Agricoltura: l’oro verde dell’Africa

Agricoltura: l’oro verde dell’Africa

dicembre 2008
Qualche mese fa ha fatto molto parlare il progetto della coreana Daewoo di affittare 1,3 milioni di ettari in Madagascar, per coltivare mais e palme da olio. Ma è solo la punta dell’iceberg. Sono decine le imprese straniere interessate agli immensi suoli coltivabili dell’Africa.

Non è solo la scommessa sui combustibili del futuro, ricavati dai vegetali. È soprattutto la tendenza costante al rialzo dei prezzi dei prodotti agricoli, che fa sì che l’agricoltura sia una forma di investimento redditizio.

La giapponese Kobe Bussan ha così acquistato 3000 ha in Egitto, dove coltiverà ortaggi. La britannica Lonrho è andata invece in Angola, dove oltre all’estrazione dei diamanti, vuole rimettere in valore 20.000 ha di colture diverse; è stata seguita dalla Chiquita che coltiverà banane. La Danone invece ha posto gli occhi sull’Algeria e sul Sudafrica, dove intende costruire delle mega fattorie, in cui produrre latte.

Ma i più attivi sembrano essere i Fondi Sovrani dei Paesi del Golfo Persico. Nonostante il rigoroso riserbo che li caratterizza, è trapelato che abbiano già investito 50 miliardi di dollari nell’agricoltura africana. Tre “pesi massimi” della finanza medio-orientale, Gulf Finance, Al Ihmar e Abu Dhabi Investment House, si sarebbero alleati per creare Agricapital, un fondo do investimento agricolo, con un capitale iniziale di 3 miliardi di dollari.

Ma l’agricoltura non è solo una diversificazione di investimento. È una necessità vitale per questa regione del mondo, i cui abitanti saranno 60 milioni entro il 2030, il doppio dall’inizio del secolo. Le fonti d’acqua dolce sono destinate a prosciugarsi entro 30 anni, la difficile e fortemente sussidiata produzione agricola locale non è più sostenibile. Per questo gli arabi si garantiscono i prodotti agricoli, facendoli produrre in Africa.

E la Cina? Non sta certo a guardare. Nei prossimi 50 anni la Repubblica Popolare investirà 5 miliardi di dollari nell’agricoltura in Africa, dove ha siglato una trentina di accordi che prevedono l’accesso a terreni fertili in cambio di strade, sistemi di irrigazione, formazione e tecnologia. Il dragone, che conta il 40 per cento dei contadini del mondo, ha solo il 9 per cento di terre coltivabili. Industrializzazione e inquinamento stanno mettendo a rischio l’autosufficienza alimentare, tanto che il ministero dell’Agricoltura di Pechino avrebbe già pronto un piano per delocalizzare la produzione di cibo.

Si levano già voci critiche che mettono in guardia contro la nuova colonizzazione dell’Africa:
“In Africa il diritto di proprietà è molto sfaccettato e non esistono spazi inutilizzati. I terreni incolti concessi agli stranieri sono spesso usati per la pastorizia e la raccolta di legna da piccoli contadini, tra i più poveri”, osserva Michael Taylor di Land Coalition, organizzazione che si occupa dell’accesso alla terra. “Nel concludere gli accordi i governi applicano leggi che non tengono conto delle consuetudini, ma in questi luoghi la terra è più di un bene materiale, è una questione di status e dignità. Se gli investitori vogliono evitare il diffondersi di conflitti, devono considerare questi aspetti”.

“Si tratta di coltivazioni su larga scala, altamente meccanizzate. Le possibilità di occupazione per la gente del posto sono davvero scarse”, obietta Renée Vellvé dell’Ong spagnola Grain.

Ma in questa corsa per l’agricoltura c’è un grande assente: sono gli investitori africani. Sia i privati che lo stato rimangono spettatori. I privati hanno poche risorse e preferiscono settori di più immediato realizzo. Gli stati non sembrano aver ancora capito che tra pochi anni la terra arabile varrà più dell’oro.

29-12-2008

Approfondimenti:

- “Terreni coltivabili: corsa all’oro che cresce”, articolo di Panorama

- Le potenze asiatiche e lo sfruttamento dell'Africa

- Due ONG che seguono da vicino la corsa all’agricoltura dell’Africa: Grain e Land Coalition

Altri contributi sullo stesso argomento dal nostro sito:



Un articolo interessante apparso in Le Monde Diplomatique del gennaio 2010:

La Grande corsa alle terre africane. Un movimento speculativo mondiale


Dopo le risorse minerarie o il petrolio, è la terra d'Africa che attira l'ingordigia straniera. Milioni di ettari coltivabili sono già stati ceduti, nella massima opacità, dalle autorità del continente. Su iniziativa di multinazionali dell'agroalimentare e di stati nazionali, in particolar modo del Medioriente e dell'Asia, sono in corso diversi progetti che, se portati a termine, metteranno in pericolo le comunità, gli equilibri naturali e l'agricoltura locale. Vai all'articolo

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