Bomoanga in dieci parole

Missione in Niger: Bomoanga in dieci parole

pl maccalli 186x200I miei primi nove mesi, ossia un tempo per imparare e per nascere
Sono esattamente nove mesi che sono atterrato su questa terra del Niger, è tempo di nascere! Bomoanga è stata la missione-grembo di questo periodo di gestazione. Nove mesi di studio della lingua locale e di inserimento progressivo nella realtà pastorale di questa regione gurmancé.
Sono una sintesi personale che ho elaborato durante la recente settimana di esercizi spirituali. Le prime 5 parole descrivono più il mio mondo interiore, le seconde più il mondo concreto della vita missionaria.

Le prime due parole che mi hanno marcato al mio arrivo, sono state Meraviglia e Pazienza.
Merveille è il nome di una bambina in braccio a sua madre che ho incontrato a Niamey, nel cortile della chiesa del quartiere di Yantala. Occhioni grandi e meravigliati i suoi, anche un po’ timorosi nel porgermi la manina.
Con sguardo attento e spesso meravigliato ho osservato molto in questi mesi e apprezzato quest’angolo d’Africa. Ho cercato di conoscere meglio la storia e l’attualità di questa chiesa nigerina. La trovo unita attorno al suo vescovo e dinamica nelle sue variegate espressioni laicali di servizio, di solidarietà e anche di manifestazione della fede, seppur in un contesto mussulmano in cui i cristiani sono una piccola minoranza. Meraviglia che si fa con Maria canto di lode e Magnificat.

Juunli (Pazienza) è il primo vocabolo della lingua gurmancé che ho immagazzinato. L’ho preso come parola-guida per questo mio ritorno in Africa. Ci vuole tanta pazienza per imparare una nuova lingua, per non strafare subito, per non stravolgere usi e modi di fare. La pazienza domanda di togliersi i sandali per rispettare questa terra e la sua storia e per camminare alla presenza di Dio. L’Africa richiede e consiglia molta pazienza a chi arriva e desidera inserirsi nella sua storia e nella sua cultura, così ricca in umanità, ma anche tanto ferita e umiliata.

Gratuità è lo stile proprio della missione e in specie in Niger. Non vanta pretese né privilegi ma semplicemente chiede di vivere la propria fede come fedeltà all’uomo e al vangelo del figlio dell’uomo. Essere dono e offerta, presenza gratuita in un contesto a maggioranza mussulmana.

Le stelle del cielo di Bomoanga mi ricordano la promessa fatta ad Abramo e che la missione è innanzitutto “Missio Dei”. In questo cielo stellato vi si riflette, come in uno specchio, tutta la discendenza dei credenti che vive sulla terra. Siamo tutti stelle di Abramo! La missione sgorga dal cuore di Dio ed è fondamentale per il missionario fermarsi spesso a contemplare il piano di Dio, contemplare il suo progetto-uomo pienamente realizzato in Cristo. Cielo e terra nuova, umanità nuova non sono da inventare, il disegno c’è già. Noi missionari siamo operai e muratori, Lui l’Architetto e si lavora bene solo nella comunione. Questi primi mesi sono stati fasciati di ascolto e di preghiera.

Silenzio è il contesto indispensabile perché la Parola si dica e si doni. La preghiera stessa è “ascoltare alle porte del silenzio”. Bomoanga offre questo contesto di silenzio, non solo di notte dove l’inquinamento acustico è quasi zero: coro di cicale, grilli, rospi e qualche raglio d’asino solista sono autorizzati. Durante i recenti mesi appena trascorsi, ho assicurato la presenza-permanenza alla missione. Ho apprezzato ancora di più il silenzio, ero solo ma non solitario (tra tanta gente ndr. L’eco del silenzio poi, mi porta la fedele compagnia di ben 5 monasteri di clausura che mi hanno assicurato di vivere questa comunione con la missione di Bomoanga.

Il freddo mi ha sorpreso nei mesi di dicembre-gennaio. Dormire avvolto in un pagne pesante e sotto una calda copertina di lana, non mi era mai capitato in Costa d’Avorio anche durante il periodo dell’harmattan (vento del deserto). Il termometro sale presto allo spuntare del sole. Comunque, durante questi due mesi, l’acqua del secchio-doccia è più gradevole sul corpo se riscaldata o almeno tiepida per la toilette serale. L’Africa è sempre un continente di contrasti.

Il caldo è la dominante principale del Niger, paese sostanzialmente desertico. La stagione secca è molto lunga, da ottobre a inizio giugno, ben 8 mesi senza pioggia. Ma la variante sorpresa qui è che la regione, dove è situata la missione di Bomoanga, si trova in una depressione geo-fisica. Sul finire della stagione secca sale il tasso di umidità, si trasuda anche all’ombra. Durante questo periodo mi sono appuntato il grande bisogno di acqua potabile. I pozzi si seccano e l’unica pompa di Bomoanga con fatica riesce a soddisfare il fabbisogno d’acqua di tutta la popolazione. Le file di bidoni presso la pompa in attesa del loro turno, le donne e bambine svegliate presto al mattino per arrivare prime presso un pozzo, la dice lunga sulla scarsità d’acqua. Bisognerà programmare un nuovo “forage” per il prossimo anno.

La pioggia è sempre una benedizione quando arriva. E’ accolta con gioia: rinfresca e purifica l’aria da germi malsani. Questo anno sono stati curati una ottantina almeno di casi di meningite (due soli decessi) presso il piccolo dispensario di Bomoanga, grazie all’apporto in medicine della Caritas. Ma è la terra e soprattutto la gente a rallegrarsi. Si trova acqua che disseta nei pozzi e si può finalmente seminare e sperare nel raccolto. Quest’anno la semina di miglio e maïs è stata possibile solo a inizio luglio. Purtroppo la non regolarità delle piogge di luglio non hanno favorito la crescita del granoturco, il miglio invece è più resistente a tempi anche più prolungati di scarsità d’acqua. Da fine luglio ad oggi sta piovendo con più regolarità. Speriamo continui fino a fine settembre, è il ritornello che sento sulla bocca dei nostri contadini. Nota di speranza: la pioggia ha rivestito di verde ogni angolo della terra (e il verde è il colore della speranza), ed è sempre bello ammirare questa trasformazione in Africa, specie quando si è alle porte del deserto. Unico inconveniente missionario: le piste sono impraticabili, ma la gente di qui sa attendere.

La lingua locale è stata la mia costante preoccupazione e il mio principale impegno di questi mesi. Mi ero prefisso di celebrare la messa di Pasqua 2008 integralmente in gurmancè, ma ho dovuto accelerare i tempi. E già in quaresima potevo dire l’ordinario della messa, il catechista poi traduceva in simultanea l’omelia e altri interventi extra. Alla festa di Pentecoste ho chiesto allo Spirito Santo (patrono della nostra parrocchia) il dono di esprimermi e capire questa lingua locale. Mi sono messo a trascrivere e dire, per la Messa feriale di ogni mattino, un breve pensiero esortativo ispirato al Vangelo del giorno. La Domenica leggo l’omelia, che ho preparato e corretto insieme al mio catechista-professore, direttamente nella lingua locale.

Responsabilità è la parola che mi aspetta al varco. Il vescovo mi chiede di assumere la responsabilità della missione-parrocchia di Bomoanga a partire dal 15 settembre prossimo. Il confratello francese (settantenne quest’anno, ma missionario dalla stoffa spartana) con cui ho vissuto in questi mesi è stato incaricato di assicurare una presenza continuativa nella vicina missione di Torodi. La nostra comunità sacerdotale si rafforza con l’arrivo del confratello Carlos Bazzara. Il vescovo vorrebbe affidare alla SMA l’area Bomoanga-Torodi-Makalondi per dare un nuovo impulso all’evangelizzazione di questa vasta regione gurmancé. All’inizio della stagione delle piogge, due giovani del villaggio di Torsé (80 Km a nord di Bomoanga) sono venuti per chiedere la visita del padre-missionario. Ho promesso loro di andarli a trovare dopo Settembre: la gente è aperta e desiderosa di conoscere il Vangelo…ma gli operai sono pochi. Pregate e preghiamo insieme perché ci siano risposte generose!
Responsabilità viene dal latino rispondere; spero e attendo anche la risposta della Chiesa di Crema a cui ho lanciato un appello missionario durante la veglia missionaria dell’Ottobre 2007, perché invii un prete su questa frontiera della prima evangelizzazione in Niger. La missione mi ha insegnato la speranza fiduciosa.

Al termine della settimana di esercizi spirituali (tema delle riflessioni il Padre Nostro), sono pronto a nascere-partire mettendo tutta la mia vita nella mani del Padre per farmi nel Figlio fratello universale. In fondo la sola lingua che è indispensabile parlare è quella dell’Amore. Questa è l’unica parola essenziale da dire e rivelare a tutti: Dio è Amore! L’amore condensa tutta la Parola di Dio e tutti i decaloghi. Missione è annunciare a tutti l’amore di Dio-Padre, tra l’altro questo nome non figura tra i 99 nomi di Dio del “rosario musulmano” è il solo che vi manca.

P. Pier Luigi Maccalli


SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova