La SMA in Angola: Riflessioni per restituire un senso alla vita

frt modUna delle terre di missione che da ormai 14 anni vede impegnati i nostri padri SMA italiani è l’Angola, un paese attualmente in crescita, ma che ancora porta nella carne e nell’anima della sua gente i segni evidenti delle ferite riportate nei lunghi anni della guerra civile, iniziata nel 1975 e conclusasi (ufficialmente) solo nel 2002. A parlarci della SMA nel paese, ecco il nostro nuovo Superiore Provinciale, P. Luigino Frattin, nato nel 1953 a Loria (TV), ed entrato nella SMA nel 1972 e ordinato sacerdote il 30 settembre del 1978. P. Luigino, missionario in Costa d’Avorio dal 1979 al 1992, è stato in Angola dal 1999 fino allo scorso giugno.
Di seguito riportiamo la sua testimonianza.


Sono arrivato in Angola quattordici anni fa, nel 1999, quando il paese era ancora alle prese con l’interminabile guerra civile, che ha fatto seguito all’indipendenza dal Portogallo ottenuta nel 1975, e con il carico di distruzioni e sofferenze che essa comportava: due milioni di profughi, esodati dal paese, intere zone controllate dalla guerriglia, vie di comunicazione interrotte, attacchi continui ai civili, rappresaglie e tante altre tragedie che non sto ad elencare. In poche parole, dopo anni relativamente sereni in Costa d’Avorio, mi trovavo di fronte un paese intero ostaggio della violenza e dell’odio.

Nel 2002 finalmente la fine della guerra civile, con la morte di uno dei due contendenti, Jonas Savimbi, e la firma degli accordi di pace. Il paese che ricomincia a credere e a sperare in un futuro migliore. E poi l’inizio di un processo di sviluppo economico veloce e tumultuoso, basato sullo sfruttamento delle immense risorse naturali di una terra benedetta da Dio e maltrattata dagli uomini. C’è solo da sperare che questa crescita economica si trasformi in vero sviluppo, che generi benessere e migliori le condizioni di vita di tutti e non solo di alcuni, come purtroppo sta succedendo. Noi, come missionari e direi, come Chiesa, siamo pienamente coinvolti in questo processo di cambiamento: la sfida più impegnativa è quella di aiutare la gente del posto a ricostruirsi una scala di valori, cioè a rimettere al posto giusto il rispetto per la vita, la convivenza pacifica, la promozione della democrazia, la giustizia sociale, ecc. tutti valori che la guerra aveva stravolto. Si sa che in situazioni di conflitto, con il comando nelle mani del più forte, il potere spesso si trasforma in abuso e ingiustizia e così, fin dal mio arrivo nel paese, insieme ai miei confratelli, ho cercato di lavorare proprio in questa direzione.
formazione
Oggi la SMA è presente in Angola con nove missionari di cinque nazionalità diverse: Italia, Argentina, Belgio, Costa d’Avorio e Kenia. Uno di noi opera nella diocesi di Dundu (Prov. della Lunda Norte) mentre gli altri lavorano nella Diocesi di Caxito (Prov. del Bengo), anche se dislocati in tre parrocchie diverse. Due di esse, Bom Pastor e Santa Isabel, sono situate nel quartiere di Kicolo, alla periferia della capitale, Luanda, mentre l’altra, Nambuangongo, è in una zona rurale, a 150 Km da Caxito. Siamo pochi, ma speriamo che la missione in Angola continui ad affascinare ancora qualche confratello italiano. Le prospettive per il futuro sono comunque promettenti, infatti penso che tra non molto potremo ad esempio contare anche sull’appoggio del Distretto SMA dei Grandi Laghi (Kenia), che si è detto disposto a mandare altri giovani confratelli per continuare l’azione iniziata da noi. Pensiamo inoltre che sia giunto il momento di proporre la vocazione missionaria anche ai giovani angolani, sia per l’evangelizzazione della loro propria patria, sia per quella di altre terre africane ancora bisognose di conoscere il messaggio salvifico del Vangelo.
Riguardo al futuro della SMA in Angola, penso che la nostra Società debba concentrarsi almeno su tre cose, tutte estremamente impegnative, ma necessarie:
• La prima evangelizzazione in ambiente rurale, per es. nella Lunda Norte. Ci sono ancora zone vaste come il Piemonte o la Lombardia messi assieme che hanno una sola parrocchia al massimo uno o due missionari. È una corsa contro il tempo, considerando che l’Islam sta arrivando e si sta espandendo a velocità impressionante, con i metodi che spesso usa: matrimoni misti, commercio, pressioni di vario genere…
• Continuare la presenza in ambiente urbano. Le città africane continuano a crescere tumultuosamente, nuovi quartieri nascono dall’oggi al domani, dove la Chiesa non riesce a darsi un minimo di visibilità per mancanza di spazi, di operatori missionari, di catechisti preparati o di vero spirito missionario… E così una moltitudine di chiese pentecostali (di origine americana) o sincretiste (di origine congolese), con i nomi più improbabili e le proposte più assurde la fanno da padrone. Bisogna stare molto attenti, perché si sa che la gente che ha bisogno di calore umano, di ritrovare il senso della vita e di essere consolata nei momenti duri, non va tanto per il sottile: entra per la prima porta che trova aperta, fosse anche la chiesa del diavolo!
• Puntare sulla formazione, a tutti i livelli: umano, spirituale, biblico, professionale … Soprattutto nei giovani c’è un desiderio immenso di formarsi, di prepararsi al futuro, di non perdere il treno come l’ha perso la generazione della guerra. Stanno nascendo scuole e università di ogni genere, per tutte le ambizioni e, spiace dirlo, anche per tutte le tasche. Con l’esperienza che ci è propria, abbiamo qualcosa da dire e da fare in questa situazione, dando alla chiesa locale un prezioso contributo.

P Luigino Frattin

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