Assemblee... In Cammino: Delega e Corresponsabilità

feiole e laiciSi è conclusa in questi giorni l’Assemblea Generale che ha deciso le linee guida per il futuro. Negli ultimi tre numeri abbiamo cercato di analizzare per i nostri lettori alcuni dei punti principali che si dovevano discutere a Roma prima, e durante l’Assemblea italiana poi, nel corso dell’incontro dei primi di luglio (il ruolo del missionario del futuro; i nuovi luoghi della missione, la questione delle risorse economiche) e questa volta, come punto finale della nostra riflessione, abbiamo deciso di trattare l’ultimo tema scottante per il futuro della SMA ovvero quello del ruolo, inevitabilmente crescente, dei laici.

In un mondo in cui le vocazioni vanno via via diminuendo (l’ultimo SMA italiano, padre Lorenzo Snider, è stato ordinato nel 2006 e ha fatto il suo giuramento perpetuo nel 2005 ed attualmente non ci sono giovani che abbiano espresso il desiderio di entrare nella Società o che la frequentino per periodi più o meno brevi di discernimento vocazionale), è chiaro infatti che il ruolo dei laici è destinato a crescere nella Chiesa tutta e nelle varie congregazioni religiose i cui membri non riescono più a garantire da soli tutti i servizi che una volta potevano offrire. Le scuole cattoliche private ad esempio sono state le prime a dover assumere personale laico nel proprio corpo insegnanti, mentre le segreterie e le redazioni di molte riviste di Istituti religiosi, senza l’aiuto delle persone comuni, semplicemente non potrebbero più sussistere.

Quali saranno allora le scelte della SMA internazionale su questo tema delicato e quali le loro attuazioni concrete nella SMA italiana?
Per il momento azzardare una risposta a queste domande è impensabile, perché il futuro sta nelle mani di Dio e non ci è dato conoscerlo in anticipo, ma forse dare uno sguardo a quella che è la situazione attuale può aiutarci a capire quali potrebbero essere gli scenari possibili.
Senz’altro, al centro di tutto dovranno essere posti due concetti basilari che forse fino ad oggi non sono mai stati abbastanza sottolineati; quello di delega e quello di corresponsabilità.
Delegare qualcuno a fare qualcosa significa dargli fiducia e lasciare che agisca per conto nostro avendo a priori il nostro appoggio. Corresponsabilizzare significa invece far sì che anche l’altro sia coinvolto nelle nostre responsabilità, che condivida con noi non solo il peso del lavoro da fare, ma anche quello delle decisioni da prendere, che devono diventare collettive e condivise, non solo accettate, o peggio, subite.
Claudia Guglielmi, formatrice dei laici del CMD di Padova, che incontriamo in questo numero a p. 9, ci propone il modello della casa di Marta, Maria e Lazzaro a Betania, come indicativo di un modo prettamente cristiano di vivere la Chiesa e le sue attività, nel quale tutti, da Gesù, ai suoi apostoli (il clero), fino a Lazzaro e le sue sorelle (i laici) siedono insieme, attorno allo stesso tavolo, per condividere un pezzo di cammino, forse immaginare un futuro comune e organizzarsi per i passaggi successivi. A Betania ognuno porta ciò che ha in termini di capacità e lo mette al servizio degli altri e della Chiesa in un processo costruttivo in cui ciascuno ha la possibilità di esprimersi al meglio. Delega e corresponsabilità non possono che nascere in un contesto come quello, attorno a un tavolo, che vede riunite nel Signore, tutte le componenti della Chiesa universale.

Il laicato in Italia

Per le nostre case italiane il laicato rappresenta una risorsa importantissima, anche se forse fino ad oggi è rimasto poco visibile.
Proprio come succede in una grande famiglia, molti di coloro che frequentano la SMA italiana, sono animati dallo spirito di servizio e, ciascuno per la sua parte, si offrono per dare una mano anche solo nelle piccole faccende del quotidiano.
Fare qualcosa in casa diventa così un modo concreto di condividere un ideale, di sentirsi parte di un progetto più grande, di sentirsi utili, seppur nel piccolo, alla diffusione del Vangelo.
Così, quando chiedi ai padri che cosa pensano del “basso profilo” del laicato in Italia, essi rispondono che prima di tutto non si tratta di “basso profilo”.
Contribuire al buon funzionamento della casa, dando una mano con le pulizie delle stanze e la confezione delle bomboniere, con la cura del giardino e la disponibilità a montare e smontare le infrastrutture per le feste (o a cucinare e servire ai tavoli durante le stesse) o con tutti gli altri piccoli e grandi lavori di manutenzione che la gestione di abitazioni grandi come quelle di Genova e Feriole richiede, vale esattamente tanto quanto mettere a disposizione le proprie capacità intellettuali per compiti delicati come la contabilità (vedi i coniugi Verzura dei quali parliamo in questo numero a p. 11, l’animazione missionaria, la partecipazione alla programmazione dei lavori dei gruppi, la redazione della rivista, la cura del sito o la preparazione di montaggi foto o video, o ancora il lavoro d’archivio presso la casa del generalato di Roma.

In Italia, così come altrove d’altronde, il laicato assume dunque forme e sfaccettature molto diverse in base alle persone che si mettono a disposizione. Come in ogni rapporto umano sano, infatti, ciascuno deve sentirsi libero di dare (e ricevere) qual che può e quel che sente di poter dare (e ricevere). Ci sono persone bravissime che amano il lavoro manuale, ma non riescono a stare chiuse in chiesa per una notte di adorazione, o viceversa persone tutte dedicate al supporto spirituale che non hanno però dimestichezza con i lavori materiali.
Tutto questo in Italia va sotto il semplice cappello del volontariato ed è completamente affidato alla coscienza individuale del momento e, come dicono i padri, alla Provvidenza. Al laicato SMA italiano mancano infatti atti d’ufficio, documenti e impegni ratificati sulla carta, oltre che nel cuore. Non esistono, come dice padre Toni, “forme semplici e specifiche per una prossimità stabile”, né forme di contratto agevoli che permettano in qualche modo di “ingaggiare ufficialmente” persone per determinati progetti o compiti, garantendo loro la giusta retribuzione per il loro lavoro e questo, in alcuni casi, sta diventando un problema e probabilmente lo sarà nel prossimo futuro quando, proprio a causa della riduzione del numero dei padri, molti compiti, anche gravosi, dovranno per forza di cose essere affidati ai laici che a quel punto dovranno scegliere tra il un lavoro fuori dalla SMA e un impegno a tempo pieno all’interno di essa.
Tenendo conto di questo, non va però dimenticato che rapporto SMA - laici non può essere ridotto ad un contratto di lavoro, ma deve restare per prima cosa una condivisione di ideali, nella quale padri, suore e laici si sentano uniti in Cristo non solo dalle parole del Vangelo, ma anche e soprattutto dal carisma specifico del fondatore.

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