P. Vito Girotto: “Il mio linguaggio è povero per il grande annuncio”

girotto-felixQualcuno dall’Italia mi ha mandato a dire: “Ma in nove mesi non sei ancora riuscito ad imparare il gurmancé come si deve? Forse stai perdendo del tempo”.

Credo che sto facendo esercitare la pazienza a tutti coloro che si sforzano di ascoltare la mia lettura del vangelo in gurmancé e di qualche breve parola di spiegazione sempre in questa lingua. Questo esercizio mi fa capire che sono veramente piccolo e il mio linguaggio è povero per il grande annuncio e quindi sempre più mi rendo conto che lo Spirito Santo deve intervenire.

Ora poi che sto trasferendomi da Bomoanga a Makalondi per iniziare un nuovo impegno missionario vorrei essere sempre più “esperto” in questa lingua in modo da poter mettermi più facilmente in contatto con la gente, ma con tutto questo sto dimenticando che c’è un linguaggio universale che tutti capiscono ed apprezzano ed è quello dell’amore.

Fa bene allo spirito sentirsi alunno anche se ti chiamano in un linguaggio poco evangelico, maestro. C’è tutto un mondo culturale nuovo da scoprire e da apprezzare, c’è un’iniziazione che sto facendo e che voglio continuare.

I ragazzi gurmancé per essere iniziati alla cultura che è la loro passano settimane e mesi in luoghi appartati, accettando prove fisiche di coraggio e di costanza nella fatica, desiderosi di mostrare ai loro genitori e coetanei che sono ormai maturi per entrare nel mondo degli adulti. E noi missionari portatori di una parola che non ci appartiene dovremmo sentirci sempre alla scuola di questa parola e di chi la riceve in un linguaggio comprensibile, costruito non solo dalla voce umana ma anche da gesti semplici che annunciano gioia e pace a tutti coloro che li percepiscono.

Negli ultimi mesi si è parlato molto di fame in Niger, di alluvioni che il grande fiume africano, il Niger, ha provocato a causa delle piogge eccezionali nei vari paesi che attraversa. Situazioni estreme che non avevo notato in Costa d’Avorio neppure all’epoca della guerra civile.

In questo paese del Sahel che vive di agricoltura tutto dipende dalla pioggia e dalla sua regolarità nei mesi estivi tra giugno e settembre. Ogni missione è dotata di pluviometro ed ogni pioggia viene quindi misurata per rispondere alla gente che vuole sapere se tenuto conto della quantità d’acqua può seminare o trapiantare il miglio.

Il miglio non è il cibo base, ma l’unico cibo che si consuma nella campagna gurmancé e un po’ ovunque in Niger, e quindi è importante averne una buona scorta da conservare nel granaio familiare. Lo scorso anno c’era stata una scarsa produzione di questo cereale perché era seccato prima di maturare essendo la stagione delle piogge improvvisamente terminata a inizio settembre e non alla fine dello stesso mese.

La chiesa cattolica con la sua Caritas ben organizzata ha cercato di rispondere alle necessità dei più poveri con varie iniziative, tra le quali il lavoro comunitario remunerato per rifare qualche tratto di strada sterrata che quando piove diventa un ruscello, difficile da percorrere anche a piedi. Altre organizzazioni sono intervenute portando soccorso ed offrendo del miglio ad un prezzo simbolico per andare incontro ai più poveri.

Ad inizio giugno avevo proposto un progetto di aiuto per combattere la fame. A fine luglio il progetto è stato concluso e quello che ho ricevuto l’ho consegnato al Vescovo il quale ringrazia attraverso di me per il soccorso che può offrire in particolare agli alluvionati donando loro miglio e sementi per i loro orti. Con tutto questo si sopravvive ma non si parla certo di progresso economico.

La gente comunque e i bambini in particolare non hanno perso il sorriso e la voglia di scherzare e di giocare perché la vita è bella anche se si mangia solo e sempre la polenta di miglio condita con una salsina fatta di foglie di baobab macinate con il pestello.

Fra qualche giorno o settimana io e P. Victor Pieretto saremo nella vicina Missione di Makalondi che durante un decennio è stata animata da sacerdoti diocesani africani. È un cambio strano perché di solito siamo noi missionari europei che cediamo le parrocchie missionarie che abbiamo fondato al clero locale. Ora avviene il contrario per poter esprimere al meglio il nostro carisma missionario soprattutto nei villaggi che chiedono una presenza e forse anche il primo annuncio del Vangelo, e poter poi seguire quel Gesù di cui alcuni hanno già sentito parlare, ma che non è ben conosciuto.

Affidiamo alla vostra preghiera, cari amici, questa nuova missione, che è una sfida per noi tenendo conto che oltre ai gurmancé in tutta la zona c’è una forte presenza di Peul, pastori nomadi e sedentari, che sarebbe necessario avvicinare anche se molti di loro dicono di essere musulmani. La non conoscenza della loro lingua ci impedisce di creare relazioni utili per un primo annuncio anche a loro. Il vescovo di Niamey sta cercando un sacerdote missionario che si impegni nello studio della lingua peul per avvicinare questo popolo di pastori.

Nella cittadina di Makalondi c’è una scuola media dove molti alunni della scuola cattolica di N’Goula-Bomoanga approdano al termine del ciclo primario. Sono ragazzi che chiedono un alloggio ed una famiglia che li segua. Per loro in collaborazione con i padri Gigi Maccalli e Carlos Bazzara pensiamo di costruire un piccolo convitto con trenta posti letto e tutto il necessario per vivere e studiare.

È un progetto presentato a SMA Solidale Onlus che ci auguriamo trovi la vostra solidarietà. Ci rendiamo conto che se il Signore non costruisce, la comunità, la casa, il suo regno d’amore e di fraternità anche in Niger, noi lavoriamo invano. Quindi vogliamo affidare a lui quanto è nel nostro cuore sapendo che siamo sempre una chiesa piccola in questo paese musulmano che ci accetta e ci rispetta.

Vogliamo affidare alla vostra preghiera le preoccupazioni di tutti i nigerini che nei prossimi mesi saranno chiamati alle urne per scegliere o meno una nuova costituzione e i loro rappresentati, dal capo dello stato ai responsabili comunali. Che queste consultazioni si svolgano nella pace e nel rispetto di tutti.

Terminiamo con un augurio a voi tutti cari amici per poter compiere ciascuno la nostra missione secondo il progetto di Dio su di noi. Vi assicuriamo la nostra preghiera e il nostro ricordo riconoscente. Un saluto fraterno e… a risentirci tra qualche mese.

U Tienu n tieni yi po balika, che Dio vi benedica.

P. Vito Girotto

Guarda le foto inviateci da p. Vito (cliccaci sopra per ingrandire):

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova