Matteo da Adzopé: la tremenda ulcera di Buruli

Matteo, nipote di p.Gino Sanavio: ho visto le conseguenze devastanti dell’ulcera di Buruli

Avevo sentito parlare molte volte della lebbra e dell’ulcera di Buruli, spesso l’argomento era arricchito di eloquenti fotografie, descrittive in ogni minimo dettaglio medico-scientifico ma non ero mai stato in contatto con le persone che soffrono di queste malattie. Ne ho avuto modo nei giorni trascorsi al lebbrosario di Adzope, dove ho potuto constatare le devastanti conseguenze sulla vita presente e futura che queste patologie infliggono all’esistenza dei malati.

Persone di ogni età entrano nell’ospedale carichi di piaghe e di speranza da ogni parte della Costa d’Avorio e originarie dei paesi confinanti nella ricerca di un futuro. Nella gran parte dei casi le malattie sono oramai in stadi molto avanzati e le cure non saranno probabilmente altro che un piccolo palliativo, utile a rimediare magari solo parzialmente l’handicap conseguito. Tutti salutano, tanti sono solo ancora bambini, sorridenti sotto pesanti fasciature o deambulando con stampelle di legno. Punti di domanda senza apparente risposta.

Accettano di buon grado il lungo ricovero le cure e le medicazioni quotidiane, lunghe e dolorose. Assistervi anche solo per qualche istante mette in luce crudamente la realtà dei fatti. Menomazioni e deformazioni che modificheranno radicalmente la loro esistenza. Tutti aspettano la guarigione ma non sarà così per tutti, lo si capisce bene vedendo le ultime evoluzione delle patologie in fase terminale. Punti di domanda senza risposta. Qualcuno, uno volta guarito potrà trovare posto nel villaggio Duquesne Cremone; realtà abitativa sorta grazie a donazioni italiane poco distante dall’ospedale.

Un villaggio per una nuova opportunità, una nuova vita perché spesso, mi si dice, gli ammalati vengono abbandonati da tutti i parenti. Ma il percorso per la guarigione è lungo e costantemente accompagnato dalla speranza che qui assume consistenza palpabile. Per questo la struttura è attrezzata per offrire molti altri servizi ai malati, cercando di soddisfare pienamente le molteplici esigenze che nascono dalle prolungate degenze.

Alloggi per i parenti, scuola per i più piccoli e un pasto per tutti. Sembrano cose scontate pensandole seduti sulla nostra poltrona preferita, un po’ meno quando si vive in quelle realtà. Tutto allora diviene dono e grazia. Il personale operante in loco, medico e religioso, aiuta queste persone senza sosta e risparmio di energie. Soprattutto nei casi più difficoltosi. Tutti si adoperano con dedizione alla propria mansione rendendo serena l’atmosfera in un luogo così pesantemente segnato dalle disgrazie.

Anche se il giro dell’ospedale termina con la piacevole sorpresa di vedervi camere ben tenute, letti muniti di lenzuola, grande pulizia dei padiglioni e dell’esterno, restano inalterati gli interrogativi. Quei punti di domanda senza risposta in mezzo a tanta sofferenza. L’unica risposta a tutto ciò l’ho trovata nel prezioso servizio fornito dal personale che da oltre sessant’anni si spende, senza risparmio, per alleviare tanti dolori.

Matteo Sanavio da Adzopé

11-03-2009


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