Liberia: ex combattenti, difficile reinserimento

Liberia: ex combattenti, difficile reinserimento

dicembre 2008
Cinque anni dopo la fine della guerra, la Liberia deve reinserire 100.000 ex-combattenti. Il tasso di disoccupazione supera il 60% e mancano i soldi per finanziare i programmi di aiuto. La situazione è esplosiva.

Miattah era una ragazzina di 16 anni quando fu arruolata a forza dal LURD (Liberiani Uniti per la Riconcicliazioen e la Democrazia), una delle fazioni che combattevano in Liberia nella seconda ondata di violenza alla fine degli anni ’90: “Ero con mia madre in un campo di sfollati a qualche km da Monrovia. I ribelli sono arrivati. Il loro comandante ha detto a mia madre che dovevo seguirlo. Si chiamava Generale Dirty Way (Brutte Maniere). Mi hanno usato come schiava sessuale, e poi ho preso le armi e ho combattuto anch’io. Prendevamo molta droga. Ho persino preso gusto a combattere. E poi ci avevano promesso 200 dollari quando Charles Taylor fosse caduto. L’hanno cacciato dal potere, ma a me non hanno dato niente.”

Miattah vive in una piccola cmara di 4 metri quadrati. Indica col dito un pacchetto di preservativi sparsi sul comodino, e con voce strozzata spiega che oggi, per sopravvivere “è costretta ad uscire con ogni genere di uomini”.

Tra il 1989 e il 2003, in uno stato di guerra quasi permanente, la Liberia è stata campo di battaglia per le fazioni ribelli, spesso reclutate su basi etniche, il cui unico scopo era di impadronirsi della capitale, e dunque del potere.

Decine di migliaia di ragazzi hanno servito nei ranghi di questi gruppi armati. Il Fronte Patriottico di Charles Taylor, il NPPL, è stato il primo a costituire le “Small Boys Units”, delle unità speciali composte e dirette di bambini-soldato.

Pronti a riprendere le armi

A 18 anni Maurice Vaye era generale in una unità del NPPL, e dirigeva 400 miliziani. “Avevo 3 auo personali e due mogli. Sono stato tra i primi a restituire le armi, perché ci avevano promesso dei corsi di formazione. Ho fatto un tirocinio da meccanico, e poi più nulla. Non mi hanno dato una mano per aprire un’officina, e per momento è dura”.
Lui che i capi militari dei ribelli ammiravano per il suo coraggio, è ormai un uomo solo, “abbandonato dalle sue due mogli”, e “pronto a riprendere le armi”.
La Liberia, cinque anni dopo la fine della guerra, resta una polveriera. Nel 2003 103.000 miliziani, uomini, donne, bambini, hanno consegnato le armi. Hanno dato loro una piccola somma di denaro, qualcuno ha avuto dei corsi di formazione, molti sono oggi senza lavoro, in un paese in cui il tasso di disoccupazione è del 60%.

Come Johnny Mad Dog, l’eroe del film di Sauvaire, i giovani liberiani hanno combattuto con la speranza di essere un giorno ricompensati. Si aspettavano del danaro, del lavoro, una sorta di gloria per avere lottato contro il nemico, anche se sfuggono loro completamente le cause di questa lunga guerra.

Alcuni, come John Paye, reclutato a 15 anni da Prince Johnson, hanno potuto rifarsi una vita. Il temibile capo della guerra si è trasformato in tranquillo commerciante a Bong, nel centro del paese.

Vende un po’ di tutto nel suo negozio, ma il reddito principale proviene dai minerali di ferro. Infatti alcuni ex miliziani hanno preso il controllo di una miniera abbandonata durante la guerra. Vendono il metallo a dei grossisti che lo esportano verso l’Europa, l’Asia e gli Stati Uniti.

Il governo vuole mettere un po’ d’ordine, cacciando questi abusivi per darla in concessione a un operatore privato. “Con tale attività, questi giovani si possono occupare delle loro famiglie. Non hanno altro mezzo di sostentamento. Se si toglie loro anche questo espediente, rischiano di diventare un pericolo per la sicurezza nazionale”, risponde Richard Kollie, coordinatore del programma nazionale di reinserimento degli ex combattenti.

Violente manifestazioni

Lo stesso problema si ripete nelle piantagioni di alberi della gomma. Alcuni ex combattenti vi si sono istallati e sfruttano degli appezzamenti senza autorizzazione. “Parecchia genti di sicurezza della società Firestone sono stati uccisi, mentre tentavano di sloggiarli”, continua Richard Kollie.

“Le società private erano già qui prima della guerra. Non ritarderemo la ripresa della loro attività per soddisfare alcuni ex combattenti. È con i soldi di queste società che ricostruiremo ciò che è stato distrutto dalla guerra”, sottolinea il ministro dell’Informazione, Laurence Bropleh
.
In effetti, i soldi mancano per finanziare i programmi di reinserimento. Più di 23.000 ex ribelli aspettano ancora una formazione, un aiuto per tornare alla vita normale.
Da due mesi le manifestazioni violente si moltiplicano nel paese. L’ultima ha avuto luogo all’inizio di novembre a Zwedu, nel sud-est del paese. Armati di randelli e pietre, 500 ex soldati sono scesi per le strade, chiedendo un po’ di denaro per il loro reinserimento. Hanno preso in ostaggio il responsabile regionale del programma di reinserimento.
C’è stato bisogno dell’intervento della Polizia anti-sommossa per rimettere un po’ d’ordine.

Due settimane prima era successa la stessa cosa a Ganta, nel nord: 300 ex ribelli hanno invaso le strade, costringendo i negozianti a chiudere i loro negozi.
Ellen Johson-Sirleaf, al potere da tre anni, malgrado tutti i suoi sforzi, è ancora seduta su una polveriera.

Da Jeune Afrique n° 2498


Foto Irin: ex soldati consegnano le armi in cambio di un sussidio per il reinserimento

22-12-2008

Approfondimenti:

-Due storie di ex signori della guerra

- Le foto del conflitto liberiano, dagli archivi della BBC:
- Gli abitanti di Monrovia stremati dalla guerra, photoreportage della BBC del 1-8-2003.
- Photoreportage della bbc del 16-1-2007 sulla situazione della Liberia un anno dopo le elezioni


- Uno slideshow di vegaphoto su flickr sulla Liberia del post-guerra. Clicca la freccia per farlo partire: http://www.flickr.com/search/show/?q=liberia&w=66802067%40N00

- Black Diamond, storia vera di una war-lady liberiana. Leggi: at-s-080801-liberia-black diamond.pdf

- Una scheda sulla storia recente della Liberia. Leggi: at-s-080828-approf-1_storia liberia.pdf

- La fotografia sociale del paese, attraverso le statistiche dell’UNICEF. Leggi: at-s-080828-approf-1_liberia_statistiche.pdf

- La Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Leggi: at-s-080828-approf-2_liberia_trc.pdf

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova