La persona giusta al momento giusto (1)

Cari amici, vi racconto la mia storia...



Era una piovosa domenica di dicembre del 1992 quando con gli amici del gruppo giovanissimi siamo andati al cinema per vedere un film tratto dal libro di Dominique Lapierre: La città della gioia.

Rivivo quel giorno come fosse ieri, mi vedo uscire dalla sala, e mi ritrovo circondata da persone sul piazzale e piangere, e non riuscire a fermarmi. Quel film mi aveva sconvolto dentro, mi aveva sbattuto in faccia una grande domanda che fino ad allora non avevo mai sentito così forte: COSA VUOI FARE DELLA TUA VITA? PENSARE SOLO A TE STESSA O ANCHE AGLI ALTRI? Vuoi continuare con l’università, lo sport per i prossimi 5 anni o VUOI DARE DI PIÙ?

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, il film parla di un giovane medico statunitense, che deluso e amareggiato sotto il profilo professionale, lascia il suo paese e va in India, alla ricerca di qualcosa che gli restituisca il senso dell’esistenza, intraprendendo un lungo viaggio dalla ricca America alle bidonville di Calcutta.

La realtà che lo aspetta è però sconvolgente, un vero e proprio inferno di miseria e degradazione, nel quale gli uomini cercano di sopravvivere tra topi e scarafaggi, nella più assoluta mancanza di mezzi. Ma proprio qui, nelle allucinanti colonie di lebbrosi della “Città della gioia”, in mezzo a inondazioni, fame e malattie, il protagonista riesce a ritrovare la forza di riscattarsi. Secondo me lui riesce finalmente a dare un senso alla sua vita in un paese dove sembra che il “senso” non ci sia.

Rientrai a casa e chiesi subito a mio padre di regalarmi per Natale il libro da cui era stato tratto il film.

Lo leggo, o meglio lo divoro, in tre giorni. Alla fine Madre Teresa di Calcutta scrive che in terra di missione c’è bisogno di medici, infermieri e fisioterapisti. Mi soffermo per un bel po’ a riflettere su quelle tre professioni che lavorano con gli ammalati, e sento dentro di me una fortissima voce che mi spinge verso la realtà ospedaliera.

Bhè, cosa c’è di strano in tutto questo?

In verità dopo le superiori io la mia scelta l’avevo già fatta: ero iscritta da ottobre all’università di Padova indirizzo scienze dell’educazione e stavo studiando per dare gli esami, tant’è che a dicembre avevo dato quello di spagnolo (memorizzate questo perché, come in un gioco di incastri poi capirete!).

Cosa fare? Cosa dire ai miei? Perché cambiare una scelta per delle parole di Madre Teresa che fino ad allora non conoscevo? Cosa mi era successo di così forte che non riuscivo più a seguire la vecchia strada per iniziarne una che mai avrei pensato?

Non m’importa più nulla: avevo bisogno di sospendere l’università e pensare a cosa fare della mia vita, una vita non più solo “mia”, ma una vita da “spendere” per il prossimo.

Parlai con i miei genitori quali con grandissima serenità mi hanno dato tutto il tempo di cui avevo bisogno per decidere. Iniziai a lavorare dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 16 come aiuto cuoca e lavapiatti nella mensa dove lavorava mia mamma, così potevo aiutare la mia famiglia e allo stesso tempo godere del mio tempo libero dalle 16 in poi per CERCARE … cosa non lo so … ma dovevo cercare di capire cosa fare della mia vita.

Un giorno la nonna paterna, Onorina leggendo la rivista diocesana padovana, La difesa del popolo, mi dice: “Marta c’è un corso in ospedale con il CEAV, un’associazione che segue i malati di cancro terminali”.

Grazie nonna!! E così feci il mio primo passo dentro al mondo ospedaliero. Il secondo fu quello di entrare anche nell’AVO, un’altra associazione di volontariato ospedaliero al geriatrico. La mia settimana era tutta felicemente impegnata in ospedale.

I mesi passarono e a settembre, esattamente 9 mesi dopo mi trovai dentro alla segreteria dell’università a firmare il modulo per annullare la mia iscrizione dalla facoltà. La signora allo sportello mi disse: “Ma sei proprio sicura di quello che stai facendo??”

Rullo di tamburi e trombe che suonano!!!!

La mia risposta fu: SI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ricordo la bellissima sensazione di pace che ho sentito nel cuore:

STAVO FACENDO LA COSA GIUSTA AL MOMENTO GIUSTO!!!

Più di qualche amico mi disse che avevo perso un anno della mia vita, ed io gli rispondevo che avevo guadagnato una vita!! Quei nove mesi di ricerca (che ironicamente ho soprannominato la mia prima gravidanza!!) sono stati fondamentali. La Marta che oggi si trova qui a chiacchierare con voi dice che è una donna felicemente sposata e, permettetemi l’uso di un italiano un po’ forzato, sono felicemente infermiera.

Con questo racconto siamo arrivati a ottobre del 1993, quando iniziai la scuola per infermieri a Padova.

Tre anni intensi di studio e lavoro ma pieni di avventure.

Alla prossima.

La vostra Marta

1a puntata - continua...

La seconda puntata: “Proprio perché hai tutto, ti è chiesto di lasciare tutto”

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