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Martedì 26 Febbraio: abbiamo un incontro di preghiera con gli ammalati verso le 8. Aspetto Mathieu, il catechista, ma non lo vedo.
Alle 8,30 mando Firmin, il giovane che lavora alla missione, a cercarlo: la madre risponde che è al villaggio per una riunione. Non vorrei che mi aspettasse dagli ammalati. Chiedo ancora a Firmin di scendere nella cappella degli ammalati a controllare. Era proprio ad una riunione ed aveva dimenticato il nostro incontro.
Viene alla missione e scendiamo insieme per l’incontro di preghiera quaresimale. Nel villaggio si sono formati una quindicina di gruppi che si riuniscono il mercoledì pomeriggio, noi abbiamo scelto il martedì mattino. Nello foto il gruppo con alcuni ammalati.ceb
Mi parla poi della riunione cui ha partecipato. Dice con fierezza: stiamo organizzando delle piccole cooperative, dei gruppi si lavoro, ne abbiamo formato 16, mentre a Kparatao – il villaggio capo cantone del circondario – sono riusciti a crearne solo due. Ogni gruppo è formato da 10 a 20 persone, uomini e donne insieme, giovani e adulti, con un presidente che deve saper leggere e scrivere. Per intanto coltivano soia, mais, manioca. Nella foto: il laborioso lavoro di trasformazione dei tuberi della manioca in pasta per il gari. In marzo ci saranno sessioni di formazione a Lomé. Il programma è organizzato e finanziato dai Cinesi. Ogni gruppo invierà il suo presidente. Saranno spesati e completamente a carico degli organizzatori, viaggio compreso.
Qualche altro seme di Vangelo che cresce, o sintomi di novità, gente che si dà da fare, che non aspetta che siano sempre gli altri ad occuparsi di loro, lebbrosi compresi. Ecco François nel suo Centro, sta intrecciando corde di fibra. Avvolge il materiale attorno all’alberello, alle sue spalle, poi con le mani che ha, si mette all’opera.
Fuori dal Centro trovo Saleh, lui prepara calotte, berrettini bianchi. Nella foto con il catechista Mathieu.
pomodoriMentre passiamo davanti al dispensario vedo Safuana che esce con una bacinella di pomodori sul capo. Vedi quella donna, dice Mathieu, prende un mezzo pubblico, va ad Afem Kabié, dietro Tchamba – circa 25 kms da Kolowaré – compra pomodori e poi viene a venderli al villaggio.
Questa donna è ammirevole, tutti conoscono il suo coraggio a Kolwaré. E’ da lei che compro anche le banane.
Passo a salutare Bamélé. Sta preparando alele beignets di fagioli e olio di palma. I fagioli sono triturati su una pietra, ridotti in farina, poi messi in un sacchettino con l’olio e fatti cuocere. Nella foto la pentola piena di alele che stanno cuocendo.
Mercoledì 27 partecipo alla riunione di preghiera con la comunità di base San Antonio da Padova. Si riuniscono davanti alla grotta. Sui 25, tanti parlano solo kotokoli. Ho distribuito ai vari gruppi dei testi e qualche indicazione per facilitare l’incontro. Sorpreso dalla partecipazione attiva di tutti.
Sylvain, il catechista principale, traduce gli interventi in Kotokoli. Foto accanto.
Come ha detto il Papa nel suo ultimo tweet credo che ognuno dei presenti sentiva la gioia di essere cristiano, di essere amato da Dio che ha dato suo figlio per noi.

Silvano Galli,

Kolowaré, 28 Febbraio 2013

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