Fare il vescovo in Niger in punta di piedi

"Ero arrivato a Genova senza molte speranze di trovare risposte positive dalla Provincia italiana. E invece"... Inizia così la conversazione col vescovo di Niamey, capitale del Niger. Conversando a ruota libera il vescovo, missionario SMA, ha condiviso con sapienza e semplicità il suo cammino in questo Paese dove l'Islam costituisce la quasi totalità delle adesioni religiose e civili.

niger-vesc"Ero preoccupato perché i missionari erano partiti ed i preti diocesani non sono ancora pronti ad assumere alcune delle sfide che la presenza in un Paese islamico comporta. La presenza in una zona di prima evangelizzazione, ancora non toccata dall'Islam, non poteva che essere affidata a missionari. Ci sono villaggi aperti alla Buona Notizia. La presenza dei missionari SMA offrirà la possibilità di aprire una nuova parrocchia al confine Benin e la Nigeria. Anche la diocesi di Belluno sta aiutando.

A parte il tema della prima evangelizzazione, sono preoccupato per la mancanza di una presenza in seno al mondo universitario. Lì si stanno preparando coloro che guideranno il Paese! Sarebbe necessario un prete missionario a tempo pieno. Lo stesso vale per pastorale nel carcere. Le attività della Chiesa, sia quelle caritative che quelle educative, sono ben accette dalle autorità del Paese che riconoscono alla Chiesa capacità organizzativa e serietà di impegno. Inoltre siamo tenuti in considerazione anche perché evitiamo di `fare proselitismo', cosa che a volte succede con
gruppi cristiani evangelici. La nostra Chiesa, fin dal 1931, si vuole a servizio del popolo Nigerino.

Evidentemente la nostra particolare posizione richiede una costante attenzione al dialogo che non è mai acquisito una volta per tutte...! In Niger esistono due diocesi per un totale di circa 25 mila Cattolici, di cui 5 mila nigerini. Gli altri vengono da vari Paesi africani. Siamo una Chiesa di minoranza, che a volte corre il rischio di essere confusa con una organizzazione caritativa non governativa (ONG...).

Abbiamo 13 preti diocesani ed a luglio avremo due nuove ordinazioni sacerdotali. Alcuni preti prestano servizio altrove.
Nel Paese si fa notare un movimento islamico fondamentalista, comunque canalizzato dal governo che lo teme (per paura di perdere il potere...). Esiste un ministero per gli Affari Religiosi che controlla le prediche ed in genere le attività dei vari gruppi religiosi ammessi nel Paese.
Attualmente le Chiese riconosciute sono tra 40 e 50.

Il Paese è ricco di uranio e questo é sfruttato da una compagnia mineraria francese. Comunque anche i Cinesi sono presenti e sfruttano i giacimenti di petrolio con molta disinvoltura. Costruiscono strade e raffinerie. Esiste un servizio per i Migranti, anche se la maggior parte di loro transita presso l'altra diocesi. Ogni anno celebriamo un sinodo diocesano che permette ad operatori ed operatrici pastorali di fissare le priorità e verificarne il processo. Abbiamo piani quinquennali.

Un capitolo a parte merita il dialogo con l'Islam. Il mio rapporto con le autorità religiose è ottimo e le feste (cristiane e musulmane) sono una bella occasione per scambiare auguri e celebrare quanto unisce i credenti. Questi contatti creano un clima di fiducia reciproca che mi pare un patrimonio di cui ringraziare lo Spirito".

Il Vescovo termina citando con fierezza gli auguri che le autorità religiose islamiche gli hanno inviato recentemente. Segno di stima e buon presagio per il futuro. Un'altra storia possibile.

P. Mauro Armanino

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