Vivere nella formazione; un'educazione lenta ma indispensabile

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Caro P. Eugenio, come va? È già passato un po’ di tempo dalla tua partenza e ti avevamo lasciato alle prese con la ristrutturazione della casa di formazione... come procedono i lavori?

E si’! Sono arrivato in Costa d ‘ Avorio il 26/07/2011, raggiungendo gli studenti di Filosofia e di Teologia che si erano rifugiati presso i Cappuccini ad Angré (in periferia d’Abidjan) per terminare l’anno accademico che era stato interrotto a fino marzo 2011 a causa della situazione di crisi postelettorale iniziata nel 2010.
Il 4 agosto, tutti sono ritornati a casa loro, mentre P. Luigi Alberti ed io ci siamo trasferiti al Foyer SMA di Ebimpé (casa nostra), che era stato SACCHEGGIATO e devastato terribilmente e… la cappella profanata! È stato uno spettacolo desolante e P. Luigi piangeva! Qualche lavoro di pulizia e di riordino è stato fatto subito, ma il grosso dei lavori è cominciato ad agosto. Il superiore generale, che avevo incontrato a Roma prima di venire in Costa d’Avorio, mi aveva chiesto di prendere contatto con un’impresa del posto per “mettere in ordine la casa degli Studenti”, che avrebbero ripreso la scuola in settembre 2011. Quindi il Foyer doveva essere pronto a ricevere una ventina di Teologi. I Filosofi sono stati orientati a Lomé (Togo), dove si stava costruendo per loro una grande casa di formazione, che ora è terminata e funziona. Ci siamo messi di buona volontà e alla vigilia dell’arrivo dei giovani tutto era pronto e il 24 settembre 2011 c’è stata l’apertura ufficiale dell’ Anno accademico.

Ci descrivi un po’ la vita nella casa di formazione?

La nostra Casa di formazione, o Foyer, è un complesso che comprende: cappella (totalmente rimesa a nuovo), refettorio, cucina, lavanderia, biblioteca, residenza dei padri (5) dei Teologi, ex residenza dei Filosofi (disabitata e da riordinare); campi di calcio, basket e pallavolo; porcile che attende l’arrivo di due coppie di maiali, pollaio (vuoto) e piantagione di igname e manioca e palme da olio; linfine garage per le auto e i due piccoli bus. Questa struttura accoglie una ventina di Studenti di I, II, III Teologia, (i quali risiedono, mangiano, bevono, giocano, dormono, pregano e studiano) ed ha bisogno di quattro operai e tre cuoche. Ogni mattina, i ragazzi vanno a scuola all’Istituto teologico del CFMA ad una quindicina di chilometri e lì incontrano studenti di Teologia (quest’anno sono 128), provenienti da una quindicina di Paesi africani (qualche “mosca” bianca c’è ancora), membri di una dozzina di Istituti diversi. Tutti sono “formati intellettualmente” da una ventina di professori provenienti da Istituti Teologici di vari Paesi d’Africa. Questa varietà di persone è un’autentica ricchezza umana, culturale e spirituale. La convivenza è buona e si nota sul volto delle persone la volontà di accettarsi reciprocamente e di vivere la pace. Il CFMA si trova in un quartiere etnicamente variopinto e socialmente povero.
Quando i giovani rientrano al Foyer per il pranzo, chiedo subito come è andata la mattinata: a volte la risposta è breve: “sì, bene!” Altre volte c’è uno scambio su un tema o un altro. A tavola ti trovi una volta con un Ghanese, un Centrafricano e un Ivoriano, un’altra volta con un Congolese, un Burkinabé, un Nigeriano, un’altra volta con un Togolese, un Beninese ed è sempre bello poter scambiare emozioni ed esperienze. Poi ci sono gli incontri personali che ti permettono di conoscere le famiglie dei ragazzi, ciò che ognuno sta vivendo nella sua scelta di diventare missionario Sma.
Ci sono momenti forti nella formazione dei candidati al sacerdozio missionario: come gli Esercizi spirituali all’inizio dell’anno; una giornata di Ritiro spirituale all’inizio dell’Avvento e della Quaresima, l’Accompagnamento (la direzione) spirituale personalizzato. Poi ogni giorno la Messa e Lodi al mattino presto, la preghiera solenne dei Vespri e a “Tu per tu” con Gesù nell’adorazione eucaristica personale.

In questo numero di SMA notizie ci vorremmo concentrare sulla questione economica e la dipendenza economica della chiesa locale dai missionari... tu che cosa puoi dirci riguardo a questo?

Una prima constatazione: 40 anni or sono (io sono arrivato 43 anni fa!!) i missionari SMA internazionali erano molto numerosi ed attivi (150-160 padri), tutti bianchi, nessun confratello africano. Oggi, nel 2013, noi bianchi siamo rimasti in 16 e lavoriamo con 15 Africani, una trentina in tutto ed il clero locale ha raggiunto i 1500 Sacerdoti .
I missionari bianchi sono venuti in missione sostenuti dalle loro famiglie, parrocchie e gruppi missionari e sono ancora adesso aiutati. I confratelli africani non hanno alle spalle nulla di simile (le loro famiglie sono in genere povere, le parrocchie d’origine hanno delle grosse difficoltà a far fronte ai loro bisogni), e quindi si appoggiano e chiedono aiuto ai “Grands frères” che siamo noi!
Anche i sacerdoti africani (diocesani) sono stati “abituati male” a sentirsi “gli assistiti” dal missionario bianco e, con difficoltà, stanno “educando” la gente a prendersi a carico la presenza di uno-due sacerdoti della loro parrocchia: Il cibo africano non mancherà mai sulla tavola del parroco nero, ma il denaro per le spese correnti (riparazione d’ auto, benzina, riparazione della chiesa, delle sale della catechesi o del mobilio) scarseggia sempre, non è sufficiente o addirittura non esiste. Allora tutte le domeniche, alla celebrazione dalla Messa, si chiedono soldi attraverso due questue: una ordinaria e l’altra straordinaria, per questo o per quell’altro bisogno urgente della chiesa o della casa canonica. Se questo sistema non arriva ad un esito positivo si lasciano andare le cose per il loro destino, queste si logorano, decadono e poi restano inutilizzabili per parecchio tempo o per sempre!
A volte il sacerdote africano è preso d’assalto dalla sua famiglia che richiede aiuti, che il sacerdote non può dare, perché non ha. Questo crea tensioni, nervosismo e disagi nel sacerdote. Queste ed altre situazioni simili spingono il sacerdote a metter su un commercio, oppure ad iniziare una piantagione di Hevea, o addirittura a chiedere al Vescovo di andare alcuni anni all’estero (Francia, Italia, Stati Uniti, Canada) per sostituire un sacerdote o dare una mano in parrocchia ed ottenere un po’ di soldi; oppure chiede un prestito che poi non riuscirà a rimborsare. I soldi, o meglio la mancanza di denaro, lega e limita molto la pastorale parrocchiale e missionaria.
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Come vengono educati i futuri SMA alla responsabilità economica e alla gestione delle finanze?


Ai nostri giovani di Teologia queste cose sono dette in lungo e in largo. Anche al CFMA ci sono state delle lezioni sulla gestione di una parrocchia, fatte dal nostro confratello P. Lorenzo Rapetti, quando era economo di quella struttura. Ogni studente giovane ha un quadernetto dove nota tutte le spese fatte e tutte le entrate, ed ogni mese lo fa vedere all’economo.
Li invitiamo a prendersi cura della “loro-nostra casa”; ad imparare a riparare subito una cosa, che “si è rotta” o meglio, io dico loro: “che io ho rotto!”. Quante volte li invito a non sprecare né il cibo, né l’acqua, né la luce, né la carta per scrivere.
All’inizio dell’anno ho chiesto ai giovani di dire cosa erano capaci di fare: è risultato che sanno fare parecchie cose ed io sono stato stupito di avere in casa dei riparatori di computer, degli elettricisti, degli idraulici, dei pittori, dei calzolai e dei parrucchieri, dei sarti, degli agricoltori, dei musicisti, dei cantautori.

C’è differenza nello stile dei neo-missionari SMA da questo punto di vista rispetto al clero locale? Quale?


La risposta a questa domanda non è facile ed è necessariamente legata alla mia esperienza personale. In passato sono stato in due seminari diocesani: sei anni a Yopougon e sei anni a Katiola, dove ho avuto a che fare con dei giovani del primo e secondo ciclo liceale: alcuni hanno “approfittato degli studi a buon prezzo”: molti sono usciti ed hanno un buon impiego nella società, parecchi sono diventati sacerdoti, e tre sono diventati vescovi. Quando ci si incontra, con gioia e riconoscenza si fa memoria di quanto vissuto assieme nel passato. Sei anni li ho passati, come vice regionale ad Abobodoumé dove ho accolto molti confratelli bianchi e neri. Abbiamo cercato di creare un clima di famiglia, ma non tutti i confratelli sono entrati nel gioco, per alcuni, (per fortuna pochissimi) la casa era come un “albergo” senza orari!
Da due anni sono al Foyer di Ebimpé, in una comunità totalmente SMA e composta unicamente da Teologi, prossimi a diventare miei confratelli al 100% con il Giuramento perpetuo e il Diaconato. Mi sento quindi maggiormente impegnato a meglio educarli e formarli: alla moderazione, al risparmio, al rispetto delle persone e delle cose, che sono mie-loro-nostre. È un’educazione lenta, ma indispensabile. Mentre il clero diocesano deve dibattersi per trovare aiuto e sostegno, i missionari SMA africani trovano sempre il sostegno e l’aiuto presso i loro confratelli “grands frères”.

Quali sono i bisogni essenziali delle case di formazione? Le spese vive che devono essere per forza sostenute dalla SMA?


La prima necessità è il cibo per nutrirsi, per vivere e crescere: sono giovani sui 25 anni, mangiano come “lupi”! Non sanno cosa sia la minestra: vogliono sempre cose solide e abbondanti. I prezzi del riso, igname, banana, manioca, legumi, frutta, verdura, condimenti sono elevati e crescono ogni giorno.
La seconda necessità è il carburante (il prezzo della benzina è aumentato e forse aumenterà anche il gasolio) per il trasporto degli studenti che vanno a scuola col Bus (40 Km al giorno), un Bus che ha 9 anni e l’altro che ne ha 15!
Altro punto caldo è la tassa scolastica annuale: 430.000 FCFA cadauno (644 €), per 20 studenti.
Altra necessità sono i libri: Bibbia, Breviario, Messale settimanale e domenicale, Dizionari teologici, Sinossi evangelica, Documenti del Concilio Vaticano II, Documenti della Chiesa etc. Abbonamenti a riviste di teologia; acquisto di libri per la biblioteca; abbonamento mensile alla connessione internet e manutenzione di una decina di computer.
Il costo della salute: visite mediche, oftalmologiche e dentistiche; acquisto di medicine per curare la malaria, il tifo, i raffreddori, i ricoveri ospedalieri e gli interventi chirurgici.
Anche lo sport ha le sue esigenze: attrezzature sportive, campo, palloni, spostamenti per competizioni sportive con altri Istituti.
Tutti gli aiuti che vengono dall’esterno: amici, parrocchie, famiglie, Borse di studio, Giornate Missionarie, aiuto della Provincia italiana, riescono a pagare parzialmente, queste spese quotidiane. Il rimanente viene coperto dalle sovvenzione della Casa generalizia di Roma.
I lavori extra-ordinari di ripristino della casa (eseguiti per riparare i danni causati dagli atti vandalici del marzo-aprile 2011) non sono ancora finiti: quelli fatti sono stati pagati da persone singole particolarmente generose, e da Sma Solidale Onlus.
Colgo questa occasione per ringraziare, personalmente e a nome dei Padri e degli studenti, tutti coloro che ci hanno aiutato e che desiderano continuare a sostenerci. Il Signore vi accompagni durante tutto questo nuovo anno. Grazie.

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