Nuove sfide, nuove semine

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A TU PER TU CON PADRE LUIGI ALBERTI

Ilaria: Caro padre Luigi, tu sei stato per molto tempo formatore in Costa d’Avorio e lì il tuo lavoro era quello di “seminare” l’amore per la Buona Novella nei cuori dei giovani. Che cosa ci dici della tua esperienza da questo punto di vista?
padre Luigi: Ho vissuto gli ultimi 9 anni in Costa d’Avorio accogliendo e seguendo nel loro discernimento vocazionale i giovani Africani decisi ad entrare nella nostra comunità SMA.

In realtà non ero nuovo a quel tipo di servizio. Gli anni precedenti ero stato incaricato dell’animazione vocazionale nella diocesi di Bondoukou, ma in quel seminario i giovani che si erano scoperti una vocazione sacerdotale dicevano quasi sempre di sentirsi chiamati a diventare sacerdoti per poter annunciare la parola di Dio ai fratelli della loro stessa etnia, la maggior parte dei quali non conosceva ancora il Vangelo.
Arrivando nella nostra casa di formazione SMA, ho trovato invece un mondo diverso. La motivazione principale dei nostri giovani era diversa. I nostri ragazzi si sentivano chiamati ad andare lontano, avevano il desiderio di impegnarsi come missionari presso popolazioni sconosciute, tra gente di lingua e cultura diverse dalla loro e in genere il tirocinio di un anno che li costringeva a misurarsi con paesi stranieri li motivava ancora di più.
Ricordo che negli anni della formazione amavano svolgere il loro servizio negli ambienti più svantaggiati, tra persone che vivevano nella povertà, nell’esclusione sociale e nella malattia e proprio facendo quelle esperienze si trovavano confermati nella loro vocazione missionaria e scoprivano la gioia di impegnarsi per tutta la vita. In quel caso il nostro compito di formatori non era difficile: quando c’è la gioia di seminare l’amore del Signore ai più lontani e ai più poveri, c’è una vocazione missionaria.

Ilaria: Ora, dopo tanti anni, la tua missione cambia e tu sei in partenza per il Togo... come ti senti? Quali pensi saranno i nuovi modi della tua “semina” nella nuova missione?
padre Luigi: È vero, dopo tanti anni di presenza in Costa d’Avorio andrò in Togo. Svolgerò il mio ministero in una parrocchia fondata da poco alla periferia della capitale.
Durante i miei primi anni in Costa d’Avorio avevo svolto il mio ministero pastorale al nord, in mezzo a gente che da pochi decenni si era aperta al Vangelo e che viveva ancora a contatto con le sue tradizioni culturali e religiose.
L’ambiente umano e religioso in cui sarò immerso ora in Togo sarà certamente diverso. I fratelli che incontrerò vivono da tantissimo tempo a contatto con credenti di altre comunità cristiane e credo che per me questo sarà forse più difficile.
Mi chiedo spesso come farò per annunciare in un tale contesto la novità di questa Parola che tocca l’uomo nelle radici più profonde del suo essere, che ha la pretesa di cambiare cuore, mente e vita non solo delle singole persone, ma di una famiglia, di una comunità e di tutto l’ambiente umano. Molti sono coloro che nelle periferie delle grandi città in Africa si dicono portatori di una Parola che salva e di un Dio che ama gli uomini e vuole liberarli dai mali che li attanagliano. Diversamente da questi, credo che la mia missione sarà quella di annunciare un Signore che, unico, si è fatto uomo, si è avvicinato a quanti soffrono.
una delle chiese della nuova parrocchia di p  luigi

Ilaria: So che nella tua nuova missione sarai con dei confratelli africani che erano stati tuoi allievi... che cosa pensi di questa novità? La vedi più come una sfida o come un’opportunità?

p. L.: In effetti la nostra équipe pastorale sarà formata da me, da un confratello francese molto anziano e da due confratelli africani, entrambi miei ex alunni, uno dei quali sarà il parroco. Noi SMA siamo sempre stati convinti che la missione debba essere portata avanti dagli Africani stessi. Importante sarà per me riconoscere che questi giovani a cui io ho, in qualche modo, mostrato la via della missione, sono capaci di continuare in autonomia il cammino dell’evangelizzazione. Spesso loro stessi mi dicevano: “Come tu hai lasciato il tuo paese per portare in Africa la Buona Novella, anche noi crediamo di poter fare le stesso, di essere chiamati a intraprendere il tuo stesso cammino”.
Sapevano che la loro vocazione veniva dal Signore. Sarà ora mio compito mostrare loro con la mia collaborazione che non si sono sbagliati e che come me e più di me, anche se in modi diversi, sono missionari del Vangelo in Africa.

Ilaria: Che cosa chiedi ai tuoi amici italiani prima della partenza?
padre Luigi: Ai miei amici italiani chiedo di vivere con me il dono della fede in Gesù Cristo, per rendermi sempre più convinto che quello che io predico in missione è un grande dono del Signore che cambia la vita. Se quanti hanno ricevuto la fede prima di me e insieme a me non vivono ciò a cui io ho consacrato la mia vita, non mi aiutano certo nel mio servizio al Vangelo. Potrebbero far fare sorgere in me dei dubbi. Vale la pena di impegnare la mia vita per la missione? È vero che il Signore salva, trasforma la vita, converte i cuori, rende fratelli?
Ai miei amici italiani dico allora: se vuoi sostenermi nella mia missione, vivi con gioia e gratitudine la tua vita cristiana.

a cura di Ilaria Micheli

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