Impatto socio-economico dell'industria mineraria

Impatto socio-economico dell'industria mineraria

novembre 2008
Impatto economico e sociale delle industrie di estrazione mineraria in Africa occidentale

Moussa K. Traoré, maliano, consulente in economia ha inviato al sito pambazuka.org alcune riflessioni sui riflessi sociali dell’industria mineraria sulla società africana.
Riassumiamo il suo contributo.

È un esercizio difficile e delicato parlare di questo argomento, perché tocca un problema complesso: leggi statali inadeguate a regolare l’estrazione mineraria, impatto sulle popolazioni, vantaggi economici per il governo, impatto ecologico, culturale.

Sono state adattate vari tipi di leggi minerarie a seconda dei vari paesi. A volte lassiste per attirare investitori; altre volte dissuasive.

Fino a qualche anno fa le entrate maggiori dello stato, venivano dal settore primario (agricoltura, pesca, allevamento). Ora il settore estrattivo passa al primo posto, suscitando enormi interessi nelle varie ramificazioni, ma senza un reale impatto di sviluppo sulle popolazioni.

L’estrazione mineraria in Africa Occidentale ha una lunga storia, di cui abbiamo dati certi risalenti all’impero del Ghana (6-7° sec.). Nel periodo coloniale è l’oro che domina, estratto da compagnie straniere, che introducono metodi industriali: l’esempio più chiaro è il Ghana. Ma si estrae anche la bauxite in Guinea; ed ogni paese dell’Africa Occidentale avvia il suo settore estrattivo.

Dopo l’indipendenza l’estrazione continua. Il Mali ad esempio è passato da meno di una tonnellata nel 1980 a 50 tonnellate di oro nel 2007, con più di 300 miliardi di Franchi CFA per le casse dello stato. Ma il lento sviluppo dei paesi non sembra riflettere l’enorme quantità di denaro ricevuto. Le società minerarie provengono da vari continenti: Sudafrica, Canada, Inghilterra, Francia, Australia, Corea, Svizzera, Cina.

Impatto economico


Lo stato riceve soldi dal settore minerario in vari momenti: al momento della costituzione delle compagnie, alla concessione dell’autorizzazione di sfruttamento; entrate di dogana dopo i primi 3-4 anni di sfruttamento; entrate come parte fissa dello stato nel capitale; entrate dalle tasse sui salari e dall’IVA sui prodotti comprati in loco.

Ma lo stato perde soldi a causa delle varie riduzioni sulle tesse, concesse alle stesse società minerarie: riduzione delle tasse sui guadagni delle compagnie nei primi 5-10 anni; delle tasse di importazioni di macchinari e veicoli; delle tasse sulla prospezione nei primi 5 anni; niente tasse sull’assicurazione e esenzione IVA all’esportazione nei primi 3-5 anni.
Si calcola che l’esonero delle tasse rappresenta una perdita per lo stato del 60-70 % dei guadagni dello sfruttamento minerario.

Impatto sul territorio e sulla popolazione locale


Le industrie estrattive possono essere un vantaggio per la zona, ma anche un problema. La compagnia mineraria non crea attività che sopravvivranno alla fine dell’attività di estrazione. I lavoratori locali raramente beneficino di un lavoro sicuro e garantito. La maggioranza delle maestranze provengono da altri paesi.
Più grave ancora, le popolazioni locali sono espulse dal luogo di attività e allontanate in luoghi inadatti e ostili, con nascita di conflitti. I salari dei locali sono quasi sempre più bassi.
Infine in questo tipo di sfruttamento delle risorse, non si tiene conto delle future generazioni: lo stato impiega tutto quanto guadagna dalle royalties, e non si preoccupa di creare un fondo che garantisca benessere anche a chi nascerà quando le risorse minerarie saranno esaurite.

Impatto sociale


Sulla salute: nonostante il dono reclamizzato da parte delle società minerarie di ambulanze, ambulatori, vaccini, zanzariere, ecc. proliferano con l’arrivo delle compagnie, AIDS, malattie sessualmente trasmissibili, polmonari e diarroiche, aborti, prostituzione.

Sull’educazione: è vero che la compagnia costruisce scuole primarie e assicura i salari ai maestri. Ma questa azione sociale non risolve il problema dell’istruzione secondaria. È provato che nelle regioni minerarie la percentuale dei ragazzi scolarizzati è inferiore alla media nazionale. Le famiglie preferiscono mandare i figli a lavorare precocemente nelle campagne e le figlie come donne di servizio, per ottenere rapidamente i salari. Risultato: lavoratori non qualificati e disoccupazione quando cesserà l’attività estrattiva; ragazze madri precoci e malate.

Sugli usi e costumi: la concentrazione di persone provenienti da vari luoghi, lo sradicamento familiare, la disponibilità di denaro fanno sì che prolifichino bars e case di tolleranza, e che aumenti la violenza e la delinquenza, e che in genere il costo della vita sia più alto.

Sulla pace sociale e sulle famiglie: l’arrivo dell’industria mineraria perturba l’ordine normale della vita familiare. Instabilità effettiva nelle famiglie, figli lasciati soli, assenze prolungate dei genitori. L’unico scopo è guadagnare di più; i divorzi più frequenti; l’alcolismo è diffuso.

In conclusione: le industrie estrattive sono certamente un vantaggio per lo stato, ma i governi devono vegliare a che non si trasformino in maledizione per il popolo.

15-11-2008

L'articolo originale in francese, nel sito di pambazuka


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