P.Lionello visita i confratelli in Africa

COSTA D’AVORIO

Ho visitato gli 11 confratelli italiani con P. Lorenzo Rapetti che mi ha accompagnato nelle zone del sud (Adzopé, Issia, San-Pedro, Tabou, seminario di Ebimpé) e con P. Gerardo Bottarlini nella zona ancora sotto controllo degli ex ribelli del nord (Korhogo).

n97 maccall pUna riunione finale comunitaria alla casa regionale di Abidjan ha concluso il mio viaggio. Ognuno ha potuto in breve esprimere ciò che sta vivendo: più le gioie e le soddisfazioni che le pene e le difficoltà che non mancano nella vita di missione. Ho trovato questo molto positivo perché significa che in fondo le difficoltà personali sono poca cosa in confronto alla fedele presenza che si manifesta in mille maniere di Colui che ci ha inviati a lavorare nella sua messe. Conoscendo ciò che negli incontri personali ogni confratello ha potuto dirmi o farmi capire, ho trovato edificante per la persona, la comunità e la Chiesa questo modo di presentarsi agli altri: è segno di umiltà che è necessaria per l’unità.

Ho capito ancora una volta che l’approccio alla missione se è fatto con spirito di fede diventa per l’apostolo e per chi riceve la Buona Notizia che porta una vera fonte di salvezza e di liberazione.
Grande soddisfazione nel trovare in anno di propedeutica alla teologia dove lavora P. Mario Boffa 17 seminaristi SMA e altri 35 nel nostro seminario maggiore di Ebimpé (uno dei tre per la formazione dei missionari in Africa) dove P. Luigi Alberti dà il meglio di se stesso: un vero incoraggiamento a sensibilizzare i nostri amici e benefattori a sostenere questi giovani che continueranno l’opera di Mons. De Brésillac, nostro Fondatore.

BENIN: CALAVI

Il mio soggiorno in Benin non è stato molto lungo, ma è diventato molto intenso per i pochi giorni a disposizione. Ho potuto rendermi conto dell’essenziale della vita sociale, civile ed ecclesiale di questo piccolo stato (8 milioni di abitanti) dove P. Borghero è considerato il primo vero evangelizzatore del Benin.
Ho vissuto quasi esclusivamente con i seminaristi SMA in formazione spirituale: momenti di preghiera, di meditazione, di partecipazione ai pasti, di incontri personali.

Una mattinata mi è stata affidata per presentare la nostra comunità SMA in Italia: personale, attività d’animazione, progetti per l’avvenire…

Quando hanno saputo che non abbiamo nessun giovane in formazione, e già da qualche anno, sono rimasti stupiti e mi hanno posto una serie di domande sulle cause di questa povertà della nostra comunità, che non è diversa da quella di quasi tutti gli istituti maschili e femminili della Chiesa. Ho cercato di dare delle risposte, ma a loro ho chiesto anche dei consigli: “cosa proporreste ai giovani in Italia e in Europa perché possano rispondere di sì alle sicure chiamate del Signore?”

Ecco alcune risposte:
- Vivere distaccati dai beni di questo mondo e pensare di più a chi soffre;
- Testimoniare con la vita la gioia di vivere e di lavorare per il Signore;
- Fidarsi di Dio e credere nel suo Amore che vuole solo il nostro bene;
- Non stancarsi di incontrarlo nella sua Parola e nella preghiera quotidiana.

NIGER

Ultima tappa del mio viaggio. Arrivo a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, dopo uno scalo in Togo, in piena notte, fredda , ventosa e piena di polvere. Mi aspetta P. Gigi Maccalli che mi accompagna in una casa per ragazze –madri rigettate dalle famiglie. Notte molto corta in tempo e in sonno. Alle 5 del mattino ci rechiamo alla casa delle suore Nostra Signora degli Apostoli dove celebro Messa con la comunità. C’è anche P. Carlos che ha tenuto a venire ad accogliermi, pur non essendo in piena forma. Anche suor Piera Sangalli è presente: farà con noi il viaggio fino a Fada N’Gourma.

Arriviamo in Niger alla sera dopo 420 km. di strada. Vedo con i miei occhi ciò che ho letto: più si sale verso il nord, più la savana scompare, più il deserto avanza, aiutato purtroppo da chi vuole approfittare, generalmente gente che ha mani lunghe e i soldi per corrompere le autorità, dei pochi alberi per venderne il legno alla capitale Niamey: ai lati delle strade, centinaia di mucchi di legna ben tagliata che corrispondono al carico che un camion può portare. I pochi cespugli spinosi che rimangono sono poi divorati dalle capre, dai montoni e dalle poche mandrie di zebu ridotti a pelle e ossa.

Più la savana diventa arida, meno sarà abitata da gente povera e che si accontenta di pochissimo per vivere. Siamo in piena stagione secca e i bambini sono bianchi di polvere perché non si lavano per mancanza di acqua: Gigi e Carlos hanno previsto dei pozzi e sarà bene aiutarli!

Bomoanga non ha neanche la parvenza di un villaggio: sono 15 isolati di capanne che corrispondono alle varie grandi famiglie. Il più grande è quella del capo villaggio: 160 abitanti, senza contare innumerevoli caprette, montoni, galline che convivono allegramente con questa gente.

Al nostro arrivo di notte, si vede qualche neon: è quello della missione alimentato da un pannello solare. Unico spettacolo qui sono le stelle, ma questa sera non si vedono; il cielo è coperto di polvere che respiriamo e che mi porto anche nei polmoni in Italia. Di notte sono gli asini che ragliano: sostituiscono meno bene la musica a tutto volume dei ristorantini di Abidjan. La domenica partiamo per un altro villaggio dove Gigi ha convocato tutti i cristiani della zona: si fanno 4 battesimi di bambini e questa è l’occasione per i pochi cristiani di farsi vedere e sentire.

Bella festa, quella che sanno fare solo i poveri, con pochi mezzi: con poco cibo, un po’ di acqua, qualche danza e tanta allegria è lo spirito che si rallegra ed è questo che fa vivere anche il corpo che,me ne accorgo, non ha bisogno di tante cose per sostenersi se il cuore è libero.

Gigi e Carlos sono felici, pur vivendo anch’essi nella povertà e nel nascondimento. Mi impressiona e mi rallegra il rapporto semplice con i loro ottimi collaboratori: catechista con moglie, animatrice per la promozione femminile, infermiere volante per la savana dove è incaricato di portare le prime cure, apprendisti animatori di comunità, giovani che si tengono vicini perché li aiutino allo sviluppo integrale delle persone di questa regione.

E’ ora di rientrare in Italia, non prima di salutare gli altri confratelli SMA del Niger, non ultimo Mons. Michel Cartategui, un amico, l’arcivescovo apprezzato dalle autorità del Niger, uomo lungimirante di Niamey, consultato anche dai non cristiani (il 99,9 % della popolazione è musulmana).
Sull’aereo non ho che questa preghiera nel cuore: “Dio sia lodato per le meraviglie che ho visto realizzate nelle opere e specialmente nei cuori”. Il corpo è stanco, ma anch’io sono felice e fiero di questo dono della missione.

P.Lionello Melchiori

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