Danzare la morte. I funerali di papà Antonio

Antonio Profumo, papà di sr Etta, era stato a Kolowaré nel gennaio 2007, con il nipote Vittorio. Aveva visitato il mercato e i villaggi dove suor Etta va regolarmente per le vaccinazioni. Era stato un momento di festa per lui, per la gente che lo ha accolto e per noi tutti. La stessa gente ha voluto ricordarlo, ora che non é più con noi.

sr ettaPrima con una veglia di preghiera venerdì 5 giugno. Un momento di intensa preghiera: sobrio, coinvolgente, orante, con grande partecipazione. Poi domenica 7 giugno la celebrazione dei "funerali", come si dice qui, una festa, una celebrazione della vita.
La messa è alle 9. Alle 8 la gente comincia ad arrivare. Sono sul sagrato della chiesa ad accogliere e salutare i partecipanti. Vicino al cancello d'entrata giacciono una faraona, un gallo, due cesti di manghi, un pacco di lattine di bevande: sono i doni per la processione d'Offertorio.
Davanti alla chiesa ci sono già alcune macchine. Amici venuti da Sokodé e altrove.

Accanto a suor Etta, le suore presenti a Kolowaré, le consorelle NSA di Sokodé, ed anche alcune religiose di altre congregazioni, venute per la cerimonia.
Iniziamo la Messa con la processione guidata dalla corale di Kolowaré. I due cori, di Kolowaré e di Sokodé, si alternano per animare la messa. Presiede padre Donald, il parroco di Nostra Signora della Visitazione di Kulundé, di cui Kolowaré fa parte. Padre Donald é un kotokoli di Sokodé. Conosceva bene papà Antonio. Era stato suo ospite due volte in Italia. Liturgia in kotokoli e in francese. All'omelia il celebrante dialoga con l'assemblea con esempi concreti per illustrare la festa di oggi, la festa della Trinità. La gente reagisce con forza alle sue provocazioni.
La chiesa è gremita, e si decide di fare la colletta secondo i giorni della settimana. Un cestino davanti all'altare e i fedeli cominciano a sfilare, prima i nati di lunedì, poi martedì, fino alla domenica.

All'Offertorio sei ragazze, in abbigliamento tradizionale, a passi di danza, avanzano dal fondo della chiesa, nel viale centrale, con i doni sul capo. L'assemblea le accompagna cantando. Le accogliamo sugli scalini del coro e deponiamo i doni davanti all'altare. Mentre le ragazze tornano ai loro posti alcuni si alzano dai loro banchi e le accompagnano danzando.

Alla fine della messa, la festa continua nella piazza della chiesa dove i vari gruppi si esibiscono con le loro danze. Padre Michel, anche lui un kotokoli di Sokodé, spiega: "Sono canti funebri kotokoli, ad ogni canto corrisponde la sua danza". Le danze sono poi continuate nel pomeriggio, sia davanti alla chiesa, sia al villaggio. La danza é un momento forte, la parte centrale dei "funerali". La danza é fatta di armonia, di ritmo che ricorda il pulsare del sangue, i battiti del cuore, il ritmo della vita, e ci dice che la vita continua perché è più forte della morte.

Quando poi si tratta di un anziano, che ha vissuto intensamente la sua vita, ha avuto dei figli, e che ha fatto una buona morte, i canti funebri e le danze lo fanno entrare nel mondo degli avi conferendogli lo statuto di "Antenato". Nel medesimo tempo suggeriscono ai viventi che la vita non è che una iniziazione, una "fattoria in foresta", un viaggio verso la vera dimora che è il villaggio degli antenati da dove essi continuano a vegliare, guidare e proteggere i viventi.

A Kolowaré si convive con la morte, e si impara a considerare, questa visitatrice frequente, come una presenza amica. "La morte non ci separa dalle persone care, ma ci aiuta a comprendere quanto esse valgono per noi". La danza é al centro dei funerali.

P. Silvano Galli

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