P. Angelo Besenzoni: al servizio della vita

Torno in Italia, apro i giornali e leggo di polemiche sulla pillola del giorno dopo, sul testamento biologico. Nella preghiera, che recito ogni giorno da quando sono entrato alla SMA, prego che il Signore conceda ai missionari di morire nel Suo servizio.

besenzoniNon ho dubbi che si possa servire Dio in qualsiasi luogo e in diversissimi modi, ma per me quella frase ha sempre voluto dire morire in Africa, mentre sto facendo il missionario. Se così fosse non avrò, e non avranno, problemi di coscienza per decidere se sottopormi ad alimentazione o ad idratazione artifciale: nei nostri ospedali già è diffcile trovare quelle naturali.

Come curarsi

Se non vai in ospedale (chiamiamolo così…) accompagnato da qualcuno della famiglia che cucina per te e va in cerca di acqua per i tuoi bisogni personali, muori davvero di denutrizione e di disidratazione, prima che di malattia. Quanto alla vita nascente l’Angola, statistiche alla mano, è il paese con il più alto indice di mortalità da 0 a 5 anni. Credo sia giusto difendere la vita, sempre, dall’inizio del concepimento fino alla fine, ma non riesco a capire perché, poi, in pratica accettiamo senza scandalo, che fuori dai confini nazionali (o dalle acque territoriali) tranquillamente muoiano migliaia di persone: bambini, donne incinte, giovani, non per mancanza di cure sofisticate, ma di qualche banale compressa o iniezione contro la malaria, il morbillo, la polmonite etc.

Cosa non vuole Dio...

Un mese fa celebravo il funerale di una donna morta durante il parto. Lascia un marito e sei figli. Neanche un prete sa che dire in quelle occasioni e probabilmente sarebbe meglio stare zitti. Ma la gente ti guarda e aspetta due parole di conforto. E io che dico: che bisogna rassegnarsi, perché questa è la volontà di Dio? “No, - dico all’inizio dell’omelia - questa non è la volontà di Dio; ben altro è il sogno di Dio sul mondo! Dio non vuole che i soldi del petrolio finiscano in qualche conto in Svizzera, invece che nella costruzione di ospedali. Dio non vuole che una donna partorisca in un tugurio, affidandosi a qualche infermiere improvvisato e impotente in caso di emergenza. Dio non vuole che di fronte ad eventi così ci stringiamo nelle spalle e diciamo: è il malocchio che l’ha ammazzata.

Collaborare

Dio vuole che chiediamo alle nostre autorità di pensare alla nostra salute, e che anche noi facciamo tutto quello che possiamo per migliorare le condizioni di vita. Non si può accusare il governo se, a gettare spazzature e liquami in mezzo alla strada siamo noi, se gli uomini sprecano i pochi soldi destinati alla famiglia nell’alcool, se le donne non si preoccupano delle campagne di vaccinazione e di farsi seguire durante il tempo della gravidanza” “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Per me vivere la missione è vivere questa parola di Gesù. Lungi dall’essere indottrinamento, alienazione culturale o propaganda, il vangelo è promozione della vita, non solo in tutta la sua durata, ma anche in tutti i suoi aspetti. Padre Luigino Frattin e Padre Renzo Adorni dopo la guerra hanno dato priorità all’educazione dei ragazzi ed ora sono circa 7000 i ragazzi che frequentano in una delle scuole della parrocchia.

Le mine

La nostra Caritas, segue più di 200 portatori d’handicap, colpevoli di essere nati durante la guerra e di non aver ricevuto la vaccinazione anti-polio. Abbiamo distribuito sedie a rotelle a chi di solito deve trascinarsi nella polvere per andare a scuola o al mercato. Ma le sedie a rotelle funzionano nelle corsie dei nostri ospedali, non sulle strade di Kicolo, che sono campi di battaglia.

Mi servono un centinaio di robuste bici-triciclo con cui chi non ha gambe riesca a spostarsi, per continuare la scuola o iniziare un lavoro. Stiamo tentando di rendere indipendenti i portatori di handicap, of frendo educazione all’uno, mezzi per iniziare un piccolo lavoro all’altro. Senza contare le centinaia di anziani indigenti, che oltre ad un appoggio per vivere han bisogno di coprire i buchi del tetto di casa, o di cementarne il pavimento. Tutto si fa con qualche aiuto che viene da qui, ma anche con tanto volontariato e generosità presente nelle nostre comunità.

Ragazzi di strada

Padre Ceferino ha cominciato a contattare i ragazzi di strada che vivono nel nostro mercato (uno dei più grandi di Luanda). Ora pensiamo a un piccolo rifugio, dove possano chiacchierare con qualcuno, farsi una doccia, imparare a leggere e a scrivere, passare qualche notte e se possibile essere aiutati a ritrovare la propria famiglia. Stiamo aprendo una biblioteca, per invitare i giovani alla lettura. Di fronte alle migliaia di giovani disoccupati che bighellonano sulle nostre strade ci stiamo chiedendo come iniziare corsi di formazione professionale che li aiutino ad uscire dai circuiti della violenza, dell’alcool e della droga.

Tra la gente

Ma oltre agli interventi specificamente sociali, per noi promuovere la vita è camminare a fianco delle persone, è condividerne le ansie e i problemi, è costruire comunità che siano fermento di vita nuova nell’impegno per la riconciliazione e la giustizia. Per questo molta parte del nostro tempo è spesa nella visita alle famiglie e alle comunità di base, nella formazione dei catechisti e dei giovani, che sono poi veri animatori dello sviluppo e della fraternità.

Gran parte dei nostri fondi (quando li abbiamo) parte anche per acquistare terreni e aiutare le comunità ad avere uno spazio di preghiera, formazione e scambio. Sto cercando qualcuno che mi dia una mano per costruire la nuova parrocchia di Santa Isabel. Tirar su qualche pilastro e fare una copertura per una chiesa-capannone in Angola costa un occhio della testa. I miei amici mi dicono: ecco il mio aiuto, ma non usarlo per costruire chiese.

Per la nostra gente però la chiesa è l’unico spazio dove riesce a sentirsi davvero protagonista e in casa e dove nella preghiera, nella liturgia, nelle formazioni comunitarie impara che quel che conta non è riuscire ad avere di più, ma ad essere di più, non è star meglio economicamente, ma impegnarsi per far star meglio tutti. Io non so se riesco a difendere e a promuovere la vita degli altri. A volte forse la complico o faccio solo buchi nell’acqua.

Ringrazio il Signore, i fratelli e le sorelle che ogni giorno difendono e danno senso alla mia e sono contento quando anch’io riesco ad aiutare qualcuno a vivere e a sperare. Se non avrò un tubo per alimentarmi artificialmente o se non riusciranno a mettermi un altro stent al cuore in caso di emergenza, pazienza! Basta che non debba vedere troppi bimbi e donne nel fiore della vita morire per una stupidaggine.

1 ottobre 2009

P. Angelo Besenzoni, Luanda, Angola

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