Mi sembrava che Dio fosse proprio lì seduto vicino a me (4)

La comunità che mi ha accolto era di Portoviejo, una cittadina del Manabì. Noi vivevamo nella collina San Pablo, quartiere conosciuto ovunque con la fama di essere il Bronx della città, proprio dove i taxi non venivano per paura di essere derubati o presi di mira da qualche pistola. Figuratevi invece che io mi sentivo solo al sicuro proprio lì, dove la gente mi conosceva. È vero ho visto ragazzi uccidersi fuori dalla porta delle suore, ma nonostante ciò era la mia “loma”, la collina dove vivevo.

La vita in comunità non è stata semplice all’inizio, ma dopo tre mesi mi sono convertita (il giorno della conversione di San Paolo) e così tutto ha iniziato ad essere più semplice.

Vicino alla case delle suore vivevano Don Giuseppe e Don Gaetano della comunità di Vicenza. Il regalo più bello che Don Gaetano mi ha fatto è stato quello di insegnarmi a mettere i pali nella mia vita. Cosa vuol dire?

Lui mi ha aiutato a capire che nella nostra vita noi abbiamo dei punti di riferimento ed è importante riconoscerli e dargli un nome, perché grazie a questi è difficile sbagliare strada. Per me erano:
1. La mia fede in Dio
2. Alberto
3. La mia professione infermieristica
e poi al quarto posto la mia famiglia.


A distanza di anni questi pali ci sono ancora e sono piantati ogni anno un po’ di più.

Le suore con cui vivevo avevano uno stile semplice ed essenziale che mi ha colpita moltissimo, pensate che a tavola non c’era mai una bistecca a testa, ma una veniva tagliata a pezzettini e questi venivano condivisi tra tutte.

La macchina della comunità era usata solo per i tragitti nei pueblitos più lontani, altrimenti anche le suore più anziane andavano a piedi o con il mezzo pubblico.

In casa in tutte si faceva tutto, era proprio bello questo stile di aiuto reciproco spontaneo. Le più giovani raccoglievano per esempio l’acqua dalla cisterna e la portavano in casa sia al piano terra che nelle stanze al piano superiore per tutte le hermanas (sorelle). Il sabato mattina era il giorno di grandi pulizie, ognuno riordinava il suo cuarto (stanza), e poi insieme si pulivano i luoghi comuni e il tutto intonato da canti e chiacchiere. Infine noi giovani un giro al mercato centrale per la grande spesa della settimana.

La giornata in comunità si apriva con il tintinnio di una campanella di suor Sandra, che dava la sveglia a tutte per prepararsi per il nuovo giorno e scendere per recitare le lodi. Io per scelta non sono mai andata a pregare al mattino, preferivo pregare da sola nella mia stanza, volevo che quello fosse il loro momento di comunità, in fin dei conti io ero una laica e non sentivo mio quel momento.

Nel mio cuore ero partita dall’Italia lasciando spazio al Buon Dio per farmi capire cosa voleva da me, se mi chiamava alla via vita religiosa oppure a quella del matrimonio. Le porte erano aperte anche se c’era Alberto nella mia vita già da un anno.

Il momento di vita comunitaria che più amavo erano i vespri. Dopo un’ intensa giornata trascorsa tra anziani abbandonati, bambini del centro missionario, o di formazione con le donne della Caritas, mi sedevo per terra nell’angolo in fondo della piccola cappellina e guardavo il sole tramontare fuori dalla finestra e con il cuore mi trasportavo in Italia, a Padova.

Quel sole che io contemplavo era lo stesso che illuminava Alberto, la mia famiglia, i miei amici. Sentivo fortissima la comunione del mio cuore con tutte le persone che mi accompagnavano nella preghiera o semplicemente che mi pensavano. Lo so è una cosa strana da capire, ma credetemi era stupendo sentirsi AMATA da così lontano da tante persone. E ancor oggi provo con nostalgia quel calore nel cuore che sentivo. Poi sembrava che nella cappellina Dio fosse proprio lì seduto vicino a me, mi sembrava di sentire a pelle la sua presenza.

Alla prossima

Marta

4a puntata - continua...

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