Collaborazione e corresponsabilità

Due modi di illustrare uno stesso modo di vivere insieme.
Uno che punta di più sul fare insieme. Collaborare è mettere insieme le proprie forze nella diversità dei doni ricevuti e condivisi.
L’altro, essere corresponsabili, che si concentra sul sentirsi protagonisti di uno stesso progetto che sta a cuore.
L’uno senza l’altro non conduce da nessuna parte.
Se è solo collaborazione, il rischio è di fissarsi sulle diversità, sui ruoli, e questi diventano la parte più importante di un rapporto.
Se è solo corresponsabilità, il rischio è di appiattirsi su un progetto senza tenere conto che non tutti abbiamo gli stessi doni.

Il grande esercizio è di coniugare (nel senso etimologico della parola: essere uniti dallo stesso giogo, strumento che si usava per far lavorare meglio e nella stessa direzione) queste due realtà.
Pensare a un rapporto tra la SMA e i laici che ne frequentano le case, o vogliono fare una parte del cammino della loro vita assieme ai missionari, non può essere concepito altrimenti.
Sia esso in Africa, dove conosciamo il ruolo importantissimo dei catechisti, degli animatori, ecc., nella diffusione del Vangelo e del messaggio del Regno quando la parrocchia è vasta, sia qui nei nostri paesi, questo camminare insieme non può che seguire queste due indicazioni.

Molto spesso si parla di numeri, di mancanza di sacerdoti / missionari, ma siamo ancora nel solo campo della collaborazione.
La corresponsabilità sta al di là di questo mero calcolo matematico. L’annuncio del Vangelo e del Regno di Dio non riposa sulla buona volontà di qualcuno. È “a-fare” di tutti!
In questo interesse comune, nasce, al di là di quanti si è, la corresponsabilità.
Non ci sono professionisti o dilettanti nell’annuncio del Regno!
Questo essere tesi verso questo annuncio tocca tutti, e questo toccare tutti si trasforma in collaborazione, “perché , là dove è il vostro tesoro, là sarà il vostro cuore.” (Lc 12,34)
La collaborazione può finire quando cambiano i luoghi, le persone, le età e, perché no, la mentalità; la corresponsabilità, quella non finisce mai, la porti dentro e la vivi ovunque.
«Il passaggio dal primo al secondo non è mai realizzato completamente, è sempre in fieri e resta in ogni caso dinamico, anche perché non va pensato come adeguamento a una misura che i preti (religiosi) avrebbero raggiunto e verso la quale i laici arrancano. La verità è che tutti, laici e preti (religiosi) devono adeguarsi all’unica figura piena della vita cristiana che altro non è se non il Cristo, e che la corresponsabilità di cui si parla non va pensata come una collaborazione più intensa, esigente e generosa (alla fine collaborando tanto e bene si diventerebbe corresponsabili). A fare la differenza tra collaborazione e corresponsabilità non è tanto il tasso di impegno, dedizione e coinvolgimento richiesti, quanto la chiarezza dell’obiettivo che si persegue insieme, l’uno con l’altro, l’uno per l’altro». (Sartorio, Fare la differenza, Cittadella Editrice, 2011, p. 131).

MB


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