vedi chiaro e capisci che ovunque tu sia, con chiunque tu viva, l’importante è restare al kèrigma, alla testimonianza di Lui e la tua vita assume un senso più pieno. Nel ’73 sono poi andato a Kun-Abronso, sempre in Costa d’Avorio e poi a Sassandra. Poi sono dovuto rientrare in Italia per la morte di mia madre e ho fatto un anno in Israele a pregare e a studiare l’ebraico, per avvicinarmi sempre di più alle fonti originali. Infine sono stato a San Pedro, che è stata la mia ultima missione in Africa perché ormai la malaria mi aveva rovinato la salute... però poi ho continuato ad essere missionario qui a Feriole dal 1998, dove sono stato benissimo e dove il Signore mi ha dato la grazia di poter seguire il fiorire di una spiritualità bella e nuova e di questo sono molto felice. Alla festa d’addio che abbiamo fatto qui in casa c’erano circa 300 persone, non avrei mai immaginato, ma il Signore è grande davvero!”. E adesso padre Nino parte per un anno sabbatico...: “Già... è chiaro che dispiace partire, ma è comunque bello rispondere alle nuove chiamate. Sarà bello comunque, lì dove sarò, e dunque parto sereno e disponibile a continuare la mia testimonianza, senza maschere, come ho fatto sempre dal momento in cui ho incontrato il Cristo più da vicino. Poi sarà quel che Dio vorrà e sicuramente sarà qualcosa di meraviglioso”.
Ci lasciamo ringraziando padre Nino per la sua bella testimonianza di vita e di fede e augurandogli ogni bene per i suoi prossimi 50 anni di missione.


a cura di Ilaria Micheli

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