P. Angelo Besenzoni: "Il cuore di Dio continua a battere!"

Carissimi,

arriva il Natale ed ero in attesa di una bella storia da poter raccontare. Il tempo passa, con mille cose da fare e , mi pare, con nulla di serio da dire. Mi sfogo con un anziano confratello che mi dice: “Per te tutto è scontato, non sai più vedere le cose belle che ti capitano. Racconta quel che stai vivendo e basta!”
Ci provo!

besenzoniOggi abbiamo avuto il ritiro spirituale delle coppie, quelle sposate in chiesa. Riempivano la cappella di Santa Monica, su un promontorio, in riva al mare. I conviventi son molto di più. Sposarsi è un’impresa, sia perché la dote da offrire è spesso ingente, sia perché molti pensano che sia meglio avere le mani libere, nel caso che la vita col partner si complichi eccessivamente. Durante il ritiro abbiamo fatto una rapida lettura del libro di Tobia, cercando di scoprire alcuni valori della vita familiare: la fedeltà alle tradizioni, l’amore per i genitori e per i figli, la solidarietà con i più poveri, la preghiera, la fiducia nel Signore.

Prima avevo celebrato la messa nella Quasi-Parrocchia. La nuova chiesa è già troppo piccola e non basta a contenere tutti i fedeli. Per fortuna oggi mancavano le coppie (che andavano al ritiro) e gli anziani della Legione di Maria. Possono entrare un po’ più di giovani. C’è anche Regina, sulla sua carrozzina da portatrice d’handicap. L’hanno spinta per cinque chilometri di strade infangate il fratellino e la sorellina di 10 e 9 anni.
Ieri ho chiuso con l’eucaristia una veglia notturna nel nostro santuarietto della Madonna del Rosario. Le donne volevano ricordare il primo anniversario dell’inaugurazione. Non mi han lasciato partire senza che mangiassi qualcosa. E così alle 7 del mattino ho fatto colazione con polenta di manioca e spezzatino di non so cosa.

Da lì sono passato nella sede parrocchiale per “lanciare” l’ultima mattinata di evangelizzazione dei giovani. Un centinaio di giovani sono partiti per le strade del quartiere per portare la “buona notizia” del Natale. Distribuivano un foglietto con gli auguri e il programma delle feste natalizie e invitavano a meditare sul senso del Natale leggendo un brano di Vangelo e facendo alcune domande.

Alle 11 ero a San Gabriel, una piccola cappella in un altro quartiere dove era programmato il matrimonio di Jeronimo e Marciana. Lui 37 anni, catechista (messo un po’ fuori pista dagli anni di convivenza), lei 34 anni, casalinga e zungheira, come si dice qui. Zungheire sono le donne che per sopravvivere comprano roba all’ingrosso e la rivendono passando per le strade. Va tutto bene, dalle ciabatte ai dentifrici, agli spaghetti ai vestiti… Era presente (alla messa prima e soprattutto poi alla festa) tutta la comunità cristiana. Facevano da paggetti, tiratissimi in vestiti un po’ demodés, presi a noleggio per l’occasione, i sei figli della coppia.

Ho passato la settimana incontrando uno ad uno alcuni dei 200 ragazzi e giovani che han concluso l’ultimo anno di catecumenato e dovrebbero essere battezzati nel la prossima Pasqua. Vedo se sono coscienti del cammino che stan facendo. I nostri catechisti han buona volontà, ma son poco preparati. Anche le risposte dei ragazzi non sono un gran che ed ogni tanto perdo la pazienza. Tra un colloquio e un altro ogni tanto do una sbirciatina ai muratori che lavorano in parrocchia: chiesa, casa parrocchiale e piccola biblioteca per la scuola. Lì, tra muri torti, misure elastiche, relatività dei livelli e dei fili a piombo sfurio ancora di più.

La gente sa che mi trova e uno arriva con un problema materiale (figli da mettere a scuola, medicinali da pagare, un prestito per lanciare qualche attività…) altri con problemi più spirituali. Vado a dare la comunione ad un ammalato, distribuisco un paio di stampelle (ne sono arrivate più di 200 cortesia dell’amico farmacista), celebro un funerale, mando a comprare il cemento che è finito o i sacchi di riso per la festa degli ammalati di sabato prossimo…. Vi sto risparmiando un sacco di cose, soprattutto lo stress di dover perdere diverse ore nel traffico infernale dei nostri quartieri.

So che arriva il Natale, perché oltre alla festa degli anziani di sabato, avremo domenica prossima quella delle corali, il 26 quella delle famiglie e il 2 gennaio quella dei bimbi. Niente befane o babbi Natali qui. Un piatto di riso con un po’ di salsa e una bibita basteranno ad accendere un sorriso.

Il vostro Natale per fortuna sarà più calmo, più fresco e più raccolto. Qui sarà il solito trambusto, tra afa, rumori, polvere e fango.

Credo che i miei giovani prepareranno il presepe. Celebreremo la messa della notte alle sei di sera (qui a mezzanotte non si esce: troppi pericoli per le strade!). Per il bambino Gesù da portare in processione avrò solo l’imbarazzo della scelta: chiederò alla prima mamma tra i banchi di prestarmi il bebè.

Ora smetto perché ho da fare. Per fortuna il cuore funziona ancora, in tutti i sensi, o quasi… Ma è al vostro cuore che dobbiamo dire grazie per tante piccole cose che stiamo facendo qui.

Il cuore di Dio, che nel bimbo di Betlemme ha preso corpo in mezzo a noi, continua a battere e a dirci che non si stanca di volerci bene. Benedica le nostre e le vostre famiglie!

Buon Natale!

P. Angelo Besenzoni
Kicolo, Luanda, Angola

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