P. Dario Dozio: “Continuiamo a sperare!”

In giro c’è tanta povertà, molti hanno perso il lavoro, nei negozi i prezzi sono cresciuti del 30 %.. Dopo gli anni difficili e confusi della guerra, la situazione in Costa d’Avorio sembra migliorare. Il 30 novembre scorso avrebbero dovuto svolgersi le elezioni presidenziali, invece sono ancora slittate: eppure tutti guardano in avanti con speranza! P. Dario illustra alcuni segni di… speranza.

n97 dozioJohnson. Nel cortile della prigione di Tabou, rinchiuso tra alte mura che ti soffocano solo a guardarle, odori nauseabondi, un caldo boia già alle 9 del mattino, senza un filo d’ombra, ed io che sto pregando con un centinaio di detenuti cristiani. Gli altri sono seduti per terra, poco distante e ci osservano in silenzio. Un posto da disperati! Invece stamattina devo fare uno sforzo per star serio: quando Johnson inizia a cantare, anche le guardie si fanno avanti e tutti si rianimano.

Lui non dirige il coro con le sole mani: muove pure le orecchie, occhi, bocca, tutto il corpo vibra al ritmo dei suoi canti. Impossibile non lasciarsi coinvolgere. L’hanno messo dentro tre mesi fa: trasportava droga dalla Liberia in Costa d’Avorio. “Era l’ultimo viaggio – mi ha detto -, poi avrei smesso. Che potevo fare, dopo tanti anni di guerra?” Così ora cerca di sopravvivere in questo orrore. Ma stamattina rivolge a Dio la sua preghiera, pieno di speranza: “E’ vero che sono un peccatore – dice nel canto - ma ho fame! Signore, mandami un po’ di carne e delle aringhe affumicate! Non il solito mais bollito che le guardie ci passano.” Come sarebbe bello fare Natale con un vero pranzo !

A Windy restano solo gli occhi. Qualcuno l’ha deposta davanti all’ospedale di Tabou, poi è sparito. Con un filo di voce, dice che non ha più nessuno. Ha lasciato Monrovia diversi anni fa per cercare l’avventura ad Abidjan e per un po’ gli è andata bene. Poi la malattia, la solitudine, il ricordo di casa e un viaggio allucinante terminato qui, al confine con la Liberia. Un dottore ci ha segnalato il suo caso e l’altra sera ne ho parlato in chiesa. Finita la Messa, siamo passati all’ospedale, che è qui accanto.

Da allora siamo diventati noi i suoi parenti. Un gruppo di donne si occupa della sua pulizia; altri gli portano del cibo e cercano di farla mangiare; qualcuno ha pure dato i soldi per pagare le medicine. Ma è un disastro: ridotta a pelle e ossa e non riesce nemmeno a stare in piedi. Però ieri mi ha sorriso per la prima volta. Mi ha preso la mano e me l’ha stretta a lungo. Non riusciva a parlare, ma gli occhi, vivissimi, gridavano forte: “speriamo!”

La piroga

Ogni martedì mattina parte la piroga dei pescatori. L’anno scorso era solo un bel desiderio, messo nel presepio accanto alle statuine dei pastori. E ora, grazie al vostro aiuto, il sogno è divenuto realtà: un gruppo di 10 giovani ha trovato lavoro. Restano in mare fino a sabato e, quando va bene, tornano carichi di aragoste e grossi pesci da vendere al mercato. Anch’io ho la mia parte di pesce fresco. Ma il bello è vederli contenti, orgogliosi del loro lavoro. Vorrei vedere tutti sorridere come Emmanuel, quando ritorna con le reti piene. La guerra non è riuscita a distruggere la sua speranza.

Pauline spera di essere battezzata il prossimo anno. Faremo gran festa a Tabou: il settantacinquesimo anniversario dell’annuncio del Vangelo. Era un fine maggio del 1934 quando arrivava il primo missionario, dopo aver camminato più di un mese in foresta. Da allora, il Signore ne ha fatta di strada in questa regione. Così celebreremo le sue meraviglie tra i Krumen e quel giorno 75 giovani riceveranno il Battesimo: uno per ogni anno di grazia. Sarà una bella occasione per rinsaldare la nostra speranza e continuare insieme il cammino!

P. Dario Dozio

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