Una nuova esperienza missionaria

Una nuova esperienza missionaria.

drogo 100x152La mia prima destinazione, fu, nell’ormai lontano 2001, in quella bellissima missione di Tabou, in Costa d’Avorio. Ero con P. Alain, il parroco e P. Vito. A noi erano affidate le missioni di Tabou e Grabo. Anche se i primi missionari erano arrivati a metà degl’anni Trenta, l’evangelizzazione di questa regione dell’estremo sud-ovest della Costa d’Avorio, trovava indifferenza e poco interesse nella popolazione Krumen.

Alcuni catechisti agli inizi avevano dato prova di grande fede e coraggio aiutando i missionari francesi SMA. La popolazione locale aveva trovato nel mare la sua prima attività: i Krumen erano considerati ottimi marinai; ma il declino del trasporto marittimo in questa zona ha ridotto i Krumen ad essere semplici proprietari terrieri senza però avere le competenze e le capacità di coltivare e mettere in valore la fertile terra di questa regione.

Negl’anni Ottanta, un grande programma di deforestazione ed introduzione di piantagioni di palma da olio e palma da cocco ha aperto possibilità lavorative a moltissime persone. La domanda di manodopera era molto forte e tantissimi immigrati dal nord si sono insediati nella regione di Tabou - Grabo, diventando la forza lavoro e il motore di sviluppo di questa zona.

È in questo ambiente che noi tre missionari abbiamo operato. Molte comunità cristiane sorgevano in piena foresta, dove gruppi di operai che lavoravano nella piantagione, si erano stabiliti. Capitava avvolte, celebrando la messa, che erano presenti alla preghiera cristiani di diverse etnie e lingue.
Gli anni successivi, sono arrivati i rinforzi: p. Gerardo e p. Giampiero Conti. Così abbiamo potuto assicurare una costante presenza nelle due missioni di Tabou e Grabo.

Purtroppo nel settembre 2002, è iniziato per la Costa d’Avorio un periodo davvero difficile: una rivolta armata scoppiata nel nord del paese, voleva impadronirsi del potere con la forza. Il tentativo di colpo di stato è fallito, poiché l’esercito governativo è riuscito a difendere i palazzi del governo ad Abidjan. La situazione ha conosciuto alti e bassi: momenti di crisi e momenti in cui la speranza di veder risolto il conflitto sembrava a portata di mano.

Agli inizi della crisi la nostra regione non sembrava toccata dagli scontri armati. Ma nel gennaio del 2003, anche l’ovest della Costa d’Avorio ha conosciuto le sofferenze della guerra. Migliaia di persone fuggite dalle zone dei combattimenti sono venute a rifugiarsi alla missione cattolica di Tabou. Abbiamo dovuto inventarci tutto! Non perdendoci d’animo e confidando nell’aiuto del Signore, abbiamo aperto le porte della missione per accogliere tutti questi fratelli e sorelle in fuga.
Un missionario che inizia la sua attività, porta nel cuore sogni e desideri.

La realtà, delicata e difficile, mi ha riportato, fortunatamente, con i piedi per terra. Ho potuto comunque apprezzare tutto il paziente lavoro svolto dai missionari che si sono succeduti in questa regione. Pazienza! Ecco forse la parola che più si addice per commentare l’opera di evangelizzazione fin qui svolta nel “paese krumen”.

Ora dopo tre anni di “sosta”, riparto per la Costa d’Avorio, nel nord questa volta. In una grande città, Korhogo. Questa regione è stata raggiunta subito dai missionari, ma per molti anni l’evangelizzazione non ha avuto una grande risposta dalla popolazione locale.

I missionari non si sono scoraggiati. Hanno seminato, seminato, seminato, senza raccogliere i frutti. Verso gli anno ’80, la svolta: dopo alcuni studi sulla cultura, sulla tradizione, sugl’usi e costumi senufo, l’etnia della regione, si è data importanza alle veglie funebri, curando questo momento particolare di preghiera con catechesi semplici, con canti, la lettura di brevi brani del Vangelo, tutto in lingua locale, permettendo la comprensione a tutti del messaggio evangelico.

Allora alcuni anziani hanno domandato di avere, alla loro morte, un funerale cristiano. Sono cominciati così alcuni battesimi e successivamente anche i giovani hanno risposto, entrando nella Chiesa cattolica.

Oggi, nella città di Korhogo, si contano sette parrocchie. L’ultima è la “nostra”, S. Luigi. Nelle precedenti esperienze di missione ho visto realizzate le parole di Gesù che promette il centuplo a chi dona gratuitamente. Cercherò di dare e mi aspetto anche di ricevere, molto, perché il Signore è fedele alle sue promesse.

A Korhogo la casa dei missionari è quasi terminata. Ora bisogna continuare a costruire la comunità dei discepoli di Gesù, convinti della Sua presenza in mezzo a noi.

Saluto senufo

p. Filippo Drogo

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