GETTO SEMI DI VANGELO: IERI, OGGI E DOMANI IN MISSIONE


Il tema che la SMA italiana ha scelto per quest’anno pastorale è il motto che ha animato i due fine settimana settembrini della festa di Feriole, ovvero Getto semi di Vangelo.
A vederlo così, dall’esterno, potrebbe sembrare un motto adatto soltanto a coloro che hanno consacrato tutta la propria vita al servizio del Vangelo, dunque a sacerdoti e religiosi o religiose, ma in realtà, nella visione proposta dai nostri amici missionari SMA, si tratta di un invito rivolto a chiunque, anche laico, sposato, con o senza figli, giovane o anziano, si sia lasciato affascinare dalla parola del Cristo che salva e dà vita e abbia scelto di vivere in aderenza ai suoi insegnamenti.
Dunque è qualcosa che riguarda tutti noi... da vicino.
Ciò che però distingue i missionari, dagli amici dei missionari, è il fatto che essi fanno della semina il primo scopo, il fine e il motore di ogni azione.

Partiamo dal presupposto che le modalità e i contesti della semina possono essere anche molto diversi, ma i risultati, frutto della grazia divina, non deludono mai!
Cambiano i tempi, cambiano gli scenari, ma l’opera di Cristo continua e cresce.
Questo quello che emerge dalle testimonianze di due colonne portanti della nostra SMA italiana, i nostri due padri più anziani: Carmine Carminati e Mario Boffa, che hanno accettato di condividere con noi qualche pensiero su questa storia del gettare semi, ieri, oggi e domani.

boffa modIERI
P. Carmine: Quando sono arrivato in Costa d’Avorio 56 anni fa, avevo 26 anni ed ero il primo missionario italiano in mezzo a tutti gli altri SMA francesi. Ero stato assegnato alla missione di Divo, vicino a Gagnoa, nel Sud-Ovest del paese. In quel periodo c’era la pace e credo che questo abbia favorito non poco la missione. Ricordo che a quell’epoca in tutto il paese ci saranno stati sì e no una decina di sacerdoti locali, e pensare che oggi essi sono circa 1500... vuol dire che la semina è andata bene, no?
Nei miei primi tempi lì, ciò che mi colpiva di più era l’accoglienza della gente e la voglia, il desiderio vivo di ascoltare la parola di Dio che vedevo in loro. Noi missionari avevamo mezzi molto limitati. Non avevo né auto, né moto, mi muovevo a piedi nella foresta per visitare i villaggi. Ma credo che in quella povertà di mezzi, o forse proprio attraverso quella, potevo constatare ogni giorno il miracolo della grazia di Dio. Le conversioni, i battesimi, i matrimoni... i risultati erano sproporzionati rispetto al poco che potevamo fare con i nostri poveri mezzi. Ricordo ancora l’entusiasmo che c’era in Europa riguardo alla missione... la SMA era piena di vocazioni, mentre adesso siamo rimasti in pochi, ma non sono pessimista, credo si tratti semplicemente di una fase.
P. Mario: Io sono arrivato in Costa d’Avorio nel 1960, dopo padre Carmine. La semina era iniziata e io non ho avuto difficoltà a continuare. L’ho fatto aprendo nei villaggi scuole di prima alfabetizzazione, attraverso le quali far passare nei ragazzi la proposta del Vangelo.
Per gli adulti ci sono stati incontri che raggruppavano catecumeni e simpatizzanti, incontri che qualcuno si affrettò a battezzare esercizi spirituali per poligami e concubini, ma che, in due anni, produssero 185 matrimoni cristiani, con il battesimo degli sposi, delle ex-mogli e dei bambini piccoli. Con il passare degli anni, la mia attenzione si è spostata alle vocazioni sacerdotali (a quelle religiose pensavano le suore). Inviare al seminario i chierichetti più fedeli e capaci di fare studi superiori era diventata una priorità. Un buon 10% di loro sono arrivati al sacerdozio.

OGGI
P. Carmine: Le cose sono cambiate moltissimo rispetto ai miei primi anni di missione. Oggi la missione ad gentes in Occidente ha perso attrattiva, ma i missionari che sono rimasti hanno altri mezzi, altre possibilità. Molto spesso però sono impegnati in territori che sono teatri di guerre fratricide anche molto sanguinose... e non so... forse adesso il compito della Chiesa è quello di testimoniare che un altro mondo è possibile, di portare un messaggio di pace e solidarietà e infatti si cerca di fare tanto anche nel sociale.
Anche nei primi tempi della mia missione noi missionari cercavamo di sopperire ad alcuni servizi che mancavano nei villaggi. Costruivamo scuole o dispensari, ma la nostra priorità era quella della prima evangelizzazione. Oggi mi pare che l’aspetto sociale abbia preso un po’ il sopravvento... Eppure credo che anche questo aspetto sia importante, è una faccia della carità. Le opere materiali talvolta servono per tradurre visibilmente la fede, lo diceva anche San Giacomo, “Ti mostrerò la mia fede attraverso le mie opere”... Però mi fa sorridere a volte, quando, proprio qui nel cortile della SMA di Genova, mi capita di sentire le nonne che dicono ai nipotini... “Ecco, siamo dai missionari... sai chi sono i missionari? Sono quelli che danno da mangiare ai negretti...”.
P. Mario: Oggi i chierichetti sono diventati parroci; alunni del seminario siedono ora in cattedra: rettori e professori. Ma lungo le piste della foresta, o nelle periferie delle città, tanta gente aspetta ancora il Vangelo. E i vescovi, tutti africani, continuano a chiedere missionari.
carmine mod
DOMANI
P. Carmine: In futuro sono convinto che le cose cambieranno ancora. Io penso ad un grande scambio tra le Chiese... certo, avremo ancora vocazioni in Europa, ma molte di più sono e saranno quelle delle Chiese povere, come quella dell’Africa... Allora sogno un giorno in cui ci saranno da noi sacerdoti africani a risvegliare a casa nostra la voglia di Vangelo, a ri-evangelizzare una terra che sta diventando arida... d’altronde era già successo nel medioevo no? che l’Europa che si era persa è stata ri-evangelizzata dagli irlandesi?... e allora, ecco, succederà di nuovo... la semina continua, e lo fa indipendentemente da noi.
P. Mario: Per il futuro credo che, oltre al primo annuncio che resta ancora da dare, occorre consolidare la vita cristiana. È facile, infatti, in Costa d’Avorio chiedere il battesimo, iscriversi a una delle cinque o sei corali che in ogni parrocchia animano le messe della domenica e dei giorni feriali. Meno facile, ma egualmente piacevole, entrare in seminario. Difficile, invece, vivere da cristiani in famiglia, nel commercio, in politica o nella pubblica amministrazione! Più difficile ma non impossibile. Il Vangelo è come il seme che, una volta gettato, germoglia e cresce.

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