Malawi: la fistola ostetrica non è più un incubo

Malawi: la fistola ostetrica non è più un incubo

gennaio 2009
La fistola ostetrica è una lacerazione da parto che mette in comunicazione la vagina della donna con la vescica, il retto o entrambi favorendo il passaggio di urina e di feci con conseguenti problemi d’incontinenza urinaria e/o fecale. Questa lesione è curabile e prevenibile ma, se trascurata, può avere conseguenze devastanti sulla vita della donna. Generalmente è causata da un travaglio prolungato, senza un intervento medico per alleviare la pressione del nascituro, in particolare il taglio cesareo.donna ospedale

Almeno due milioni di giovani donne nel mondo in via di sviluppo subiscono le conseguenze della fistola ostetrica, la maggior parte delle quali sono Africane.

In Malawi, negli scorsi mesi, il Ministero della Sanità, con il supporto del Fondo dell’ONU per la popolazione, ha offerto la possibilità a 130 donne indigenti di eliminare la fistola ostetrica per mezzo di un’operazione chirurgica.

Semu-Banda, reporter dell’agenzia IPS ha raccolto un’intervista con Lausi Adamu, che per 25 anni ha sofferto delle conseguenze della fistola ostetrica. Riportiamo, traducendoli, alcuni passi dell'intervista.

D.: Quali sono le circostanze che le hanno provocato la fistola?

R.: Dovevo partorire il mio primo figlio. Per tre giorni ho avuto le doglie. Ero in casa, assistita solo da mia madre. Ci volevano quattro ore di marcia a piedi per arrivare all’ospedale più vicino.
Ma ci sono anche ragioni culturali: gli anziani esigono che il primo parto si effettui in casa. Vogliono essere certi che il padre del bambino sia il marito. Una complicazione del parto è interpretata come un’infedeltà della moglie. Allora è obbligata a dire con quali altri uomini ha avuto rapporti sessuali.
Alla fine il bambino è uscito, ma già morto. E io, da allora, non posso più controllare gli stimoli dell’urina o delle feci. E non ho più avuto il coraggio di avere un altro figlio.

D.: Sapeva già qualcosa di questa malattia chiamata fistola?

No. Io pensavo di aver ricevuto un malocchio. La gente del mio villaggio, invece, riteneva che ero stata infedele a mio marito. Mia madre mi ha portato da 5 guaritori tradizionali. Ma ogni volta la risposta era la stessa: la mia malattia è incurabile; devo accettare di vivere con essa tutta la vita.
Ad altre donne al villaggio è successo la stessa cosa, e tutte sono state trattate come me.
Solo quest’anno, alcuni agenti del ministero della salute, venuti nel nostro villaggio, ci hanno spiegato che la nostra è una malattia curabile. Una donna del villaggio si è fatta operare ed è guarita. Allora anch’io ho fatto la stessa cosa.

D.: Che conseguenze ha avuto la fistola ostetrica sulla sua vita?

R.: È stato un incubo terribile. Mio marito mi ha abbandonato due mesi dopo che è apparsa la fistola. Mia madre è morta poco tempo dopo. Tutti i miei parenti mi hanno abbandonato.
Vivevo sola, nessuno voleva avvicinarsi a me, a causa dell’odore nauseabondo che il mio corpo emanava. Non potevo partecipare alla vita sociale del villaggio. Neppure ai funerali dei miei parenti.
Per sopravvivere fabbricavo tappeti. Ma dovevo lasciare i tappeti lontano da casa mia, sul bordo della strada. Urlavo da lontano il loro prezzo ai clienti. Altrimenti nessuno si sarebbe avvicinato.

D.: Cosa farà adesso che è guarita?

R.: Ho avuto la fistola per lunghi anni, è stata una tortura inimmaginabile. Conosco i sentimenti atroci che provano donne che hanno la mia stessa malattia. Per questo ora incoraggerò queste donne a farsi operare.
Ma non solo: non mi stancherò di dire a tutte le donne incinte che facciano le cure prenatali, e vadano a partorire all’ospedale, perché è l’unico modo per evitare la fistola. E lotterò per cambiare la mentalità della mia gente su questa malattia.

6-01-2009

Approfondimenti:

- Una medica italiana dell’ospedale San Raffaele gestisce un progetto per liberare le donne africane dalla fistola ostetrica

- Il sito della campagna “End fistola” promossa dal Fondo dell'ONU per la popolazione

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