Vivere in osmosi: tra la SMA e il mondo

kwangiora 7Claudia Guglielmi, un bel sorriso aperto sotto i capelli biondi e corti, cresciuta nel suo amore per l’Africa alla SMA di Feriole, oggi lavora come formatrice presso il Centro Missionario Diocesano di Padova. La sua storia è un bell’esempio di come, partendo dalla SMA, si possano servire la Chiesa e la missione anche al di fuori delle nostre case.
Claudia, giovane animatrice della parrocchia del Santo di Thiene (VI), a cui la vita in quell’ambiente sta troppo stretta, mette piede per la prima volta alla SMA di Feriole all’inizio degli anni ’90, dopo aver sentito predicare nella sua Chiesa padre Mauro Armanino.
Fin dal primo giorno è amore a prima vista: l’accoglienza dei padri e delle suore, l’aria di famiglia, lo spirito di servizio la fanno sentire finalmente a casa. Una casa, dice Claudia, come quella di Betania, capace, nello stare insieme dell’accoglienza, di proiettarti contestualmente fuori, nel mondo.


Il primo viaggio in Africa


Da subito sente di voler capire di più che cosa l’attira così tanto all’Africa, e di volerlo fare proprio con la SMA. Inizia il percorso GAG (Gruppo Ad Gentes), e si immerge nel carisma del fondatore. Nel ’94 si laurea in Economia e Commercio e come regalo, chiede ai suoi la possibilità di fare il suo primo viaggio in Africa.
Claudia, con padre Mauro e alcuni altri compagni del GAG, parte e viene accolta dai padri Martino Bonazzetti e Luigi Alberti a Nassian in Costa d’Avorio, dove vive un’esperienza profonda, che la tocca nell’animo e i cui ricordi ancora oggi le riaffiorano spesso alla mente.
Al ritorno, la sua voglia di missione è sempre più forte e Claudia entra in un altro percorso esistente in quel momento a Feriole, il SAM (Servizio Alla Missione): padri e laici, mentre cercano di costruire quella che oggi viene chiamata una “fraternità missionaria”, lavorano insieme sia nell’animazione qui sul territorio, sia in Africa (in quegli anni al SAM era stata affidata la gestione del centro di accoglienza Botogoni, della diocesi di Bondoukou, in Costa d’Avorio).
Dopo aver lavorato qualche mese come contabile e responsabile di una cooperativa sociale che si occupa dell’inserimento lavorativo dei disabili nel vicentino, lavoro che le piace e la soddisfa, Claudia sente di nuovo il richiamo della missione e, passato un periodo di crisi, sceglie di dedicarsi completamente alla SMA.
Nel ’97 si trasferisce a Roma, dove lavora accanto all’economo generale, padre Lorenzo Rapetti, e con padre Renzo Mandirola. Lì ha l’occasione di conoscere gli scritti di Mons. de Brésillac, che la conquistano definitivamente.
Proprio mentre Claudia è a Roma il progetto del SAM entra in crisi. Nel 2001, di ritorno a Padova, la nostra amica accetta un lavoro al Centro Missionario Diocesano.

Qualcosa di speciale che mi porto dentro

La voglia di partire però non le dà tregua e nel 2002 inizia in Diocesi un nuovo percorso formativo, Laici per la Missione. Dopo due anni, le viene chiesto di partire. Claudia ha l’impressione di tradire la SMA e ha bisogno di essere rassicurata dai padri, che la confortano sul fatto che servire i più poveri e la chiesa locale dell’Africa dicendo sì al CMD, significa esattamente seguire il carisma del fondatore e così, nel 2004, parte per il Kenya, dove resta per 3 anni e mezzo.
Al termine dei 42 mesi, a Claudia viene proposto di rientrare a Padova e occuparsi della formazione dei laici ed è lì che, nonostante le prime reticenze, oggi la troviamo, negli uffici del CMD, dove sente di poter continuare a vivere il carisma di Mons. de Brésillac.
Se le si chiede quali sono i suoi rapporti attuali con la SMA, dice con un po’ di nostalgia: “Vorrei poterci essere molto di più..., ma il legame è radicato. Io sono figlia della SMA!”.
Claudia infatti, sente di avere qualcosa di speciale, di portarsi dentro il carisma del fondatore, e quel suo senso di appartenenza ad una famiglia, alla famiglia religiosa SMA... e queste cose le vuole regalare al mondo intero, le vuole condividere con tutti.

Delega e corresponsabilità


Quando le chiedo che cosa pensi delle nostre due parole chiave “delega” e “corresponsabilità”, Claudia ride, ci pensa solo un attimo, e poi risponde che le due cose devono andare di pari passo. Che se delegare significa solo scaricare su un altro una responsabilità non va bene; che laici e padri devono riconoscere di avere ruoli distinti, necessari l’uno all’altro, da mettere insieme in un processo di crescita che deve arricchire entrambe le parti.
Oggi siamo ancora lontani dal raggiungere questo obiettivo, ma non possiamo esimerci dal provare a metterlo in atto. Secondo Claudia stiamo vivendo un periodo di grazia, ma molto delicato. La crisi delle vocazioni riguarda un po’ tutti, la SMA come la diocesi, e tutti dovremo renderci conto del fatto che se si aspetta che non ci siano più preti o suore per delegare e responsabilizzare i laici, si rischia di arrivare impreparati e soprattutto di perdere la grande opportunità che abbiamo già oggi di essere chiesa ricca perché diversificata, viva e attiva in tutte le sue componenti.
Ci troviamo in un momento storico importante e ricco di fermento, con un nuovo papa che viene da un mondo in cui per forza di cose i laici hanno un ruolo molto attivo nella Chiesa cattolica e dobbiamo essere capaci di andare anche noi in quella direzione.

Betania

Claudia sceglie di concludere il nostro discorso ritornando all’immagine di Betania, di quella casa accogliente dove non si deve solo arrivare per riposare, ma dalla quale si deve ripartire, ciascuno con le proprie specificità, verso il mondo esterno.
Se questa è l’immagine centrale, non conta il numero delle persone che si mettono in cammino, bensì il loro cuore, la loro passione bruciante, l’unica capace di dare umanità e colore alla Chiesa tutta. E il Messaggio, partendo da Betania, è destinato a diffondersi per irradiazione. A Betania ognuno di noi deve prendere energie per poi portarle fuori, ovunque si trovi nel mondo

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