Editoriale

sma (302)In ottobre, oltre ad avere celebrato il mese missionario, abbiamo iniziato un nuovo periodo per la Chiesa universale: il Sinodo dei Vescovi per una Nuova Evangelizzazione.
Molti dei nostri lettori si chiederanno: «Cosa significa “nuova evangelizzazione” per chi non ha ancora vissuto la “prima”?; e per voi che dite di essere missionari, in cosa vi riguarda la “nuova evangelizzazione” che sembra piuttosto rivolta ai cristiani scristianizzati dei vostri paesi di origine?»

Ecco qualche risposta:
L’evangelizzazione è unica: non ce n’è una prima, una seconda e forse altre: per la gente, per tutte le genti (ad gentes), in qualunque luogo si trovino, senza distinzione chilometrica, geografica, umana, in un contesto di villaggio globale, unico è il messaggio: variano le situazioni e il modo di evangelizzare, poiché sono cambiati i tempi e le persone, il modo di vivere e di relazionarsi.
Anche quella che chiamiamo “animazione missionaria” è evangelizzazione, missione.
La Missione è il modo di esistere della Chiesa; è per questo scopo che essa è stata istituita da Gesù e senza di essa non può esistere, non può dirsi Chiesa.

Il nostro ruolo di missionari/e
rimane quello di:
- ricordare sempre alle varie Chiese, ormai presenti in tutto il mondo, che se non è missionaria, unaq chiesa non ha il diritto esistere, non è Chiesa ma società che propone un modo di vivere, dei comportamenti particolari, regolati, per chi ne fa parte, dal codice di Diritto Canonico; tutt’al più la Chiesa diventa e sarà considerata, come spesso accade quando si pensa alla chiesa missionaria, un’ associazione benefica;
- far presente a tutti, cristiani e non, che Il punto di riferimento è solo e sempre uno: Gesù Cristo, l’uomo nuovo che salva e a cui dobbiamo convertirci noi per primi, per essere salvati oggi e non in un mondo ultraterreno, cioè in un mondo che comincia qui ed ora, anche se non ancora completo: è il “Regno di Dio”;
- far prendere coscienza che ogni cristiano deve collaborare a costruire, pur con difficoltà, questo nuovo mondo, mostra dei segni di questa sua presenza con le meraviglie che Dio opera attraverso i “servitori del Regno”, tutti coloro che vivono le Beatitudini del Vangelo e i costruttori di pace;
- ma dobbiamo essere coscienti che anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa a cui apparteniamo, ci sono dei costruttori di questo Regno e per questo bisogna guardare oltre i nostri confini personali e comunitari di chiesa, di associazioni, di gruppi di preghiera;
bisogna attendere con pazienza, allenarsi ai tempi lunghi, perché per Dio “un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno” (Salmo 90);
- essere sentinelle del mattino, come richiama Isaia(cap. 62,6), sulle mura della nuova Gerusalemme che di giorno e di notte non taceranno mai. Per dire cosa?:
* per dire a quelli che sono dentro le “mura” della Chiesa che c’è gente fuori che aspetta l’apertura della porta per poter entrare e beneficiare dei doni di “salvezza”; ma anche che non possiamo accontentarci di vivere tra di noi ciò che ci è stato donato, la fede che rimane viva solo se è donata;
che la cattolicità della Chiesa sarà completa quando noi accetteremo altri modi di vivere la fede e di esprimerla nel culto;
* per dire a quelli che sono fuori delle mura della Chiesa: che Gesù è venuto e viene per tutti ; che la fame di Assoluto di cui hanno bisogno, Lui solo la può colmare ; che Gesù non viene per negare, ma per affermare la dignità dell’uomo; non viene per distruggere, ma per completare.
P. Lionello Melchiori

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