Intervista a Fabien Sognon, vicesuperiore del distretto “Golfo di Guinea” in Togo.

fab2Che cosa ci puoi dire sul tema del finanziamento delle missioni in Africa? Ricevono soldi da parte della Chiesa locale?

Le missioni in Africa sono in parte finanziate dai contributi delle diverse province SMA europee e in parte dalle risorse che riescono a raccogliere sul posto, anche se non ricevono alcun finanziamento stabile da parte della Chiesa locale. I contributi delle province garantiscono ai membri della SMA di potersi spostare per raggiungere i loro luoghi di missione e vivere con il minimo indispensabile per la sopravvivenza e ciononostante non si tratta di spese da poco. Inoltre non si può dimenticare che la maggior parte del budget serve per assicurare la formazione nei seminari.

In Togo avete una grande casa di formazione. In generale sembra che le spese per il mantenimento delle case di formazione rappresentino la voce principale del bilancio della SMA. È giusto questo, secondo te?
Le case di formazione non dipendono dai distretti, bensì dal generalato, quindi sta al generalato provvedere al loro finanziamento ogni anno e spesso esse sono limitate nelle loro opere proprio dal budget che ricevono dal generalato. Le spese per l’istruzione continuano ad aumentare e la maggior parte dei costi sono legati a questo. Ben poco rimane per la manutenzione e le altre attività. Essendo la formazione un elemento importantissimo per la missione del domani, siamo obbligati a provvedere il necessario affinché le case di formazione possano eccellere e dato che ce ne sono tante bisogna che i fondi siano ripartiti tenendo conto della realtà di ciascuna di esse e dei suoi effettivi bisogni ed è assolutamente normale, secondo me, che lì vada la maggior parte del denaro.

...e inoltre la formazione del clero locale era una priorità per il nostro fondatore... perché?
La formazione del clero locale era e resta una priorità, e questo è comprensibile. La SMA è stata la prima a portare il Vangelo in queste terre e per assicurare una continuità nella missione e nella comunicazione della Buona Novella che vi è stata seminata, va da sé che si debba formare la gente locale che è destinata a portare avanti quanto noi abbiamo fatto fino ad oggi in Africa tra le genti più abbandonate. A questo punto non possiamo che gioire nel vedere che la chiese locali sono gestite dal clero locale, i cui numeri crescono di giorno in giorno. Questo è un buon segno.

Le case di formazione e le missioni SMA in Togo ricevono contributi economici da parte delle comunità locali? Donazioni dalle parrocchie? Contributi in natura da parte dei fedeli o delle famiglie degli studenti?
Certo! Tutte le case di formazione ricevono qualcosa dalle comunità locali, ma resta da vedere quanto questo incida sul budget annuale. Ci sono donazioni che di tanto in tanto arrivano da parte di gente di buona volontà; contributi in natura e viveri, secondo le possibilità di ciascuno... si vede che c’è la volontà di donare qualcosa e di partecipare al finanziamento, ma la carità è limitata dalla realtà sociale del paese. Anche se c’è la volontà di donare, la gente si trova in una condizione economica precaria che ne limita i mezzi. Per quanto riguarda le parrocchie, quelle che si trovano in un contesto urbano possono rispondere talvolta, anche se non sempre, alle nostre richieste d’aiuto, mentre le parrocchie di campagna possono offrire alimenti, ma non denaro, e sapeste quanto sono generose nel tempo del raccolto! Infine le famiglie degli studenti sono invitate a partecipare in una certa misura alla formazione dei loro figli, senza lasciare tutto in carico alla casa di formazione che li accoglie.

In Togo le missioni SMA cercano in qualche modo di emanciparsi dal sostegno economico dei missionari europei?
L’aiuto economico dei missionari è sempre servito a sviluppare le missioni. Molte missioni sono state costruite e continuano a sostentarsi con l’aiuto delle Chiese del Nord del mondo che finanziano quelle del Sud. Tali missioni riescono a fare ciò che i mezzi consentono loro di fare. Alcune parrocchie si sono dotate di centri che contribuiscono allo sviluppo della pastorale. Fintanto che quanto può essere fatto è in grado di dare una mano allo sviluppo della Chiesa locale, tanto meglio, ma la gente si sviluppa anche in funzione dei mezzi che ha a disposizione...

Che differenza c’è secondo te tra un prete locale formato dalla SMA e uno diocesano?
L’unica differenza che vedo riguarda l’orientamento della pastorale. Il missionario ha una formazione che lo spinge verso la missione ad gentes, ma anche questo è relativo. Il vero missionario è orientato alla missione, alla fondazione di nuove chiese, è più mobile di altri che invece pensano di installarsi in un luogo senza spendersi troppo per i bisogni dei luoghi più isolati. Ma mi sento di dire che tutto questo è relativo, poiché la maggior parte delle diocesi oggi non ha più molti missionari e riesce comunque a fare una buona pastorale con i mezzi che ha a disposizione. Anche per poter progredire in questo senso, tutto dipende dai mezzi che si hanno.

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