P. Silvano Galli: la giornata dei lebbrosi

galli 11-2-4 1Domenica 30 gennaio c’è stata la 58esima Giornata Mondiale della lebbra. Per meglio conoscere la nostra realtà, presento il profilo di uno dei primi ammalati arrivati a Kolowaré, Georges Gbagba, poi alcune note sulla festa, e una testimonianza di Raoul Follereau.

Un testimone della prima ora

Tutte le mattine, verso le 5.30, si incammina verso la chiesa per la messa. È cieco, ed è accompagnato dal nipote Pierrot, un ragazzetto di una decina d’anni. Al ritorno è invece Zakari che lo accompagna.

Si chiama Georges Gbaba. Originario di Tenega, dopo la morte dei genitori, scende nel sud, a Danka, dove è battezzato. Torna nel nord, a Kara, abita con la zia. Nel 1954 la zia gli scopre delle macchie nella schiena: lebbra!

galli 11-2-4 2Scende a piedi a Sokodé, poi arriva a Kolowaré. All’epoca aveva 19 anni. Accolto dalle suore, inizia a collaborare con loro e si mette a servizio di padre Georges Fisher. Racconta: “Il padre abitava in una casetta in argilla. Le termiti l’hanno fatta cadere. Gli abbiamo costruito una casa in mattoni. Appena entrato si è ammalato, era anziano. Era il 23 aprile. L’ho assistito durante tutta la malattia. È deceduto il 17 maggio. È venuto il vescovo per il funerale. È sepolto qui dietro la missione”.

Continua: “Alloggiavo nel villaggio e le suore mi chiamavano per lavorare e per fare le loro commissioni a Sokodé. Per spostarmi avevo una bicicletta. Quando sono arrivato non avevo moglie. Il vescovo mi ha detto che non era bene che rimanessi solo e ha chiesto alle suore di aiutarmi a trovare una buona moglie”.

Trova una ragazza del suo villaggio, si sposano, hanno nove figli. Evoca le difficoltà degli inizi: “La gente aveva paura delle suore, galli 11-2-4 3dicevano che le suore avrebbero ucciso i bambini dando loro il latte da bere. Il lunedì, il mercoledì e il venerdì le suore distribuivano il disulone (il medicinale contro la lebbra). Non si pagava nulla. Le suore curavano anche di notte, se era necessario. Sono state poi costruite le scuole, ma era difficile trovare i bambini da mandare a scuola. I genitori preferivano inviarli nei campi”.

Così evoca gli inizi del cristianesimo: “Il missionario sepolto qui ha portato frutti. All’inizio non c’erano che tre cristiani, Io, Nestor e sua moglie Matilde. Poco alla volta abbiamo fatto il catechismo e dopo la sua morte sono state battezzate tante persone. Adesso siamo molto numerosi”.

La festa

galli 11-2-4 4Il 30 gennaio scorso era la sua festa, e la festa di tutti gli altri ammalati. Lo scorso anno, 8 se ne sono andati, ne rimangono una settantina.

Quest’anno ci sono state due novità. Oltre ai doni dell’ATAL (Associazione Togolese Aiuto Lebbra) – cereali, generi alimentari e due mucche – era presente, per la prima volta anche l’organsismo “To Go to Togo” con 10 sacchi di mais, 10 sacchi di riso, e una cinquantina di magliette personalizzate.

Mentre eravamo davanti alla chiesa, con gli ammalati, le corali, la folla, ad accogliere gli invitati, Dieudonné, il rappresentante dell’Associazione qui in Togo, mi chiama e mi passa il cellulare. Era il Presidente dell’Organismo, Giovanni Paolo Monformoso, che telefonava dall’Italia. Voleva essere con noi, per vivere insieme questa giornata. Con una sopresa.

Telefonava dalla camera dell’ospedale del nostro vescovo, Mons. Djoliba, in Italia per cure. Il vescovo, commosso, ci ha salutati ed è stato presente in mezzo a noi per la festa.

galli 11-2-4 5La messa è stata presieduta da padre Albert Tafou, originario di Atakpamé (Nord del Togo), ma residente in Italia, nella Parrocchia del Sacro Cuore a Novara. Nell’omelia ha sottolineato che tutti hanno il diritto di vivere in pienezza la loro vita, in qualsiasi situazione si trovino.

Anche suor Etta, nella sua allocuzione, ha ricordato che lo scopo dell’Ambulatorio del Lebbrosario non è solo di curare, ma anche e soprattutto di rendere agli ammalati la vita meno difficile, dare loro la possibilità di vivere una vita circondata di rispetto, senza nessuna esclusione.

Per vivere una vita pienamente umana, concludeva la religiosa, la persona ha bisogno di fraternità, di relazioni di prossimità, ed è quello che si cerca di fare ogni giorno con gli ammalati.

galli 11-2-4 6Il momento più atteso è stata la distribuzione della carne agli ammalati e familiari.

Il grido nella notte (uno scritto di R. Follereau)

Viveva da anni - chissà da quanti anni - in fondo alla sua buia capanna. Rannicchiato, nascosto nella sua duplice notte... Era cieco. La lebbra l’aveva reso cieco...

Non restava altro da fare che marcire in quella tomba. Prendeva, è vero, i solfoni che la Missionaria gli portava ogni giorno. Ma era solo per farle piacere. Perché, attraverso la propria notte, indovinava il suo sorriso.

“Non vuole mai uscire”, mi disse ella un giorno che lo visitavo. “Da mesi e forse da anni, non è uscito. Glielo dica anche lei che non va bene”.

Glielo dissi e aggiunsi il gesto alla mia parola. “Tu adesso esci, con me. Subito. Ti porterò io”. E intanto l’avevo alzato e preso tra le braccia. Facemmo, insieme qualche passo, inciampando, fino alla porta invasa dal sole. E allora avvenne una cosa che mai in vita mia dimenticherò.

galli 11-2-4 7Giunto in piena luce, l’uomo lanciò un grido terribile: ci vedo! Per la prima volta da quando la lebbra aveva creato la notte in lui, attorno a lui, la luce finalmente forzava e vinceva le tenebre. E gridava forte a tutti, agli alberi, alle pietre, al cielo: “Ci vedo: ci vedo!”.

... Ma non vedeva ancora abbastanza per accorgersi che i nostri occhi erano pieni di lacrime. (Raoul Follereau)

Un carissimo saluto.

Silvano Galli
- B.P. 36 SOKODE - TOGO


Le foto:

galli 11-2-4 81. Georges Gbagba e Zakari mentre tornano dalla messa
2. Il vecchio Alpha, senza gambe, nella sua cameretta
3. Suor Etta mentre dà il benvenuto alle autorità
4. Akapo Louis, sempre sprizzante buonumore
5. I giovani della corale Kisito con le magliette
6. Gli ammalati nel recinto delle scuole in attesa di ricevere la loro porzione di carne
7. Si macellano le bestie
8. Alcuni ammalati nella piazza della chiesa durante la cerimonia


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