L'amica Ada Mele partecipa all'ordinazione del seminarista "adottivo"

ada mele notsma102Ada Mele di Palo del Colle (BA) per parecchi anni ha sostenuto gli studi del seminarista Henri Ouedraogo della diocesi di San Pedro. È stata in Costa d’Avorio. Il 14 novembre 2009 ha partecipato all’ordinazione sacerdote di Henri e poi alla sua prima Messa nella nuova parrocchia di Doba (San Pedro). In queste righe ci racconta del suo viaggio.

Ho rivisto P. Gian Piero Rulfi dopo otto anni, non l’avevo neanche più sentito. Che bello ritrovarsi! Gli si leggeva in viso la gioia per gli incontri vissuti in quei pochi giorni a Palombaio e contemporaneamente leggeva sul mio viso la gioia della mia recente esperienza in Costa d’Avorio. I suoi occhi fissavano incuriositi i miei come per leggermi sino in fondo all’anima. “Sai, P. Gian Piero, a novembre sono stata a Dagadji dai PP. Martino Bonazzetti e Lorenzo Snider per l’Ordinazione Sacerdotale di mio figlio Henri”.

Meravigliato e contento, mi ha chiesto: “Che cosa ti sei portata da questo viaggio?” Gli ho risposto senza neanche pensarci su: “Il Cristo”. Non vedevo Henri da undici anni, da quando, nella mia prima “spedizione” in Costa d’Avorio, avevo raggiunto P. Walter Maccalli a San Pedro. Lì avevo conosciuto questo ragazzo che accompagnava come un’ombra il missionario in tutti i suoi spostamenti nei vari villaggi. La maternità è nata spontanea e naturale, senza documenti o richieste particolari.

Diventavo così la sua mamma italiana. In tutti questi anni vedevo difficile un ritorno in quei luoghi. Eppure il 14 novembre 2009 sono partita per condividere con Henri un momento molto importante della sua vita. Non voglio raccontare tutta la storia come fosse una favola d’altri tempi, mi sforzerò di “materializzare” quella risposta immediata data a P. Gian Piero.

ada mele notsma102bAllontanandomi dal quotidiano che, con i suoi tremendi ritmi, succede, può appiattirti, ho ritrovato nelle varie situazioni in cui si è manifestato quel Cristo troppe volte sepolto sotto uno spesso strato di ”legittime” abitudini. Solo con occhi, cuore e mente semplici e liberi si può vederLo nell’accoglienza gentile ed umile della gente del posto, concretizzatasi nella preoccupazione- certezza che io avessi sete.

Due bottiglie di aranciata e una di birra, portate in serata alla missione per farmi dissetare. Nell’armonia, in casa, tra P. Martino e P. Lorenzo. Condivisione, confronto, ascolto e un pizzico di buon umore regolavano il loro quotidiano.

È strano pensare a P. Martino ed ignorare P. Lorenzo, sono una cosa sola pur nella loro diversità. Nelle “catechesi”, durante gli spostamenti in macchina. Dove l’anima “respirava” ad ogni parola e si rinfrancava, tornando a vivere.

Nella gentilezza discreta di Henri, così attento nei miei confronti, nella gioia reciproca del nostro incontro e nel dolore del distacco: “troppo poco tempo”. Nell’affetto delle suore, con qualche anno in più, ma con la stessa grinta e voglia di fare. Nel ritornare nei luoghi già vissuti e riviverli con maggiore intensità e senza paura perché già ti appartengono.

Ecco, P. Gian Piero, il mio “Cristo” l’ho ritrovato sempre pronto a mettersi in gioco e a fidarsi di noi. L’ho riportato con me a casa nella mia famiglia, tra i miei amici, sul posto di lavoro tra i miei malati. Peccato, solo, non essere riuscita a portarlo anche nella mia parrocchia.

Ada Mele

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