Elisa e Habib

i piccoli elisa e habib con le mamme il padrino silvain e la madrina jeanne appena dopo la cerimonia del battesimo


Pubblichiamo con grande gioia e interesse il racconto inviatoci da Padre Silvano Galli in cui descrive la fratellanza e il dialogo tra le due comunità, cristiana e musulmana, di Kolowaré, a dispetto di tutti gli integralismi e fondamentalismi che stanno emergendo. Una storia al cui centro vi è l’accoglienza di Habib e di Elisa nella grande famiglia della Chiesa. Questa preziosa testimonianza mette in luce che è possibile la fraterna convivenza tra le due comunità, come testimonia la situazione a Kolowaré, dove è dal 1935, cioè dalla fondazione del villaggio, che cristiani e musulmani vivono in armonia.

In una cronaca dello scorso anno avevo accennato ad Afisetou e al marito Saybou, entrambi musulmani, che avevano fatto dono alla chiesa della loro figlia Elisa affidandola alla protezione della Madonna.
Anche i Musulmani hanno una grande venerazione per Maria, la madre del profeta Issa.
Poi si sono affacciati Aminetu e il marito Buraima. Sono venuti a vedermi con l'ostetrica presente alla nascita del loro figlio Habib. Nato prematuro, avevano paura che morisse. Adesso è un bellissimo bambino. Il papà era venuto da tempo a chiedermi di battezzarlo.
Eccolo qui accanto con l’ostetrica Jeanne. Insieme abbiamo fatto un cammino.
Domenica 31 agosto le due famiglie hanno ufficializzato la loro richiesta. Sono venute alla missione per chiedere di battezzare i loro bambini, Habib e Elisa. Con loro c’erano il catechista Silvain e la matrona Jeanne. Afisetou era accompagnata dal fratello maggiore del marito.
E’ all’interno della famiglia che si prendono le decisioni importanti. Dato che è la prima volta che a Kolowaré succede un evento del genere, ho chiesto, davanti ai due testimoni, allo zio se la famiglia fosse al corrente e d’accordo sulla loro decisione e sulle conseguenze di un tale atto e gli impegni che stavano assumendo. La stessa domanda l’ho posta a Buraima. I due hanno risposto affermativamente. Dopo aver riflettuto insieme con i catechisti e il consiglio foraneo, e informato il parroco della parrocchia, abbiamo deciso di battezzare i due bimbi.
Ascoltiamo Afisetou.
“Ho avuto un sogno. Ero in mezzo a tanta gente e cercavo il catechista Silvain. La mia
bambina era ammalata, e dovevo portarla al dispensario. Piangevo. Guardavo dappertutto, ma non lo trovavo. [Silvain lavora al dispensario] Poi ho visto in mezzo alla folla una signora che mi sorrideva. Aveva una veste bianca e una fascia azzurra e mi faceva cenno di avvicinarmi. Mi sono avvicinata e mi ha chiesto: perché piangi? Le ho detto: la mia bambina è ammalata. Mi ha risposto: non ho denaro da darti, non ho nulla, ma avvicinati, mettiti accanto a me e sta tranquilla. Poi ha messo la mano sul suolo, e mi ha toccato la fronte. E mi sono svegliata. Questo sogno l’ho fatto due volte. Il giorno dopo la mia bambina si era gravemente ammalata. L’ho portata all’ospedale ed è guarita”.
E’ il sogno che ha raccontato il 6 settembre, durante la cerimonia del battesimo che abbiamo voluto fare, non nella grande chiesa parrocchiale, ma nella cappella degli ammalati, nel cuore del villaggio, nel quartiere musulmano kotokoli, là dove abitano le famiglie. Ogni sabato alle 6 celebro la messa per gli ammalati che non possono muoversi. Terminiamo affidando gli ammalati alla Madonna.
Dopo la messa abbiamo celebrato il battesimo dei due bimbi. Li vedete qui sotto a sinistra, con le mamme, il padrino Silvain e la madrina Jeanne, appena dopo la cerimonia.
Come ricordava Giovanni Paolo II a Kaduna il 14 febbraio 1982: “Noi tutti, cristiani e musulmani, viviamo sotto il sole dello stesso Dio misericordioso. Noi crediamo gli uni e gli altri in un solo Dio, creatore dell’uomo. Acclamiamo la grandezza di Dio e difendiamo la dignità della persona umana... Adoriamo Dio e professiamo la nostra totale sottomissione. Dunque possiamo chiamarci nel vero senso del termine: fratelli e sorelle nella fede in un solo Dio”.
E’ in questo clima che abbiamo accolto nella grande famiglia della Chiesa Habib e Elisa. A Kolowaré le due comunità, cristiana e musulmana, vivano insieme, dalla fondazione del villaggio nel 1935. E hanno sempre operato insieme nel rispetto vicendevole della religione dell’altro, i suoi insegnamenti, i suoi simboli e i suoi valori.
Sappiamo tutti che il reciproco rispetto è fondamentale in ogni relazione umana, specialmente fra coloro che professono fedi religiose diverse.
Nel suo viaggio in Corea, incontrando i vescovi dell’Asia, Papa Francesco ha insistito molto sulla cultura dell’incontro. Noi ci arricchiamo della saggezza dell’altro, e ci rendiamo disponibili per percorrere insieme il cammino di una più profonda conoscenza, amicizia e solidarietà... Per l’incontro e il dialogo ci vuole empatia e apertura. Con questi atteggiamenti cammino con l’altro, non limitandomi ad ascoltare le sue parole, ma imparando a cogliere il “non detto” delle esperienze comunicate, le sue speranze, le sue aspirazioni, le sue difficoltà, per arrivare a quello che c’è in fondo al cuore, per mettersi in sintonia, sulla stessa frequenza. Ecco, vedere gli altri come dei fratelli e delle sorelle e “ascoltare”, al di là delle loro parole, ciò che il cuore vuole comunicare.


Silvano Galli, Kolowaré
Settembre 2014


Leggi cliccando qui il file originale del racconto di p. Silvano

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova