Messaggio dell'Assemblea

Carissimi

Il Papa che viene dalla “fine del mondo”, con il suo stile di presenza e di servizio e la nuova speranza che egli ha infuso in una Chiesa e in una società malate di stanchezza e di sfiducia, ha marcato anche noi lungo tutta questa assemblea.

Papa Francesco ci ha esortato in questi mesi a tornare alla semplicità del Vangelo “sine glossa”, ad essere Chiesa povera che sta con i poveri, ad andare verso la gente, a stare nelle periferie geografiche ed esistenziali, a sentirci fratelli tra fratelli, a lasciarci impregnare dall’“odore delle pecore”.

Gira aria nuova nella Chiesa, come quando 50 anni fa il Concilio indetto da Papa Giovanni “aprì le finestre” e invitò la Chiesa a guardare al mondo con simpatia e ad essere “sacramento” dell’ unità di tutto il genere umano.

Chiamati in Assemblea per riscoprire l’attualità della nostra vocazione missionaria e discernere il cammino dei prossimi anni, in fedeltà creativa al carisma delle origini, anche noi, nonostante e attraverso tutte le nostre fragilità e le ferite del mondo in cui viviamo, ci siamo sentiti felici di essere Chiesa, di essere nella SMA, di essere inviati ad annunciare la Buona Notizia della tenerezza di Dio verso tutti.

Con Papa Francesco anche noi vorremmo dire tanti “Non abbiate paura!”:
“Non abbiate paura della bontà e della tenerezza” con i confratelli, soprattutto con i più anziani e gli ammalati, con gli immigrati, con i parrocchiani e con chi è lontano dalla Chiesa o sta in una religione diversa.
“Non abbiate paura di compromettervi”, in un servizio per la comunità, in una nuova partenza, nella lotta contro le ingiustizie e per la pace, nella condivisione delle incertezze dei più poveri, nella comunione di vita e di missione in una SMA sempre più internazionale.
“Non abbiate paura della solidarietà” rivedendo lo stile di vita, facendo posto ai poveri, assumendo responsabilità e servizi in comunità.

A tutti i giovani che incontriamo vogliamo ricordare le parole del Papa: “I giovani devono dire al mondo: è buono seguire Gesù; è buono andare con Gesù; è buono il messaggio di Gesù; è buono uscire da se stessi, alle periferie del mondo e dell’esistenza per portare Gesù!“.

Oltre al Papa che viene dalla “fine del mondo” ci ha colpito anche il folto numero di confratelli “dal sud del mondo” presenti alla nostra Assemblea Generale. Il baricentro della Chiesa e della SMA si sposta verso il sud del mondo. Non siamo più protagonisti di una missione che parte dal nord verso il sud, siamo collaboratori di chiese locali che devono sentirsi responsabili della missione “ad gentes” e di confratelli africani, asiatici e latino-americani che condividono con noi la passione per l’annuncio. Sempre di più, nelle comunità in Europa e in Africa, saremo chiamati a lavorare insieme, vedendo l’interculturalità non come un problema, ma come una risorsa, fieri di avere potuto trasmettere ad altri l’ardore missionario che lo Spirito ha acceso nel Fondatore e in tutta la storia della SMA.

È insieme alle nostre Chiese d’origine e di ministero, insieme alle nuove realtà della SMA internazionale, insieme alle Suore NSA, agli altri istituti religiosi e missionari, insieme ai laici che chiedono di condividere il nostro carisma, che vogliamo “essere una risposta concreta alla vocazione missionaria della Chiesa, principalmente tra gli Africani e i popoli di origine africana” (cfr CL 2)
Nel momento in cui anche in Africa si fa sentire il vento della partecipazione e il desiderio della democrazia, facciamo nostre le aspirazioni di libertà dei nostri popoli e ci impegniamo a sostenerli nella loro ricerca di libertà e di dignità, rimanendo vicini in particolare ai migranti e agli esclusi della storia.

Oltre alle motivazioni spirituali, anche la crisi economica che si vive in Europa e le condizioni di povertà delle nostre comunità in Africa ci spingono ad uno stile di vita sobrio e semplice, ad un uso responsabile delle nostre risorse e del nostro tempo, cercando “standards di vita” alti non a livello economico, ma etico-spirituale.

Ci siamo accorti che molte cose che volevamo dire nei testi di questa Assemblea, già erano state dette, forse anche meglio, nelle assemblee precedenti. Come lo scriba del vangelo, “che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52), anche noi abbiamo ripreso cose già scritte in passato, perché esse rimangono pietre miliari del nostro cammino. I testi delle Assemblee sono efficaci non solo se sono scritti bene, ma soprattutto, se sono tradotti e incarnati nella nostra vita.

L’Assemblea è stata per noi un grande momento di comunione. Dal 25 al 29 giugno eravamo più di 30 confratelli a partecipare alla Mini Assemblea. Anche gli altri erano con noi nella preghiera e attraverso i rapporti presentati. Leggendoli ci siamo resi conto dei “mirabilia Dei” di cui è intessuta la vita e il servizio dei confratelli e delle comunità.

Ringraziamo di cuore l’Equipe che ci ha guidato negli scorsi sei anni: P. Lionello Melchiori, P. Antonio Porcellato e P. Andrea Mandonico e ci stringiamo attorno alla nuova équipe che abbiamo scelto: P. Luigino Frattin, P. Leopoldo Molena e P. Lorenzo Snider. Per loro preghiamo:

“Incominciamo questo cammino ... di fratellanza, amore, fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro, perché vi sia una grande fratellanza» (Papa Francesco).

In quest’anno della fede, alla soglia del bicentenario della nascita del nostro Fondatore, vogliamo ricordare le sue parole:
“Preparatevi al vostro futuro ministero facendo grandi provviste di fede. Non affidatevi alla vostra scienza, alla vostra eloquenza e agli altri vantaggi naturali che vi derivano dai talenti, dalla fortuna, dall’abilità nel tessere relazioni. Tutto questo vi servirà solo se riporrete la vostra fiducia nella fede. Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità. (Gal 5,6).
Non cercate di costruire su altro fondamento, cari giovani, infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo (1Cor 3,11). Tutto ciò che non poggia su questo fondamento è come una casa costruita sulla sabbia.”
(Brésillac - Soissons, juin 1855;, 549-550).


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