P. Dario Dozio: Sogno di mezz'estate

dozio 2Carissimi,

quest'anno piove in maniera esagerata: non c'è giorno senza un forte temporale e viaggiare spesso diventa un'avventura a rischio. Per arrivare in un villaggio della parrocchia ieri mi ci son volute tre ore di macchina e una buona dose di incoscienza : non ero più su una strada sterrata ma in un torrente che scorreva tra le piantagioni di cacao. E il villaggio dove stavo andando aveva proprio il nome adatto: "Noékro", che in lingua locale significa "villaggio di Noé"... quello del diluvio universale! Ma erano mesi che i cristiani aspettavano la visita del padre ed io non potevo rimandare ancora.

Erano tutti lì, fuori di chiesa, ad aspettarmi: gli adulti sotto una tettoia di lamiera e i ragazzi che correvano fradici, riparandosi con l'ombrello di foresta: una grande foglia di banano. Mi accorgo subito che qualcosa non va: mentre li saluto uno ad uno, vedo un gruppo di donne, in disparte, che parlottano.

Non sono cristiane: cosa possono cercare in chiesa la domenica mattina? Il catechista me lo dice subito: una ragazza ha problemi per partorire e bisognerebbe portarla all'ospedale. Quando? "Il più presto possibile - mi rispondono; però prima preghiamo, perché è Dio che fa tutto".

Così inizio la messa più veloce dell'anno: senza predica né corale, ma con l'occhio attento alla porta della chiesa, sperando che Kossia (così si chiama la ragazza) resista ancora un po'. Arrivo presto ali' "andate in pace"... e poi via, in cinque in macchina e più veloce che posso, scusandomi ogni volta che sbando nel fango o sobbalzo per una buca non vista. Ma Kossia è forte, abituata alla vita dura e al lavoro nei campi. Ogni tanto si lamenta un po'... ma resiste! Ho già avuto due nascite in macchina e non sarebbe una sorpresa se oggi arriva il terzo bebé.

Invece tutto va liscio: abbiamo il tempo di raggiungere l'ospedale di San Pedro e mi tocca anche aspettare in sala d'attesa prima di vedermi presentare un fagottino che strilla. "E' un bel maschietto", mi dice l'infermiera. Qualcuno chiede se sono io il padre. Certo - rispondo, sono il padre Dario. Ma il papà del piccolo è in viaggio e non sa nemmeno di aver avuto un figlio. Ringrazio i medici perché tutto è andato bene e il Padreterno che non si è ancora stancato di noi.

Nella mia vita di missionario ho già avuto altre avventure simili e varie volte la mia macchina si è trasformata in ambulanza per correre all'ospedale anche in piena notte. Però non tutte queste storie sono a lieto fine. La realtà è molto più grigia e ci sono ancora troppe situazioni tristi: non è raro sentire che una donna sia morta di parto o dei bambini bellissimi partiti in mezza giornata per un' infezione di tifo o una crisi malarica. Allora una delle prime attività in parrocchia è stata quella di aprire un Centro Sanitario.

Grazie all'aiuto arrivato dall'Italia e la collaborazione locale (un infermiere a tempo pieno e due giovani assistenti) ora il Dispensario funziona a meraviglia. In questi giorni è in corso la campagna di vaccinazione contro la poliomielite, tetano e meningite. Il bello è che riusciamo a finanziarci con il lavoro.

II mio sogno ora è di aprire anche la maternità : l'edificio è già fatto ed è molto bello. Dieci anni fa, i miei predecessori l'avevano costruito per venire in aiuto alle donne della grande baraccopoli del Bardo e dei villaggi della parrocchia. Purtroppo la maternità non è mai stata aperta. Eppure non occorre una somma favolosa per renderla efficiente: solo il necessario per acquistare gli strumenti dell'assistenza-parto e un fondo per il salario dei primi tre mesi a chi lavora. Poi anche qui dovremmo riuscire ad auto-finanziarci e continuare con i mezzi locali. Un sogno di stagione delle piogge?

Forse. Ma dicono che i sogni si realizzano sempre quando si sogna assieme.

Un caro saluto a tutti e a presto.

P. Dario Dozio

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