Nigeria: Pena di morte e processi ingiusti

Nigeria: Pena di morte e processi ingiusti

novembre 2008
In Nigeria, centinaia di persone in attesa di esecuzione nel braccio della morte non hanno ricevuto un giusto processo e potrebbero dunque essere innocenti, denuncia Amnesty International.

Alla presentazione del suo ultimo rapporto sulla pena di morte in Nigeria, (Abuja, 21 ottobre), scritto in collaborazione con l’organizzazione nigeriana per i diritti Legal Defence and Assistance Project (Ledap), Amnesty ha sollecitato una moratoria immediata sulle esecuzioni nel paese.

Il rapporto “Nigeria: Aspettando il boia”, elenca tutte le falle del sistema giudiziario nigeriano, che sarebbe “dominato da corruzione, negligenza e una mancanza di risorse quasi criminale”. Oltre la metà delle 720 condanne a morte si basava su confessioni che spesso venivano estorte sotto tortura.

“Sebbene sia proibita in Nigeria, la polizia pratica quasi quotidianamente la tortura, e quasi l’80 per cento dei detenuti nelle carceri nigeriane ha denunciato di essere stato picchiato, minacciato con le armi o torturato dalla polizia”, si legge nel rapporto.

“Il sistema giudiziario è pieno di lacune, che possono avere conseguenze devastanti. E nel caso di condanne per delitti capitali, gli effetti sono mortali e irreversibili”. Per la legge nigeriana, aggiunge Chino Obiagwu, coordinatore nazionale di Ledap, le confessioni estorte sotto pressione, minaccia o tortura non possono essere usate come prova in tribunale, ma i giudici sembrano non prenderne atto.

“I giudici sanno che la polizia ricorre spesso alla tortura, eppure continuano a emettere condanne basate sulle confessioni, mandando incontro alla morte molti possibili innocenti”. Secondo il rapporto di Amnesty, i processi i capitali posso durare oltre 10 anni. Ma talvolta può capitare che alcuni fascicoli processuali vengano persi, e il condannato è costretto in un limbo dove non può godere neanche del diritto all’amnistia.

Le condizioni nel braccio della morte sono durissime; e sempre più spesso vi vengono rinchiusi anche i minori. “Nonostante il diritto internazionale vieti l'uso della pena di morte nei confronti di criminali minorenni, almeno 40 prigionieri in attesa di esecuzione avevano tra 13 e 17 anni al momento del presunto reato”.

“La questione dell’innocenza o della colpevolezza in sostanza è irrilevante per il sistema penale nigeriano”, ha affermato Obiagwu. “Tutto dipende dalla tua possibilità di pagare per tenerti alla larga dal sistema - pagare la polizia perché indaghi adeguatamente sul tuo caso, pagare un avvocato che ti difenda, pagare qualcuno perché aggiunga il tuo nome all’elenco delle persone che possono ricevere la grazia”.

Sconcertati dal livello di opposizione, attivisti e sostenitori contrari alla pena di morte stanno organizzando una massiccia campagna pubblica di informazione prima di fare un nuovo tentativo di abolire la pena di morte nella prossima sessione parlamentare del 2009.

Uno dei principali sostenitori contro la pena di morte e segretario della commissione presidenziale sulla riforma del sistema giudiziario, Olawale Fapohunda, ha dichiarato che bisogna fare di tutto per preparare il paese all’introduzione del progetto di legge sull’abolizione.

“Il primo punto è dimostrare che la pena di morte nelle nostre leggi non ha funzionato da deterrente per i crimini gravi.” “Vogliamo sottolineare il nesso tra i crimini contro la proprietà, la povertà e le opportunità limitate che ha un’ampia percentuale della popolazione nigeriana di poter uscire dalla povertà”.

“In secondo luogo, constatiamo la necessità di rispondere alle preoccupazioni sulla criminalità e sull’incapacità del nostro sistema giudiziario di dare una risposta alle vittime dei reati”. Questo punto è stato presentato adesso al Senato con una proposta di legge sui diritti delle vittime.

“La cosa più importante è mobilitare un sostegno locale, non solo in termini finanziari, ma portando i rappresentanti dei gruppi di pressione locali a battersi per l’abolizione. Credo che dobbiamo lavorare molto di più in questo senso”.

All’inizio di questo mese, i legislatori hanno dibattuto il tema dei cittadini nigeriani condannati alla pena di morte in un paese straniero. Costoro sono tutti condannati per crimini legati alla droga e si sono visti negare il loro pieno diritto alla rappresentanza legale.
Con una mozione del Senato si è chiesto al governo di intervenire facendo pressione sui governi stranieri per concedere la clemenza a questi detenuti.

Nel suo rapporto, Amnesty segnala la presenza di 42 nigeriani nel braccio della morte in Indonesia (20), Libia (15), Afghanistan (6) e Arabia Saudita (1). Tra ottobre 2006 e aprile 2008, l’Arabia Saudita ha giustiziato 10 nigeriani accusati di traffico di droga, tra cui una donna.

Tratto da un articolo di Toye Olori pubblicato da Interpress Service


22-11-2008


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