Angola: zungueiras, con dignità e coraggio.

Angola: zungueiras, con dignità e coraggio.

novembre 2008
s-081116 angola zungZungueira è un termine del portoghese angolanizzato. Deriva dal dialetto kimbundu e indica una donna che fa zunga, cioè piccolo commercio ambulante per le strade e vicoli della città.

Per le strade della città di Luanda, si incontrano zungueiras dallo sguardo umile, ma determinato. Percorrono le strade della città col sole e con la pioggia. Alcune con l’ultimo figlio sulla schiena, mentre in testa hanno il peso della mercanzia da vendere. Può essere frutta dolce, manghi profumati, avocadi verdi come la speranza, in cui queste donne si intestardiscono a credere; o panini di prosciutto e formaggio.

Vestiti, scarpe, libri di scuola o pesce… sono altri articoli, che queste lottatrici e pilastri del focolare domestico, propongono.
Il traffico infernale che regna in Luanda è il minore dei mali, per queste donne. I Vigili, che fanno ronda in città, in cerca di infrazioni, sono tipici per il tono duro e minaccioso con cui dirigono la parola a queste ambulanti; le relazioni tra Vigili e zungueiras sono tutt’altro che cordiali! Molte si lamentano dell’atteggiamento di questi individui, poiché spesso sequestrano denaro e mercanzia, il ché vuol dire umiliazione e soprattutto una tragedia per l’economia famigliare.

Il Governo vuol farla finita con gli ambulanti, e ha in progetto dei mercati adatti ad accogliere le zungueiras. Ma se questo diventa realtà, Luanda sarà ancora la stessa? La città perderà i suoi colori ed il piacere di veder l’andar ondulante e guerriero di queste donne, e le loro bacinelle variopinte in cui tengono il loro “sopravvivere” quotidiano.

La regista Marisol Kadiegi dedica uno meritato spazio nel suo blog “Angola di noi tutti" alle zungueiras di Luanda e di altre regioni del Paese.

“Sono venute da Uige, Malange, Benguela; insomma, da tutte le provincie di Angola, per cercare qui, nella capitale del Paese, una vita migliore, per realizzare un sogno, di vedere un giorno i loro figli “dottori”. Maltrattate dalla guerra, hanno imparato l’arte di vendere; e la parola “zunga” di origine kimbundu, ha preso il senso di andare in giro, camminare, vagare.”

Questa è la nostra zungueira, una signora, donna battagliera, che si alza molto prima del sole, per affrontare la vita e procurarsi cibo per sopravvivere. Proprio come la leonessa, che va a caccia di cibo per i suoi piccoli, mentre il re leone si riposa. Così la nostra zungueira, che di porta in porta e da una strada all’altra propone la sua mercanzia, facendo del suo lamento, un grido.

Il più delle volte, con l’ultimo figlio nato sulla schiena, fa kilape (credito) alle clienti abituali, mostrando in viso un sorriso di speranza che, un giorno, riuscirà a liberarsi da questa condizione.
Vittima delle violenze della polizia e sovente del suo compagno di vita, la zungueira è un esempio di dignità.

Dignità e coraggio sono parole che caratterizzano queste donne. A causa della mancanza di formazione e della povertà, molte donne angolane si vedono obbligate a darsi a questa vita di ambulanti.

In un altro blog, Jorge Ramos racconta un fatto nella giornata delle zungueiras:

“Stanche, si fermano; si siedono per terra e danno il seno al loro bebè. Intanto prendono un frutto dalla borsa, per alimentarsi. A volte, anche in un crocicchio movimentato o nel centro della città, si fermano in un androne, davanti ad una moderna agenzia di una Banca europea, posano il cesto di pesce salato e secco, per dare un mezzo avocado al loro piccolo, che agitandosi manifesta la sua sete. Bel contrasto culturale!

Scontro della globalizzazione, che, nella sua inesorabile marcia, non ha attenzioni antropologiche né umaniste; per questo, del fatto che ho riportato, non voglio fare nessuna analisi: solo mostro la scena. Con questo tasso di disoccupazione e raro accesso all’istruzione e alla formazione professionale, essere zungueira è l’attività verso cui si volgono le giovani angolane povere, sovente ragazze madri, appena uscite dall’adolescenza.”

Fonte: Global Voices

Foto: dal sito Angola em fotos

16-11-2008

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