Il rischio nascosto della dipendenza dagli aiuti

Il rischio nascosto della dipendenza dagli aiuti

dicembre 2008
Molti paesi africani avrebbero tutti gli elementi per competere sui mercati globali: risorse naturali abbondanti, una popolazione giovane e clima e condizioni per essere una potenza corruptionin campo agricolo. In realtà l’Africa che ospita il 10% della popolazione mondiale, rappresenta solo l’un per cento del commercio globale. 50 anni di aiuti internazionali non sono riusciti a sollevare l’Africa dalla povertà: la corruzione potrebbe essere la causa di questa situazione?

Le cause della corruzione sono facili da trovare. Gli insegnanti chiedono bustarelle ai loro alunni perché i loro stipendi non sono sufficienti, dottori e infermieri rubano i medicinali negli ospedali per venderli sul mercato nero. I governanti africani hanno conti sparsi nelle banche di tutto il mondo mentre i loro cittadini vivono con un dollaro al giorno.

Gli aiuti allo sviluppo hanno forse legittimato la corruzione, e permesso ai regimi di detenere il potere anche quando i loro stessi cittadini non li sostengono più?

Girando documentari ho visto negli ospedali ugandesi dozzine di madri con i loro piccoli appena nati, sdraiate su pavimenti sporchi di sangue. Ho visto vittime d’incidenti trasportate all’ospedale dai propri parenti per mancanza di mezzi di trasporto e di personale. Ho visto alcuni pazienti lasciati per terra in attesa mentre perdono sangue. Sono immagini che ho visto in tutta l’Africa e che mi hanno fatto riflettere sul perché noi africani tolleriamo questo dai nostri leader senza chieder loro maggiore responsabilità, e permettendo loro di farla franca.

Molte regioni dell’Africa sub-sahariana hanno un’alta dipendenza dagli aiuti, per decenni hanno ricevuto soldi, e quando quasi al metà del bilancio dello stato è coperto dagli aiuti, questi prestano molta più attenzione ai “donatori” e ai loro obiettivi (che non coincidono certo con le reali necessità dei loro cittadini).
corruption preview
Un’altra critica agli aiuti fatta dagli africani è che gli aiuti promuovono il fallimento, raramente il successo… In molti casi si osserva a un progressivo cambiamento dello stile di vita delle persone interessate, una “disfunzione” per cui si passa da una vita di lavoro e di relazioni, di cambiamento e creatività, a uno stato di parassitismo, di pigrizia e fannullaggine.

Programmi d’aiuti prolungati hanno avuto implicazioni negative sullo sviluppo economico dell’Uganda: l’afflusso di moneta estera ha alzato il valore della moneta locale rendendo i prezzi dei suoi prodotti meno competitivi, per cui sono diminuiti le esportazioni e i guadagni per il paese.

I piccoli produttori africani devono competere con i prodotti a prezzi molto competitivi, provenienti da Europa e Nord America. I forti sussidi governativi per i coltivatori di cotone del Nord America impediscono ai produttori ugandesi di offrire prezzi competitivi sul mercato internazionale. E tutto questo impedisce al commercio africano di progredire e spinge molti laureati ad emigrare in altri paesi a causa dei salari troppo bassi.

Finché non si creeranno le condizioni per favorire un loro ritorno, per mettere le loro capacità al servizio dell’Africa, gli aiuti elargiti dall’Occidente non avranno effetto.

Adattamento da un articolo di Sorious Samura, pubblicato nel sito della BBC

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Fino a dove arriva la cultura della corruzione in Africa? Si propaga nel mondo degli affari, nella politica, oppure la corruzione comincia da te?

Sono le domande che la BBC ha posto ai suoi lettori per lanciare un dibattito.

Vic Mass, dalla Sierra Leone ha risposto: "La corruzione non è solo un vizio, ma sta diventando gradualmente un modo di vita in ogni settore della società… Questo vizio sta letteralmente smembrando il continente africano."

Monyoro Alex, Sudanese, ha risposto: “Il giorno in cui la corruzione finisce in Africa, sarà il giorno in cui noi diremo per sempre addio alla povertà, alle guere, all’AIDS. Ma la cattiva notizia è che ciò è quasi impossibile”.

Leggi gli interventi del dibattito.




12-12-2008

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