Lo scambio dei Talibé

Dalla missione di Kolowaré (Togo), p. Silvano Galli ci invia questo scritto illuminante, su cui riflettere, testimonianza preziosa che rappresenta "qualche goccia d'Africa" per un po' di compagnia in questo mese d'agosto. Il contributo è tratto da Contes et mythes wolof II, Du Tieddo au Talibé, di Lilyan Kesteloot, Bassirou Dieng, Présence Africaine, ACCT, IFAN, Paris 1989


devozione


Una volta c’era un uomo. Dio gli aveva aperto le porte della fortuna,
ma non sapeva approfittarne. Per mancanza di educazione finì per
perdere tutto ciò che possedeva. Giunto all’età del matrimonio andò a
trovare la figlia di suo zio.

Lo zio gli disse:
- A causa della tua arroganza, non ti concederò mia figlia; poiché sei
cosi maleducato che tutto il villaggio ne parla, per questo non te la
darò.

Andò a trovare suo padre che gli disse la stessa cosa. Andò a
trovare sua madre, stessa risposta, sua zia paterna, stessa risposta. Rinunciò al
matrimonio.

Alla fine, la ragazza che amava, e che era sua cugina, andò
da suo padre e gli disse:
- Padre, se decidessi, mi permetteresti di sposare il figlio di
mia zia? Perché se viene tuo nipote, a casa tua, ti chiede una
sposa e tu, tu suo zio, lo cacci, non potrà mai avere altre
mogli nel suo villaggio natale. Colui che i genitori hanno
cacciato dalla sua famiglia, non potrà avere alcuna moglie
altrove.

Il padre risponde:
- Non te lo darò mai.

La figlia testarda insiste:
- Conducimi dai suoi genitori, ne parleremo, sono io la futura
sposa e posso sopportare tutto.

Il padre riprende:
- Sei tu che sarai la sposa e puoi sopportare? Va allora! Tutto
ciò che raccoglierai, domani lo mangerai, sarà il tuo cibo.

- Va bene, acconsentì la ragazza.

Fu data in sposa.

Tutto ciò che si temeva accadde. Il giovane raddoppiò di maleducazione. La ragazza lo
sopportò, pensando che avesse ancora una mentalità infantile e che un giorno sarebbe
cambiato.

Un giorno, un talibé (pellegrino musulmano) si presenta a
casa per chiedere l’elemosina. La donna prende una parte del
pranzo e gliela offre.
In quel momento arriva suo marito e le
chiede:
- Chi è colui che è con te?

Quando ella disse che era un talibé,
il marito la schiaffeggiò, rovesciò
tutto, pranzo ed elemosina. Il talibé
scappò. L’uomo picchiò la donna a
tal punto che Dio non vide nei suoi
abiti che degli stracci.

La donna disse:
- Era proprio quello che dicevano i miei genitori. Credevo fosse solo
mentalità infantile e tutto si sarebbe risolto, ma ciò che constato non
è solo questo, ma maleducazione, mancanza di rispetto,
impertinenza, arroganza.

Prese i suoi bagagli e ritornò da suo padre. I suoi genitori le dissero:
- Ti avevamo avvertita. Ma contraddire e poi rendersi conto del contrario è quel che c’è di
meglio.

La donna rimase diversi anni a casa. Poi un uomo la prese in sposa e la condusse a casa sua.
Il matrimonio fu felice.
Un giorno il marito dice alla moglie:
- Uccidimi tre polli, li mangerà colui che Dio ci invierà.
La moglie risponde:
- Siamo solo in due, non possiamo ucciderne solo uno?
- No, preparali tutti e tre.
La donna prepara i tre polli. Al momento del pasto ne mangiano uno
e conservano gli altri due.

Poco dopo arriva qualcuno, un inviato da
Dio:
- Chiedo l’elemosina, dice.
Il marito dice:
- Te l’avevo detto: colui che Dio manda, condividerà il tuo pasto.
Prendi uno dei polli e dallo al talibé.

La donna prende un pollo per darlo al mendicante. Il cielo era scuro e
minaccioso. In quel momento ci fù un lampo. La donna guarda il
giovane e vede il suo volto. Correndo e piangendo, entra nella sua
camera e cade ai piedi di suo marito.

Il marito chiede:
- Ma cos’è accaduto? Ti ha picchiata?
Lei non smetteva di piangere.
- Ma cosa c’è? Parla!
- Caro, chiama questo talibé, risponde la donna.
Chiamò il talibé che venne e si sedette. Ella dice:
- Attizza il fuoco.
Poi continua:
- Vedi quest’uomo, era mio marito. Perché abbiamo
divorziato? Perché avevo fatto la carità a un talibé e mi
picchiò e rovesciò il cibo a terra. Ecco perché ho lasciato la
sua casa.

Il marito le disse:
- Dio sia lodato! Vedi, il talibé che aveva picchiato, ero io!
L’uomo sappia che tutto ciò che possiede è Dio che lo concede, poiché la prosperità non è
eterna, e la povertà non è eterna.


Per trascorrere qualche momento di svago, tonificare le vacanze, in compagnia dei
nostri fratelli musulmani che stanno avviandosi verso la fine del ramadam, un
tempo forte per far pulizia e rimettere ordine nella propria vita ritrovando la
sintonia con l’Onnipotente e Misericordioso che guida e conduce la vita del
credente. Mezzi che utilizzano: digiuno dall’alba al tramonto, una preghiera più
intensa, gesti di riconciliazione e condivisione, lettura o ascolto del Corano.

Silvano Galli
Kolowaré, 31 luglio 2013


Per leggere il documento originale in pdf clicca qui: talibe.pdf

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