P. Galli: "Abbiamo visitato i progetti finanziati dal Novara Center"

galli nov 2010 (3)Aledjo

Con mio fratello Eliseo e la nipote Agnese facciamo un’uscita in compagnia di padre Patient, l’economo del vescovado. Utilizziamo il furgoncino del padre. Partenza alle 7,30, giovedì 21 ottobre. Saliamo ad Aledjo. La prima parte della strada è molto brutta. Ci inerpichiamo sulla montagna, poi a Kpéwa giriamo a destra e prendiamo la pista in terra che va verso Aledjo.

Poco prima del borgo, sulla sinistra, nella valletta sottostante, è situato un centro di formazione per giovani. Ci sono diversi moduli: campi scuola per ragazzi da 10 a 15 anni, soprattutto durante le vacanze; due formule per giovani dai 15 ai 30 anni, una lunga su un anno scolastico, una corta di una settimana, durante le vacanze. galli nov 2010 (5)Un’altra formula è riservata agli animatori e formatori.

Attualmente, i permanenti, sono una dozzina, sei ragazzi e sei ragazze. Hanno casette doppie rotonde con letti a castello, due per vano. Ambiti di attività: panetteria, artigianato, giardinaggio, allevamento, farmacopea, gestione, il tutto abbinato con una formazione umana e religiosa. Hanno bisogno di un pozzo. Non lontano ce n’è uno, ma è loro permesso unicamente di attingere l’acqua per bere, e non per altri servizi. Qualcuno sta provvedendo per l’elettricità. Il direttore ci accoglie e ci fa visitare i vari reparti. A 300 metri sotto di loro, nella valle, passerà la nuova strada data in appalto ai cinesi.

Padre Patient ci accompagna poi a visitare il santuario mariano. Situato in una conca, sulla collina. Una piccola costruzione galli nov 2010 (1)circolare aperta. Accanto una cappelletta con la statua della Madonna. La statua è stata distrutta, adesso è protetta con una grata di ferro. Il luogo è metà di pellegrinaggi annuali quaresimali di tutta la diocesi. Si parte a piedi da Kpewa, là dove abbiamo preso la pista, per arrivare al santuario meta del pellegrinaggio.

Gbafilo

Saliamo poi a salutare padre Richard a Gbafilo. Lo troviamo con Etienne, il suo coadiutore, davanti alla chiesa. Terminata e inaugurata. Ce la fa visitare, dentro e fuori. Ha posto due vasche da 2000 litri ciascuna su una terrazza in cima alla chiesa, così ha evitato di costruire traliccio e serbatoio. La trivellazione è nel bosco accanto, l’interruttore è posto all’interno della chiesa, in una terrazza interna, ben protetto. Non era previsto di fermarsi a pranzo, ma Richard insiste e restiamo. Menù: pastasciutta e watchi (riso e fagioli) con una bottiglia di vino. Un incontro molto bello in onore del Novara Center che ha finanziato il progetto.

Bassar

Giovedì 28 altra uscita. Sempre con il furgoncino di padre Patient. Passiamo a ricuperare suor Cécile e via alla sua fattoria sulla strada di Bassar. Anche questa strada è tutta dissestata. Ad un certo momento la suora ci indica una casetta, con un gruppo di donne, dove ha installato un mulino per cereali. galli nov 2010 (2)Le suore animano una serie di villaggi della zona. Lasciamo la strada principale e prendiamo una pista laterale.

La suora ci fa visitare i luoghi. Un grosso capannone è riservato all’allevamento, vediamo una serie di agnellini, il gregge è partito al pascolo. Un altro capannone è per lo stoccaggio dei cereali. Durante la stagione secca manca l’acqua. Avrebbero bisogno di un gruppo elettrogeno con una pompa per far salire l’acqua al serbatoio. Andiamo a vederlo.

E’ poco lontano in mezzo al bosco. La cisterna è un po’ piccola, e poi sotto ci sono delle api che hanno fissato la loro dimora. Avevano una pompa a mano, ma il pozzo è profondo e non funziona più.

Attorno potrebbero mettere anche degli orti per i gruppi di donne che animano. Ci vorrebbero 1500 euro.

Tchalo

Al ritorno continuiamo a Tchalo. Il Novara Center ha dato recentemente 4800 € alle donne della cooperativa per terminare l’installazione idrica. Stanno costruendo il traliccio per poi sistemare la cisterna dell’acqua. Intanto hanno già sistemato tubi e rubinetti per l’irrigazione in tutta la piantagione. Le donne, una decina, sono al lavoro nei campi. galli nov 2010 (4)

Vediamo ovunque dei sacchi. Utilizzano, come fertilizzante, il concime del loro allevamento di polli di Sokodé. Quando sarà tutto terminato l’allevamento sarà trasportato qui.

Al ritorno padre Patient ci porta a casa sua dove pranziamo. Pranzo raffinato e abbondante, con pesce, verdure, riso, salsa, arance, banane. Prima di partire una sorpresa: ci offrono grosso tacchino e due vassoi d’uova. Ne lasciamo uno a Patient. Dono della presidente della cooperativa di Tchalo. Non era presente alla fattoria ad accoglierci perché aveva appena messo al mondo un figlio, così ha mandato i suoi regali da padre Patient. Le telefoniamo per ringraziarla.


galli nov 2010Tabaski

Ramdam. Nella tradizione musulmana si commemora il sacrificio del figlio di Abramo, Ismaele, cui l'angelo Gabriele ha sostituito un ariete.

Un po' prima delle 8,30 mi dirigo verso la solita piazza per partecipare alla preghiera. Di solito è alle 9. Arrivo e mi accorgo che la preghiera è finita. Hanno iniziato alle 8. Se ne stanno tutti andando verso il villaggio. Rammaricato incontro Isa, Bassarou, Affo Goma, Lintam, Seydou.

Manifesto loro il mio disappunto. Nessuno mi ha avvertito del cambiamento di orario. Facciamo qualche foto insieme. Dò a Bassarou 5000 frs per l'Imam. Chiedo a Seydou se posso partecipare alla festa, ai sacrifici. “Nessun problema, vieni, andiamo dall'Imam. Il primo a sacrificare è lui. Dopo, e solo dopo, tutti gli altri”. Mi accompagna da lui.
Un bue, e non un montone, giace a terra vicino ad un albero. Alcuni giovani lo tengono stretto con grosse corde, lo spingono poi accanto ad una buca, avendo cura di porre il collo dell'animale sopra. Il muso è legato stretto da una fune la cui estremità è saldamente tenuta da un giovane. Il sacrificatore si avvicina e recide la jugulare aprendo poco alla volta il collo dell'animale. Il sangue cola nella fossetta sottostante.

Adesso tutti possono procedere al loro sacrificio. Seydou mi accompagna nella sua abitazione, poi in quella dell'infermiere Kassem. Ovunque lo stesso rituale. Ovunque si vedono montoni legati a dei picchetti, in attesa del sacrificio. Ogni famiglia deve offrire il suo.

Bassarou mi accompgna nell'abitazione dell'imam. Il bue immolato è stato trasportato nel cortile. Dei giovani stanno squoiandolo. Lo saluto, ringrazia della partecipazione, faccio una foto con Bassarou. Torniamo nella piazza in fondo al villaggio. Anche lì giace un altro bue. “E' di Tayrou”, dice Bassarou, poi mi invita a salire su una macchina: “E' quella che volevo prestarti domenica, quando la tua era guasta, vieni, sali, andiamo dal capo villaggio”.

Facciamo poche centinaia di metri, lascia la macchina sotto l'albero davanti alla moschea e ci inoltriamo attraverso delle viuzze in mezzo alle abitazioni. In una piazzetta giaciono tre montoni sgozzati. Entriamo nel cortile del capo. In tenuta solenne, seduto davanti al suo vestibolo, accanto la prima moglie. Mi scuso del ritardo e della non partecipazione alla preghiera. Bassarou spiega. Sorride, annuisce. Faccio un paio di foto, di lui e della moglie ingioiellata.

“Andiamo a salutare il fratello maggiore del capo, mi dice Bassarou, non esce più, è a letto infermo”. Entro nella cameretta, un giovane lo fa sedere sul letto. Saluto e dico due parole di benedizione in kotokoli. Ancora lucido, risponde e abbozza un sorriso.

Dietro l'abitazione un bue in attesa. “E' la sua tabaski, dice Bassarou, e sono io che devo fare il sacrificio in suo nome”. Con lo stesso rituale il bue è sacrificato. Faccio alcune foto. Poi chiedo il permesso di ritirarmi. Un giovane accanto mi grida: “E non fai la foto del mio sacrificio, ecco qui il montone”. Lo affera e me lo mostra. Gli chiedo: “Una volta fatto il sacrificio, cosa ne fai della carne, la tieni tutta tu, o ne dai una parte ad altri”? “No, no, devo divederla in tre parti: una per me, una per i poveri, e una da distribuire fra parenti e amici”.

Ho avuto anch'io la mia parte. A mezzogiorno Bassarou e Affo Goma sono venuti a portarmi un sacchetto di carne. La parte destinata agli amici.

Silvano Galli
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