P. Luigino Frattin: La voglia di vivere dell'Africa

P. Luigino Frattin: La voglia di vivere e di lottare, lezione dall'Africa

Venerdì 20 agosto 2010: ho appena partecipato alla cerimonia di consegna dei diplomi all’Università Cattolica e sto tornando a Kicolo. Decido di attraversare il mercato del Roque Santeiro per evitare l’ingorgo del quartiere S. Paolo. Da domenica scorsa, 15 agosto, questo grande mercato all’aperto è chiuso definitivamente per decisione del governo centrale. Sto già pensando alle grida di manzoniana memoria, decisioni infinite volte ripetute e mai applicate, e invece, avvicinandomi, non vedo la solita confusione.

La strada è sgombra, pochi taxi, rare bancarelle ai lati della strada e infine l’enorme spiazzo di decine e decine di ettari, prima occupati da baracche, tettoie di lamiere, tavoli, merce di ogni genere, montagne di rifiuti e una folla enorme di gente che vende o compra … ora è quasi vuoto. Ci sono tre ruspe che stanno spianando il terreno e gruppi di giovani che recuperano ciò che può ancora servire.

Mi viene spontaneo pensare che è un’altra pagina della sua storia recente che l’Angola sta cercando di voltare. Il “Roque Santeiro” portava il nome di un protagonista di telenovela degli anni Settanta ed era uno dei più grandi mercati all’aperto d’Africa, nato a ridosso del porto di Luanda da cui traeva la linfa vitale per il suo funzionamento.

Durante la lunga guerra civile che ha insanguinato il paese, molta merce importata veniva rubata o sviata per essere poi venduta in questo mercato informale dove si poteva trovare un po’ di tutto: cibo, bevande, vestiti, attrezzature varie, elettrodomestici, mobili, medicinali, libri e quaderni, non mancavano armi e droga; naturalmente non tutto proveniva dai furti e dal contrabbando, molta gente vendeva ogni genere di oggetti usati per poi comprare qualcosa di più utile o urgente.

Ora si cambia! Luanda ha sposato la modernità, vuole mostrare una facciata ben curata e moderna ai visitatori stranieri e agli uomini di affari, ricordandosi di essere stata in passato una delle più belle città coloniali d’Africa. Non si poteva più tollerare questo groviglio informe di persone e cose, di lamiere, teli di plastica, baracche e il clima di insicurezza e delinquenza…. Dal punto di vista dell’ordine, della legalità, del rispetto dell’ambiente, tutto sommato, il governo ha preso una buona decisione.

Ma penso anche a quelle centinaia di migliaia di persone che si guadagnavano da vivere al Roque: che ne sarà di tante famiglie, di tanti giovani, di tante attività commerciali ben avviate? Il nuovo mercato fatto costruire dal governo a Panguila, a nord-est di Luanda, è troppo lontano dalla città, la strada è pessima e non c’è posto per tutti i venditori. Una parte si riverserà sugli altri mercati di Luanda.

Anche a Kicolo stiamo toccando con mano le conseguenze della chiusura del Roque: lo spazio del mercato di Kicolo è intasatissimo, sono state ridotte le dimensioni delle bancarelle dei venditori, da due a un metro, per lasciar spazio ai nuovi arrivati, e le vie laterali del mercato sono ormai quasi del tutto occupate da merci e persone, tanto che durante il giorno è quasi impossibile passare in macchina. Purtroppo sta aumentando anche la delinquenza.

Non è la prima volta che tante di queste persone sono costrette a reinventarsi un mestiere, un’occupazione, un modo di vivere. Durante la guerra era abbastanza frequente a causa dell’insicurezza e della precarietà: oggi qui, a fare una cosa per sbarcare il lunario, domani da un’altra parte a fare qualcosa di completamente diverso. Sono sempre rimasto impressionato dalla capacità di adattamento di questi fratelli e dalla forza d’animo necessaria per ricominciare da capo, una, due o anche più volte, aggrappandosi alla vita con le unghie e con i denti.

Al di là di ogni facile retorica penso che questa voglia di vivere e di lottare sia una grande lezione che l’Africa sta dando al nostro mondo, alle prese con i gravi problemi che tutti conosciamo: la pace e la convivenza tra popoli e religioni, la fame e le gravi malattie che ancora affliggono l’umanità, ecc. La soluzione non è mai solo tecnica, o economica o politica. Bisogna avere dentro una carica di energia, come una “molla”, per voltare pagina e guardare avanti con speranza e ottimismo.

P. Luigino Frattin
Kicolo - ANGOLA

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