LE 5 PRIORITÀ DEL VESCOVO NESTOR

nestor modSono passati solo 5 mesi (era il 14 maggio 2012) da quando il nostro confratello SMA centrafricano, Nestor Desiré Nongo Aziagbia, ha ricevuto dal papa Benedetto XVI la nomina a Vescovo della diocesi di Bossangoa, situata nel Nord-Ovest del paese, al confine con il Ciad ed ecco che alla fine di settembre abbiamo avuto l’occasione di incontrarlo mentre si trovava di passaggio, nella nostra casa di Genova... questo il risultato della nostra chiacchierata.

Chi è Nestor Desiré Nongo Aziagbia?
Nestor sono io, padre SMA, originario della parrocchia di Saint Joseph di Mobai, nel Sud-Est della Repubblica Centrafricana al confine con la Repubblica democratica del Congo. La mia formazione ha avuto un percorso classico. Dopo l’ordinazione ho passato 6 anni in un contesto rurale nel vicariato apostolico di Kontagora, in Nigeria, e poi sono stato inviato in Francia per continuare gli studi. Lì, a Strasburgo, ho avuto anche responsabilità pastorali e amministrative, finché il 14 maggio di quest’anno sono stato nominato vescovo di Bossangoa, nel mio paese d’origine. Ecco tutto.

Un ricordo particolare della tua “fase” di missionario SMA?
Oh... ce ne sono tanti. Ricordo chiaramente ad esempio il momento dell’affissione alla bacheca della casa di formazione di Ibadan delle destinazioni per il nostro tirocinio. Accanto ai nomi dei miei compagni comparivano definizioni generiche, tipo Kenya ecc., ma accanto al mio nome... beh, non c’era scritto solo Nigeria, ma già era specificato KONTAGORA. Tutti quelli che c’erano già stati ridevano. In effetti si trattava di una missione particolarmente difficile (a questo proposito vedi anche SMA Notizie 115, p. 9; la regione, nel nord del Paese, è quella che anche recentemente è stata teatro di attentati sanguinari contro alcune chiese cattoliche). Ecco, in quella missione ho vissuto esperienze che mi hanno segnato profondamente. Ho molti bei ricordi e mantengo ancora i contatti con quella povera Chiesa. Ciò che mi rimane più di tutto è la semplicità della gente, che, anche se non ha mezzi, resta accogliente e aperta. Nel mio lavoro di missionario mi sono reso conto che mantenere quello spirito di semplicità e accoglienza permette di far passare più facilmente il nostro messaggio di fede e di speranza. È nel contatto semplice che ho visto molti apprezzare il cristianesimo e donarsi al Cristo.

Prime impressioni e linee guida per il tuo nuovo mandato apostolico?

Sebbene io fossi centrafricano, la diocesi di Bossangoa era per me un territorio sconosciuto. Si tratta di un territorio molto vasto, che copre una superficie di circa 60.000 km2 sulla quale vivono circa 600.000 persone, di cui circa 280.000 sono cattoliche. Subito dopo la nomina mi sono preso 10 giorni per visitarla e rendermi conto di come stavano le cose... Le strade fanno pena e, giusto per dirne una, su 14 parrocchie, ciascuna di una grandezza di circa 3-4000 km2, i preti hanno a disposizione solo 5 auto funzionanti. La maggior parte di loro si sposta a piedi o in moto, ma le sfide reali che vedo sono altre... sono 5, come le macchine che abbiamo:
1) l’unità tra i preti;
2) la collaborazione tra preti e laici sul terreno;
3) l’autonomia economica delle parrocchie. Per ora la diocesi vive soprattutto grazie alla generosità dei fratelli europei, ma io vorrei che ogni parrocchia fosse in grado di autofinanziarsi;
4) l’educazione, o meglio, l’alfabetizzazione. Nella Repubblica Centrafricana l’80% della popolazione è costituita da bambini e ragazzi e il tasso di analfabetismo nelle zone rurali, se non vado errato, si aggira intorno al 90-95%. In una famiglia con 6-8 figli, ad esempio, se va bene soltanto un maschietto e una femminuccia hanno l’opportunità di imparare a leggere e scrivere, mentre gli altri stanno a casa ad aiutare nei campi e nelle faccende domestiche. Le ragazzine sono date in mogli a 12-15 anni. Questa cosa va cambiata e io credo che si debba puntare prima di tutto sull’alfabetizzazione dei genitori, per far loro capire l’importanza dell’educazione;
5) la tutela della salute. Nella regione di Bossangoa c’è un solo ospedale, che per molti è troppo lontano e troppo costoso. La Chiesa ha già aperto qualche clinica e qualche dispensario sul territorio, ma sono convinto che dobbiamo fare di più.

Ultima domanda: le parole di Mons. Brésillac che consideri fondanti per il tuo cammino? E già che ci siamo: le parole del Vangelo che vuoi vivere in particolare?
Riguardo a Mons. Brésillac. devo dire che in lui si trova ciò che mi ha spinto ad accettare la nomina a Vescovo. Brésillac era animato dalla convinzione che il primo compito dei missionari è fondare un clero locale e poi passare oltre, cercare nuovi orizzonti. Beh, io allora mi sono trovato ad essere figlio di quella convinzione... In un certo senso sento di avere un debito nei confronti della Chiesa centrafricana, che è una Chiesa in difficoltà, in profonda crisi dopo gli eventi di tre anni fa. Una Chiesa che ha bisogno di essere ricostruita. Io posso dare una mano e per questo ho accettato l’incarico.
Riguardo al Vangelo invece ti ripropongo quello che ho scelto come mio motto per l’episcopato. Si tratta delle parole che Gesù rivolge ai discepoli di Giovanni il Battista che gli chiedono di poterlo seguire: “Venite e vedrete”. È così; è vedendolo che ciascuno può fare la sua scelta. Il cristianesimo resta una proposta, nessuno può essere forzato alla sequela del Cristo. Ma quando uno l’accetta davvero, quella proposta diventa forza vitale. Questo è ciò che vorrei trasmettere alla gente che incontrerò nel mio ministero.

Nestor, grazie davvero... ultima battuta?
Ultima battuta... grazie a voi e alla provincia italiana della SMA, che non ha esitato un attimo a sostenere con generosità i miei primi passi su questo nuovo cammino.

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