150 anni: Celebrazioni a Freetown

FREETOWN
SUOLO SACRO PER LA SMA

freetown sierra leone
Sierra Leone

La Sierra Leone è un Paese dell’Africa occidentale, affacciato sull’Oceano atlantico, circondato quasi interamente dalla Guinea e per una parte, a Sud-Est, dalla Liberia.
La popolazione è stimata a 6.500.000 abitanti circa, di cui un po’ più di un milione nella capitale Freetown.
Nel 1462 viene visitata dall’esploratore portoghese Pedro da Cintra che la chiamò con il nome che porta ancora adesso: Sierra Leone.
Nel 1792 fu fondata Freetown (città libera) per dare una patria agli schiavi liberati in America che ritornavano in Africa.
Nel 1808 Freetown divenne una colonia della Corona britannica e nel 1896 il resto del Paese diventò un Protettorato britannico. L’insieme del Paese ottenne l’indipendenza nel 1961.

(In fondo all'articolo: le didascalie delle foto)

Nel 1991, a seguito di fattori interni ma soprattutto del riversarsi sul suo suolo della guerra combattuta in Liberia, cominciò la guerra civile destinata a durare fino al 2000. Solo allora i militari della Nigeria, per mandato dell’ONU, riuscirono a battere le forze ribelli e a restaurare la pace e la democrazia.
Dal punto di vista religioso si stima che in Sierra Leone vi sia il 60% di musulmani, il 30% di cristiani e il 10% di seguaci delle religioni tradizionali.
La Sierra Leone, nonostante le sue ricchezze naturali, è considerato uno dei Paesi più poveri al mondo.

Vite spezzate, storia interrotta

Il 13 aprile 1858, la Santa Sede erige il Vicariato di Sierra Leone e lo affida a Mons de Brésillac e alla SMA. Il Vicariato comprendeva la Sierra Leone, la Liberia e due terzi della Guinea attuale. Il fondatore della SMA aveva chiesto a diverse riprese non quel campo di apostolato ma il Dahomey; ma il suo desiderio non viene esaudito.

È in questo Paese dunque e precisamente nella città di Freetown che i primi missionari della SMA arrivarono nel 1859: i primi tre (i padri Reymond e Bresson e il fratello Eugène) a gennaio e gli ultimi tre ( Mons. de Brésillac, padre Riocreux e il fratello Gratien) a maggio.

33 al porto dove sbarcarono i missionari smaNel mese successivo, a causa soprattutto di un’epidemia di febbre gialla, cinque missionari su sei muoiono. Il sesto era stato rimandato in Francia dal Fondatore.

Quella che doveva essere l’inizio dell’evangelizzazione di quella parte del continente africano si scontra subito e si salda immediatamente con la morte dei suoi attori.

Le ultime lettere di Mons. de Marion Brésillac sono particolarmente toccanti perché testimoniano del dolore per la perdita di confratelli, i primi con i quali aveva costituito la SMA, e nello stesso tempo del rendersi conto che ciò poteva comportare il venir meno di un progetto, di un’avventura evangelica: l’impossibilità di assolvere a un obbligo nel senso paolino (guai a me se non evangelizzassi!), quello di annunciare il vangelo.

A una lettera scritta il 25 maggio 1859 al card. Barnabò, responsabile vaticano delle missioni, aggiunge tre post scriptum, uno più drammatico dell’altro.
Il 3 giugno scrive: “La posta non partirà che fra qualche giorno e ho allora la possibilità di far conoscere a Vostra Eminenza la grande prova e la grande disgrazia che il Signore ci ha appena inviato. P. Riocreux che è arrivato con me dalla Francia [il 14 maggio] è morto ieri, giorno dell’Ascensione. Il mio cuore è spezzato. Era un prete pieno di salute, di talenti, di pietà, di zelo. Il Signore ce lo prende giusto all’inizio, prima ancora che abbia potuto mettere mano all’aratro! I suoi disegni sono impenetrabili. Adoriamoli”.
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Il 6 giugno aggiunge: “La mano di Dio si appesantisce su di noi e sembra voler annientare tutti i nostri progetti. Eppure mi sembra che erano stati fatti tutti per la sua più grande gloria. P. Bresson, l’uno dei due missionari che mi rimanevano, è morto ieri, domenica nell’ottava dell’Ascensione, tre giorni dopo P. Riocreux. Quest’ultimo colpo può avere le più funeste conseguenze [...] sullo spirito dei giovani aspiranti che sono a Lione”.
Il 18 giugno scrive ancora: “La mano di Dio si appesantisce sempre di più su di noi. Il mio secondo compagno di viaggio, il fratello Gratien, è morto il lunedì di Pentecoste. [...] Sono oppresso dalla tristezza, dalla fatica e dalla febbre. Eravamo sei qualche giorno fa, ora non siamo che due: l’eccellente P. Reymond ed io. Che la volontà di Dio si compia”.

Il 25 giugno giunge la sua ora; spira verso le 13 pronunciando tre parole a cui aveva ispirato tutta la sua vita: fede, speranza, carità. Il 28 sarà seguito dall’ultimo SMA rimasto, il P. Reymond.

In poco meno di un mese sembra prender fine una storia che era solamente ai suoi inizi. Gli anni successivi però si incaricheranno di mostrare che lì, a Freetown, nel giugno del 1859, venivano solo sotterrati i semi che nel futuro avrebbero portato frutto lungo le coste dell’Africa occidentale.
Da quel momento la SMA non è più stata presente in Sierra Leone perché nell’agosto del 1860 essa ottiene dalla Santa Sede di poter andare ad annunciare il vangelo in Dahomey, portando così a compimento il desiderio originario del Fondatore. Inizierà allora l’avventura missionaria di P. Borghero.

Celebrazione di un anniversario

Quest’anno ricorre dunque il 150° anniversario della catastrofe di Freetown. La SMA ha voluto ricordare in modo speciale la morte del Suo Fondatore e dei suoi primi compagni e la Chiesa locale di Sierra Leone ha voluto celebrare in maniera solenne il suo primo vescovo e i suoi primi evangelizzatori.
Questo anniversario ha avuto due momenti particolarmente importanti e significativi.

Processione commemorativa
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Nel pomeriggio del 24 giugno i 14 SMA convenuti per l’occasione si ritrovano nella Cattedrale di Freetown per dare inizio, insieme a diverse centinaia di persone tra preti locali e missionari, religiosi e religiose e fedeli, a una celebrazione evocativa e commovente.

Si comincia con una preghiera presieduta dall’Arcivescovo di Freetown e Bo Mons. Edward Tamba Charles. Il parroco, P. Vincent Davies, introduce dando subito il senso di ciò che stiamo per vivere: “Quella che iniziamo è una celebrazione a carattere nazionale: commemoriamo la morte del primo vescovo cattolico della Sierra Leone, il nostro primo vescovo, Mons de Marion Brésillac, che qui ha dato la vita insieme ai suoi primi compagni”.
Dalla cattedrale una lunga processione si è snodata attraverso la città fino al porto dove sbarcarono i nostri primi missionari. Lì dopo la lettura del racconto del loro arrivo a Freetown, il Vicario generale dell’arcidiocesi ha guidato una preghiera semplice che ricordasse gli elementi centrali della nostra fede (Credo degli apostoli, Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre).

La processione ha poi ripreso tra canti e preghiere fino al cimitero dove riposano i resti dei nostri confratelli. Qui, diversi vescovi e alcuni padri SMA si sono avvicendati nel proporre testi della Bibbia, riflessioni, preghiere di intercessione, racconto degli ultimi istanti di vita del nostro Fondatore e dei suoi compagni. Il parroco ha poi concluso dicendo: “Dopo aver ascoltato questo racconto così commovente di chi ha dato la vita qui, nel nostro Paese, per annunciarci il Vangelo, forse dobbiamo chiederci: cosa faccio io, qui, per il Signore? Sono degno di questi uomini che ci hanno portato la Parola di Dio?”.
Dopo la benedizione, abbiamo recitato la preghiera per la canonizzazione del Fondatore. L’assemblea si è poi sciolta ed è stato il momento per una preghiera personale, per rispondere ai saluti della molta gente convenuta e per qualche foto davanti al monumento funerario costruito nel 2006 sopra le tombe originarie da un cristiano del posto che ha voluto rimanere anonimo.

Messa solenne
49 messa solenne il nunzio apostolico presiede 380x285
Nel pomeriggio del 25 giugno, giorno anniversario della morte di Mons de Marion Brésillac, nella chiesa di St Anthony, più capiente della cattedrale, ha avuto luogo una solenne celebrazione eucaristica presieduta dal Nunzio apostolico Mons George Anthonysamy, animata da diverse corali parrocchiali, nei loro variopinti costumi.

L’omelia è stata tenuta dal Superiore Generale della SMA P. Kieran O’Reilly il quale ha iniziato con il ringraziare i vari vescovi presenti cominciando dal Nunzio, per ricordare in seguito i vescovi della Sierra Leone (Charles, Biguzzi, Koroma), della Liberia (Ziegler), della Nigeria (Avenya) e Mons Bonfils SMA, vescovo emerito di Nizza. Ha rivolto poi un ringraziamento speciale all’arcivescovo emerito di Freetown e Bo, Mons Ganda, che tanto ha fatto per preservare la memoria del nostro Fondatore. Un grazie anche al Ministro della gioventù, ai 4 vescovi protestanti di Freetown presenti alla Messa e ai tanti preti, religiosi, religiose e laici ivi convenuti.

Il nostro Superiore generale ha poi consacrato un po’ di tempo a presentare la figura di Brésillac, a molti poco conosciuta o del tutto sconosciuta. Ha ricordato in seguito che dall’inizio fino ad oggi 4.000 missionari SMA sono stati al servizio della Chiesa in Africa. Ha quindi detto che gli attuali membri della SMA provengono da diversi Paesi d’Europa, Africa, dalle Americhe, dall’India e dalle Filippine, avendo tutti l’unico scopo di annunciare il vangelo in Africa. I seminaristi attualmente in formazione sono circa 240.

Dopo aver commentato brevemente le letture della Messa per l’evangelizzazione dei popoli ha affermato: “Ieri, al cimitero, sulla tomba dei nostri fratelli SMA, ho riconsacrato il nostro Istituto alla missione. E ho detto: ‘Siamo venuti qui in pellegrinaggio durante questi giorni per rendere omaggio al sacrificio della nostra prima comunità SMA e per onorare la loro memoria qui, su quello che per noi SMA è un suolo sacro. Nel nome di tutti i membri della SMA, dei nostri amici, dei membri delle nostre famiglie, dei benefattori rinnovo qui accanto alla loro tomba il nostro impegno ad avere a cuore la loro testimonianza spirituale e a rimanere fedeli al nostro carisma’. Questa è la ragione per cui noi siamo qui e perché celebriamo questo avvenimento speciale con voi in questa sera in cui voi ricordate il vostro primo vescovo e noi il nostro Fondatore”.

Prima di concludere la sua omelia P. Kieran ha invitato tutti i presenti a prendere in mano l’immagine e a recitare insieme la preghiera per la canonizzazione di Mons de Marion Brésillac.

Impressioni e testimonianze

40 freetown - preghiera davanti alla tomba dei nostri confratelli 380x285
Quando è stato proposto questo pellegrinaggio a Freetown per celebrare il 150° della morte del nostro Fondatore e dei suoi primi compagni, molti confratelli hanno pensato che sarebbe stato un’iniziativa ristretta a pochi e circoscritta nell’ambito SMA. E questo anche perché dopo quella tragica esperienza la SMA non è più stata presente in Sierra Leone.

Grande invece è stata la nostra sorpresa nel vedere come questa celebrazione non era solo per noi ma aveva coinvolto tutta una Chiesa, tutto un Paese.

L’arcivescovo Charles ha scritto a questo riguardo: “Queste celebrazioni ci ricordano che il piantare la Chiesa in questo Paese fu un’impresa pagata a caro prezzo, in termini di vite umane perse. È molto importante dunque che manteniamo viva la memoria di questo tragico capitolo nella storia della nostra Chiesa in Sierra Leone. Ma è ancora più importante che manteniamo e promuoviamo una coscienza missionaria, ad ogni livello, nella nostra Chiesa locale come il miglior omaggio che possiamo rendere a coloro che hanno sacrificato la loro vita in vista di stabilire la Chiesa nel nostro Paese. La Chiesa per la quale gli SMA morirono è ora una Chiesa locale fiorente, con tre diocesi e una quarta in arrivo. [...] Sono sicuro che Mons de Brésillac e i suoi confratelli SMA sarebbero molto contenti di questo sviluppo perché vedrebbero che il loro sacrificio non è stato senza frutto. [...] Prego perché queste celebrazioni ci aiutino tutti ad essere più missionari nel nostro modo di pensare, nella nostra condotta e soprattutto nella testimonianza di vita”.
P. Fachtna O’Driscoll, Provinciale SMA d’Irlanda, durante un’omelia ha ringraziato il Signore per i giorni trascorsi a Freetown ma anche perché come SMA abbiamo potuto manifestare l’internazionalità, la varietà dei carismi nel nostro Istituto e la presenza in esso di molti giovani confratelli. Eravamo infatti 14 SMA di cui un vescovo, una laica missionaria e 12 preti, provenienti da Francia, Irlanda, Stati uniti, Italia, Ghana, Nigeria, Polonia.
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P. Basile Soyoye, SMA nigeriano superiore del Distretto in formazione della Baia del Benin (comprendente Benin, Niger, Nigeria e Centrafrica) sottolinea tra le tante cose che lo hanno colpito un aspetto particolare: “Mi ha fatto riflettere il fatto che la tomba del nostro Fondatore e dei nostri padri sia in mezzo a tante altre, senza distinzione di religione. Proprio lì vicino c’è quella di un musulmano. Mi sono detto che questo ci vuol ricordare che la missione è stare in mezzo alla gente, nel cuore della loro vita, dei loro problemi”.

Theresa Hicks, laica SMA canadese, è felice di poter essere presente a Freetown per una duplice ragione: “Dapprima devo dire che ho sempre voluto bene a Mons de Brésillac perché è il Fondatore della comunità a cui sono legata da tanto tempo. Ora mi occupo della formazione dei laici SMA della Provincia degli Stati Uniti, ma prima ho passato 21 anni in Liberia. La seconda ragione è che ultimamente ho scoperto che il Fondatore è morto in casa di un lontano parente di mia madre. Alphonse Seignac de Lesseps era un rappresentante di una importante casa di commercio francese e svolgeva il compito di agente consolare per interim. Mia mamma si chiama appunto Catherine de Lesseps Hicks. Il fatto che un membro lontano della mia famiglia abbia fatto qualcosa per il Fondatore, negli ultimi giorni della sua vita, mi rende particolarmente orgogliosa e riconoscente al Signore”.

Mons. Jean Bonfils, SMA, aggiunge altre considerazioni, tra cui questa: “Freetown non è il luogo della nostra nascita, ma rappresenta il nostro primo luogo di missione, non scelto dal nostro Fondatore, ma accettato per obbedienza alla Santa Sede. Vi è venuto per obbedienza, mettendo a tacere ciò a cui teniamo maggiormente: la nostra propria volontà. La missione infatti è essenzialmente un invio. Non si è missionari che quando si è inviati e non si è necessariamente inviati là dove vorremmo andare. Siamo qui dunque davanti a una delle radici della spiritualità missionaria. Il Fondatore e i suoi compagni sono per noi dei precursori non tanto perché hanno predicato quanto per il fatto di aver dato la vita. Come la Chiesa nasce dalla vita donata di Cristo, così essa continua a nascere là dove gli inviati seguitano a dare in un modo o in un altro la loro vita”.

Ringraziamenti

Lasciando Freetown è sorto in ciascuno di noi un sentimento di riconoscenza al Signore perché ci sorprende sempre e ci fa trovare meraviglie anche là dove non ci aspettiamo che poco o niente. Ma sale dal nostro cuore anche un ringraziamento a tutti coloro che hanno fatto di questa celebrazione un avvenimento di Chiesa, a partire dal Nunzio apostolico e dall’Arcivescovo di Freetown e Bo, al parroco della cattedrale P. Vincent Davies, ai vari istituti religiosi che ci hanno fatto sentire a casa. Come non ricordare i salesiani i cui ragazzi hanno allietato così bene la cena conclusiva! E che dire di P. Luigi Brioni e della sua comunità di saveriani che si sono messi a nostra completa disposizione per darci alloggio e aiutarci negli spostamenti! Potremmo continuare menzionando i vari preti diocesani e i tanti fedeli che ci hanno aiutato mettendoci a nostro agio.

Alla fine della cena del 25 giugno, alla presenza di una larga rappresentanza della Chiesa del Paese, l’Arcivescovo Charles ha affermato di aver fatto una domanda ufficiale perché la SMA ritorni in Sierra Leone. Scherzando ha aggiunto: “Se non volete venire ad aprire una parrocchia, venite almeno a prendervi cura del vostro Fondatore e dei vostri primi confratelli. Noi ce ne siamo occupati per 150 anni!”

Grazie, infine, al nostro confratello P. Cornel-Mario Abi, Superiore regionale della Liberia, che con meticolosità e impegno ha fatto sì che questa celebrazione rimanesse memorabile.

P. Renzo Mandirola SMA

Le foto:

1. Freetown come appariva agli europei nel 1856.
2. Il porto di Freetown, dove sbararono i primi missionari SMA.
3. Processione al porto dove sbarcarono i missionari SMA.
4. L'ingresso del cimitero.
5. La messa solenne concelebrata dal Nunzio, da vari vescovi e dai pdri SMA.
6. Una preghiera davanti alla tomba dei missionari, presieduta da Mons. Bonfils.
7. La lapide nella cappella che commemora la morte dei missionari.

La Gallery di foto di P. Renzo sulle celebrazioni a Freetown

Il seguito della Gallery





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